vecchi pensieri 116 (Il bianco e il nero)

Il bianco e il nero

Le accuse di passatismo o di comunismo, le critiche per non sapersi aprire alle novità servono a perorare la difesa del presente su cui si basano il berlusconismo e l’ideologia neoliberale di cui lo stesso è espressione. Le loro pretese di superiorità, di insindacabilità tendono a far ritenere irrevocabili le scelte fatte, senza alcun controllo, dalle élites dominanti delle quali parlamenti e governi sono ossequiosi maggiordomi. Se lo Stato deve essere un’entità capace di agire nell’interesse collettivo, attraverso tre poteri paritari, legislativo, esecutivo e giudiziario, non si può di certo dire che l’attuale governo sia in grado di garantirlo. Il macroscopico conflitto d’interessi del premier è espressione di quella sussunzione del politico da parte dell’economico a cui gli uomini dell’attuale Pd hanno arrendevolmente spianato la strada. Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali può farsi ambasciatore dell’arretramento dei diritti e delle soggettività. Il Ministro del Tesoro può fingersi soddisfatto per aver superato l’esame dell’Ocse. Il neoliberismo prevale perché è sostenuto con determinazione dalle banche, dalla finanza e dalle multinazionali, che guardano a questa sorta di fondamentalismo economico come lo strumento principe per un arricchimento senza limiti. Il golpe piduista in corso, di cui il porcellum elettorale, gli artifici legislativi e la “riforma” della Magistratura sono solo le espressioni più appariscenti, è la logica conclusione di un pregresso politico costellato di complicità. Le gravi incontinenze, gli abusi istituzionali e gli sberleffi alla Costituzione di oggi sono la logica conclusione di quanto è stato praticato o permesso ieri. Se il sistema di potere italiano non si fosse incancrenito su paradigmi ed input mafiosi, se il centro-sinistra non avesse governato in nome e per conto della finanza internazionale, rendendosi organico ad un regime  neoliberale-capitalista-globalista, se la parte nominalmente avversa non lo avesse agevolato, Berlusconi non sarebbe mai diventato primo ministro. Qualunque sia l’epilogo della sua avventura governativa ci sembra comunque troppo tardi per immaginare e costruire un futuro auspicabile. E’ arduo guardare con speranza alla politica quando esercitata da moltissimi indagati, condannati, amnistiati, prescritti o persone comunque rese oggetto di un interessamento giudiziario per corruzione, concussione, abuso d’ufficio e collusione con associazioni a delinquere più o meno organizzate. All’intero ceto politico  fa comodo il depotenziamento e la subordinazione della Magistratura, qualunque futura maggioranza parlamentare non sarà in grado di sottrarsi alle direttive della predazione internazionale che vede soccombere economicamente un paese dietro l’altro. Il tracollo della Grecia e l’entità dello stesso debito pubblico statunitense ci riportano alle profetiche considerazioni del Presidente Thomas Jefferson: “Penso che le istituzioni bancarie siano più pericolose per le nostre libertà che interi eserciti pronti a combattere. Se il popolo americano permetterà un giorno che le banche private controllino la loro moneta, le banche e tutte le istituzioni che nasceranno intorno ad essi priveranno le persone di ogni possedimento, prima per mezzo dell’inflazione, seguita dalla recessione, fino al giorno in cui i loro figli si sveglieranno senza casa e senza un tetto sulla terra che i loro padri conquistarono”. L’aggressione alla ricca Libia, l’ennesima nei confronti di un Paese non aderente alla Banca per i Regolamenti Internazionali, approvata dal Parlamento con l’eccezione dei rappresentanti dell’Idv, è la palese dimostrazione che i popoli cosiddetti occidentali sono manovrati dai più grandi criminali che la Storia abbia fino ad oggi potuto vedere all’opera grazie ad un dispiego di mezzi precedentemente inimmaginabili. Non ci piacciono le guerre “umanitarie” della Nato, non ci piace l’agonia dei Greci economicamente immolati sull’altare dell’euro, non ci piace vivere in un Paese travolto dalle macerie morali e materiali, non ci piace vedere i frutti tossici di in programma definito, lineare e coerente attuato calpestando la dignità dei cittadini. Non è affatto facile uscire dal circolo dell’assuefazione. Senza escludere qualunque impegno civile si ritenga opportuno nell’interesse dell’intero Paese, vanno fatte le debite valutazioni. Bisogna misurarsi con uno Stato che è finito nelle mani di pochi privati, con la progenie sociopatica dei banksters, con gli economisti immuni da dissonanze cognitive, con la perdita della sovranità nazionale, con i diktat dell’Impero anglo-americano, con una classe dirigente trasversalmente omologata verso il peggio, con l’ineguagliabile bulimico dagli insulti facili, con i suoi degni pasdaran, con i varchi di accesso alla politica che sono terribilmente stretti e funzionalmente presidiati. Chi è in grado di capire tutto questo non dovrebbe scartare la possibilità di abbracciare scelte radicali. E’ tempo di individuare il bianco e il nero tralasciando le sfumature. Anche andarsene dall’Italia o decidere di vivere del tutto fuori dagli schemi imposti dal modello di sviluppo occidentale sono ipotesi da prendere in seria considerazione. Nel contesto attuale è più che mai velleitario ritenere di poter salvaguardare gli interessi della massa sistematicamente manipolata e già destinata al macello.

Antonio Bertinelli 11/5/2011

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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