vecchi pensieri 43 (Tana Libera Tutti)

Tana Libera Tutti

Sembra che Anna Finocchiaro abbia sbattuto contro il muro della sala stampa di Palazzo Madama il testo del ddl sui processi brevi. Si può anche capire Il gesto plateale contro una norma che di fatto è l’ennesima amnistia, ma non bisogna dimenticare la vocazione bipartisan con cui, negli ultimi anni, la casta politica ha fatto argine contro l’efficienza della Giustizia. Gli accorciamenti dei periodi di prescrizione, le amnistie, gli indulti e le norme blocca-processi sono temi per cui i parlamentari hanno sempre dimostrato grande sensibilità. Esiste una vecchia ed insopprimibile voglia di ribadire in continuazione la supremazia del Parlamento sulla Magistratura. Sono stati i governi di centrosinistra che, nel corso degli anni novanta del XX secolo, hanno contribuito ad allentare i controlli sulla legalità rendendo più arduo l’esercizio dell’azione penale, rendendo meno “premiante” la scelta di diventare collaboratore di giustizia e depenalizzando l’abuso d’ufficio per finalità non dimostrabilmente patrimoniali. Anche il “giusto processo” porta l’imprinting di quei governi. I codici ad personam sono successivi e mirano alla definitiva non punibilità dei colletti bianchi e dei potenti. Ubi societas, ibi ius. Il segno di distinzione di ogni comunità organizzata è il Diritto. Un ordinamento giuridico semplice, equo e proporzionalmente sanzionatorio garantisce che il singolo non difenda i propri interessi in base alle sue capacità fisiche o intellettuali usando di conseguenza le armi che soggettivamente ritiene più idonee. Il processo è lo strumento giuridico che ogni società usa per impedire che le controversie diffondano anarchia e violenza nei rapporti tra i consociati. Eppure in Italia siamo arrivati al punto che certi personaggi, per difendersi dalla celebrazione dei processi, e non all’interno di essi, stanno mortificando sia la nostra antica tradizione giuridica che la nostra Costituzione. Roba da far impallidire persino il babilonese Hammurabi. Il pianeta giudiziario italiano è stato progressivamente congegnato in modo tale da non consentire la condanna e l’espiazione della pena, e di certo per chi dispone di mezzi finanziari l’impunità è ampiamente garantita. Purtroppo esistono delle toghe indegne, ma non si può imputare alla Magistratura lo sfascio della Giustizia realizzato prevalentemente per via legislativa. Non si possono bucare le ruote al tassista e poi pretendere che ci porti velocemente all’altro capo della città. L’attuale Governo sta facendo leva su un problema reale per varare un provvedimento “garantista” che serve solo a qualche politico con i suoi rispettivi reggicoda. Don Luigi Ciotti protesta contro la nuova norma sulla vendita dei beni confiscati alle famiglie mafiose, già passata al Senato, in spregio alla legge sul loro impiego sociale. I Carabinieri si attivano per assicurare una scorta privata a Sergio De Caprio, il “Capitano Ultimo” che, dopo essersi impegnato a fondo contro la mafia, e dalla stessa condannato a morte, è stato lasciato da solo. Mentre ci viene esaltato il diritto dei cittadini ad avere un processo breve, per il web e per qualche quotidiano “comunista” solo l’ennesimo piatto di sterco, c’è chi sbraita ad usum populi e chi, per contenere la catastrofe sociale degli esiti giudiziari derivanti dalla norma in itinere, propone di ridurre la quantità di letame da far ingoiare assicurando una zona franca solo per chi superiorem non recognoscens.

14/11/2009 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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