vecchi pensieri 31

E’ tutta colpa della luna

Anche un noto padrino ebbe a dire che la mafia non esiste. Intervistando qualche grande banchiere si potrebbero ottenere analoghe rassicurazioni sull’inesistenza di logge massoniche segrete e di élites egemoni. Chissà mai perché un imprenditore lombardo regalava a destra e a manca orologi da duecentomila euro cadauno. Chissà mai perché c’è chi si adombra se un Tg osa parlare di grave crisi occupazionale. Basta con le domande tendenziose e con le notizie ansiogene dei soliti “comunisti” che vedono ovunque mafia e corruzione. Bah, sembra di essere tornati ai tempi del Maccartismo e della sua paranoica caccia alle streghe. Tra poco ci sentiremo dire che anche F. Storace si è convertito al Marxismo e vaneggia nel denunciare il signoraggio delle Banche Centrali (la Bce, la Bank of Japan, la Fed, la Bank of England, ecc.). Bisogna zittire tutti questi psicotici che vedono complotti a danno dei Popoli ogni qualvolta si riunisce il gotha della finanza nazionale o internazionale. Per gli tzunami prossimi ad abbattersi sulle economie degli States e del Regno Unito (disoccupazione massiccia, fallimenti seriali, crisi dei buoni del tesoro americani, crisi del dollaro, della sterlina ed inflazione galoppante), e che trascineranno nel gorgo altre economie, verrà lasciato credere che derivino dalla sfavorevole congiuntura degli astri o, nel migliore dei casi, dalle responsabilità di alcuni burattini travestiti da governanti. L’Argentina arrivò al crack quando il suo rapporto debito/PIL si aggirava intorno al 120%. Verosimilmente alla fine dell’anno corrente il nostro rapporto debito/PIL si attesterà tra il 110% ed il 115%. Nessuno lascerà trapelare i nomi dei veri responsabili di questo crimine perpetrato su scala mondiale, che ha visto la finanza “creativa” soppiantare e stravolgere l’economia reale. Il controllo dei mass media serve a nascondere il malaffare, a confondere e ad orientare le masse. Serve per porre enfasi sull’Europa dei cittadini, per fare retorica su organismi internazionali come l’ONU, per estrapolare uno scandalo dal contesto che lo alimenta e, come accade attualmente, per mettere in piazza le attività sessuali (con annesso do ut des) di qualche personaggio pubblico. Attraverso un grande organo d’informazione, anche se dissenziente sull’intera linea governativa, difficilmente si verrà a sapere che la svendita dei beni statali fu il prezzo pagato per entrare tra i primi nel club dell’euro. Da un grande giornale difficilmente si potrà sapere cosa sia l’European Roud Table, difficilmente si solleveranno dure critiche ai sostenitori della UE, che ci ha alienato la Banca d’Italia (donata al capitale privato e straniero), che con il suo allargamento ad Est ha favorito le delocalizzazioni, la politica antioperaia, il crollo del potere d’acquisto dei salari e degli stipendi, la progressiva deindustrializzazione, la precarizzazione senza limiti, i profitti dei grandi monopolii industriali e finanziari, l’incremento di ogni tipo di delinquenza, lo smantellamento progressivo del welfare. Internet, anche se non è proprio una sconfinata prateria su cui muoversi nella massima libertà (spie, distrattori e provocatori vi si aggirano in gran numero), permette comunque di accedere ad un’informazione fuori dei canoni imposti dalla grande editoria. La Rete non consente che, tra le righe, venga detto: “Cavi Italiani, così va la bovsa, oggi guadagnamo, domani pevdete”. Internet non consente il Gatekeeping di politici, scienziati, opinionisti, scrittori, cronisti, ecc.. Il Web fa da contraltare anche al giornalismo praticato dai dissidenti “autorizzati” e/o di mestiere, quello che, salvo casi eccezionali, non addita mai i veri responsabili, quello che forse critica le pecche di una multinazionale farmaceutica, ma si guarda bene dallo smascherare completamente le sue oscenità e il gruppo di potere che vi sta dietro. C’è in atto una guerra globale per mantenere il controllo economico del pianeta che produce instabilità politiche-sociali, povertà, fame e morte, di cui anche il terrorismo, che sia agito dall’alto o che sia agito dal basso, è inevitabile conseguenza. Persino George W. Bush se ne fece una ragione: “Gli insorti non sono tutti terroristi. I kamikaze lo sono, ma altri combattenti no. Non sopportano l’occupazione. Nemmeno io la gradirei, se fossi al loro posto”. Alle varie forme di terrorismo, più o meno foraggiate e dirette da vari servizi segreti, si affianca anche quello dei “colonizzati” e quello dei “disperati” che, sul fronte dell’eversione interna, per fortuna ha fatto registrare recentemente solo attentati di basso profilo operativo. Altrove esiste un terrorismo per cui E. Scalfari, su Repubblica del 16/9/2001, si espresse sdegnosamente: “Queste masse di straccioni, di ammalati, di analfabeti non hanno la forza di sollevarsi al di sopra del piatto di minestra che gli offre la missione o il volontariato senza frontiere quando può o come può. Queste masse sono separate tra loro e indifferenti a quanto di simile accade al loro vicino. Vivono per sopravvivere.” Da quando per i Popoli è una colpa irredimibile vivere in uno stato di totale subalternità a quello stesso potere che ne alimenta cinicamente i presupposti attraverso l’establishment politico-finanziario? Anche l’Italia, e non si era giunti alla fase crepuscolare dell’economia, ha vissuto la sua stagione di sangue. Non è facile dipanare quella matassa solo con la produzione memorialistica di chi si sentiva in guerra con il sistema. Resta il fatto che tra i 490 assassinati e i 5430 feriti, di cui alcuni illustri, non si annoverano vittime appartenenti all’Empireo economico-finanziario di quel periodo. Di certo A. Moro stava per iniziare un processo di modernizzazione che, nel clima internazionale di quegli anni, era inviso sia Oltrecortina, che Oltreoceano. Quelle vicende, le informazioni sulla struttura del potere monetario globale ed i sistemi di manipolazione mediatica debbono rimanere sotto segreto. Non si deve sapere che le risorse dell’economia reale, se l’equivalente monetario della sua ricchezza non fosse prosciugato da un debito sostenuto ed ingigantito da insaziabili usurai, potrebbero garantire una vita decorosa a tutti. L’informazione pilotata porta le masse ad accettare supinamente o, meglio, a fare proprie le decisioni dei vertici. Il Web libero, che non piace, prevalentemente alla Casa delle Libertà (di chi e per fare cosa?), rischia di rompere le uova nel paniere dell’autocrate, nei panieri degli amici e in quelli degli amici degli amici.

Antonio Bertinelli 9/8/2009

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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