Giustizia 2021? un incubo (55 puntata)

Il fascicolo di nostro interesse, almeno telematicamente, non fornisce “aggiornamenti”. Dovremmo prendere visione della delega che si è fatta firmare l’avvocato G. C. dalla sorella del reclamante e di altre cose. Non essendoci novità scriveremo d’altro e d’altri.

L’ostilità frutto di inclinazioni dottrinali o di orientamenti che con il diritto hanno poco a che fare amareggiano il vivere e falsano gli eventi. Nel mondo contemporaneo la tracotanza di chi detiene il potere è uno dei comportamenti che viene veicolato anche attraverso la produzione cinematografica e la cronaca. L’obiettività dell’informazione è invece un altro paio di maniche. Ovunque la libertà d’espressione, formalmente garantita dall’art. 21 della Costituzione, è ormai nulla o contingentata. Quando va bene si può esercitare ancora all’interno di gruppi “carbonari”, comunque sorvegliati a vista, la cui influenza sul pensiero di massa è pressoché nulla. Ancora è permesso manifestare le proprie idee, purché lo si faccia all’interno di un recinto. E questo vale anche sul Web. Andando indietro con la mente ci siamo soffermati sul ruolo avuto dai presidenti della Repubblica durante gli anni trascorsi. I media più importanti, nel servire l’establishment, illo tempore, hanno inneggiato agli scippi del ruolo del Parlamento fatti da G. Napolitano. Ultimamente hanno giubilato S. Mattarella. Al capo dello Stato viene assegnato un ruolo autonomo ed indipendente provvisto di attribuzioni utili a controllare le attività degli altri organi. I suoi poteri sono tutt’altro che formali e risultano più rilevanti rispetto a quelli previsti da altri sistemi non presidenziali. Le prerogative del presidente della Repubblica sono essenzialmente definite da tre articoli della Costituzione: l’87, l’88 ed il 92. La formulazione degli articoli ha frequentemente lasciato spazio alla libera interpretazione di giuristi di diversa estrazione politica. La stessa enunciazione degli articoli ha consentito, a partire dagli anni Novanta, un peso crescente dei presidenti nella storia del nostro Paese. A nostro modesto avviso, più di una volta, quando il Parlamento è stato bypassato dal presidente della Repubblica lo spirito del dettato costituzionale è stato tradito. Questo è accaduto nel 2010 (governo Berlusconi), nel 2011 (governo Monti), nel 2013 (governo Letta) e per l’ultima volta nell’anno corrente (governo Draghi). Alcune volte ci è apparso che l’inquilino del Quirinale abbia impiegato senza lesinare le sue prerogative costituzionali. Secondo Seneca il buon governo coincide con la clemenza, la virtù più umana che esista, quella che si addice meglio ai re ed ai principi. Persino Federico Barbarossa, sottoscrisse la Pace di Costanza, vergata con queste parole: “… La serena maestà della clemenza imperiale fu sempre solita dispensare ai sudditi favore e grazie in modo che, per quanto essa debba e possa correggere con la severità della legge gli eccessi delittuosi, tuttavia in maggior misura si sforzi di reggere l’impero romano con la benefica tranquillità della pace e con i pii sentimenti della misericordia…”. Il nostro capo dello Stato dispone del potere di grazia ed è anche presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Se vuole, senza trincerarsi dietro la forma (che in questo frangente non è affatto sostanza) ha grandi poteri per far scarcerare il prof. Carlo Gilardi. Restituisca a quest’uomo la libertà.

24/3/2021 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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