vecchi pensieri 69 (L’albero della cuccagna)

L’albero della cuccagna

E’ un elenco infinito quello degli amministratori (dal ministro al consigliere comunale) che utilizzano la carica dissipando ricchezze comuni e per fare i propri interessi. Quando era Governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi il debito pubblico era pari a circa il 13% del Pil, oggi si aggira verosimilmente intorno al 117%. Viene detto che la dilatazione della spesa si è verificata per sostenere le politiche sociali e per pagare le pensioni ai falsi invalidi. In realtà il debito è cresciuto insieme alla piovra del malaffare alimentata dai tenutari delle Istituzioni centrali e periferiche, con l’eccessiva remunerazione del capitale finanziario a discapito di qualunque sostegno alla crescita economica, con l’incoraggiamento dell’evasione fiscale e, in ultimo, con la rinuncia al governo della moneta. La Francia e la Germania hanno avuto sempre un eccellente Stato sociale eppure hanno un rapporto debito Pil del 78% e del 77%, dunque ben distante da quello italiano. Proprio quelli che per dissolutezza ci hanno portato in questa situazione si ergono a tutori dell’austerità, fanno finta di ignorare che anche la totale autonomia delle banche centrali configge con gli interessi della collettività e scaricano sulle spalle dei più deboli tutti i sacrifici derivanti dalle loro scelte. Gli Stati soccombono di fronte all’imperialismo economico-finanziario e i Popoli finiscono per pagarne il prezzo più alto. Si parla tanto di terrorismo internazionale, eppure in questa galassia diversamente cresciuta e spesso strumentalmente alimentata ci sono realtà nate solo dall’imposizione di un modello di sviluppo antropofago. Ci sono i pirati somali, ex pescatori malnutriti che hanno visto morire le barriere coralline, scomparire i tonni e le aragoste a causa dello scarico di rifiuti tossici da parte delle nazioni industrializzate. I “terroristi” che si aggirano nei villaggi e nelle grotte andine sono stati cacciati dalle società petrolifere, dalla costruzione di dighe e di centrali elettriche. Molti guerriglieri e narcotrafficanti messicani possedevano fattorie, coltivavano mais prima che il North American Free Trade Agreement facesse scendere il prezzo pagato agli agricoltori del 70%. Il libero commercio, nel rincorrere il profitto immediato, sta fagocitando Paesi, risorse e culture, sta portando alla rottura del patto sotteso al Welfare State. Le grandi città dell’Occidente cominciano a somigliare a quelle dell’America latina, la miseria crescente arriva persino a due isolati dalla White House. Anche l’Europa ha le sue baraccopoli, si trovano a Lisbona, a Napoli, ad Atene, etc. L’Italia, come altre nazioni occidentali, non è più industrialmente competitiva e la globalizzazione sta creando un tipo di disoccupazione strutturale. Al fenomeno si aggiungono poi gli effetti della scelte politiche che ci stanno trascinando nel circolo vizioso della povertà e dell’ignoranza. Basta guardare al generale sottodimensionamento degli organici aziendali, all’Isola dei Cassintegrati, alla cura subita dal settore dell’Istruzione e al bando di concorso per fare didattica universitaria a titolo gratuito o a rimborso simbolico di un euro. C’è da aggiungere che, nonostante la propaganda dei telegenici, i loro mandanti, per evitare che si arrivi al “prosciutto”, spalmano continuamente di grasso l’albero della cuccagna. Non sarà mai possibile ripianare un debito pubblico auto-rigenerante. Il signoraggio bancario implica il depauperamento degli Stati e l’arricchimento imperituro di quelle élites internazionali che indirizzano le dinamiche economiche e politiche su scala mondiale. Qualunque manovra finanziaria, e segnatamente in Italia, dove la democrazia parlamentare è commissariata dalle mafie, per quanto stringa il cappio intorno al collo dei cittadini, non sarà mai sufficiente per liberarsi dal debito. Mario Draghi preme per la sua riduzione e si dice preoccupato per le problematiche occupazionali. Il Governatore sa bene che, nonostante le massicce alienazioni delle aziende e dei beni pubblici ceduti in cambio di carta stampata dalle oligarchie tipografiche, la perdita della sovranità monetaria è servita e serve a perpetuare la vecchia ma sempre più avida bancocrazia anglo-americana, di cui la Bce è una degna emanazione. Sa che questo genere di mercato libero, anche nel caso di una ripresa economica, continuerà a produrre disoccupazione nei Paesi sviluppati e sfruttamento in tanti altri. Negli Usa le tutele dei lavoratori sono quasi nulle e l’indebitamento, sia quello statale che quello familiare, raggiunge livelli astronomici. Grazie a zelanti e ben remunerati maggiordomi il sistema economico-finanziario americano è stato trasposto in Europa, ma come non constatare che la crisi dell’euro sia oggi particolarmente utile alla rivalutazione del dollaro? Non è forse un problema che i cinesi stiano riducendo l’acquisto dei Treasury bonds? Come mai le agenzie di rating americane si attivano nel fare annunci tanto ingiustificati quanto tempestivi? Chi sta scommettendo contro Eurolandia? Come mai il gatto e la volpe, che si affannavano a rassicurarci sulle condizioni dell’Italia, in questi giorni si sono affrettati a varare una manovra finanziaria correttiva? Il nostro disgraziato Paese, già immolato sull’altare della globalizzazione, deprivato della sovranità monetaria, è anche affetto dal parassitismo dei soliti noti per i quali ogni mezzo è buono al fine di fare affari a detrimento dell’interesse generale. Mentre negli States, pur gravati da un debito che tra pubblico e privato raggiunge il 300% del Pil, esiste un codice penale in grado di colpire velocemente e duramente i reati finanziari, qui da noi è stata emanata una pleiade di norme per assicurare l’impunità ai colletti bianchi, per non disturbare gli intrecci esistenti tra crimine organizzato e crimine economico. Finanche gli ex compagni ci hanno raccontato che bisognava liberarsi dello Stato oppressivo ed inefficiente, così sono stati svenduti tutti i settori strategici dell’economia. Oggi ci raccontano che bisogna mettere un freno alla Procure che si ostinano ad indagare e a perseguitare gli Italiani onesti abusando della legge, così il Parlamento si accinge a “riformare” la normativa sulle intercettazioni. Anche il web, gli editori e la stampa suscitano l’anomalo interesse del legislatore, peraltro in contrasto con le direttive europee. Nel mondo anglofono esiste una consuetudine di etica pubblica che si ispira ai principi dell’honesty is the best policy e dell’accountability. In altri paesi europei è considerato disonorevole violare le regole. In Italia il sigillo del potere proviene sempre dalla solita oscura matrice, quella delle stragi, degli omicidi eccellenti, dei depistaggi, dei servizi segreti deviati (?), delle confraternite, delle cupole mafiose, ed oggi chi governa mira pure ad eliminare qualunque forma e qualunque possibilità di controllo democratico.

Antonio Bertinelli 5/6/2010

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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