vecchi pensieri 93

Chiodi

Politici con i volti di diligenti esecutori, e che in altre circostanze avrebbero trovato più consono impiego in un qualche studio professionale, non trovano di meglio che difendere la riforma universitaria etichettando le manifestazioni studentesche come frutto di una saldatura tra gli interessi dei baroni e le ingenuità degli studenti. I finiani in gramaglie sottoscrivono di tutto e di più. Nessun governo aveva mai osato ridurre in tale misura le risorse per le Scuole e le Università mischiando sprechi, scienza, baronie, futuro giovanile, sapere e potenzialità di sviluppo dell’intero Paese per poi attaccare indifferentemente il tutto a colpi d’ascia. Chi non ha denaro a sufficienza e rifiuta di convertirsi agli assiomi della scaltrezza deve farsi schiavo secondo i desiderata dei Marchionne, deve rinunciare a qualunque progetto di indipendenza e soprattutto deve rimanere ai margini di questa pseudodemocrazia. Poveri Campani sommersi dai veleni delle discariche. Poveri Veneti a cui la crisi economica ha spalancato le porte delle loro città alle mafie. Poveri Italiani, traditi dai Savoia, dalla corruzione, dai partiti, dai sindacati, dai vecchi e dai nuovi amministratori pubblici. Non si era mai visto l’annientamento simultaneo di tanti diritti storicamente acquisiti come è accaduto durante il regno berlusconiano. I demiurghi delle libertà sono per lo più magliari, venditori di fumo, intrattenitori da Club Méditerranée, soggetti con un codice di comunicazione limitato, intriso ora di menzogne, ora di grettezza, ora di gestualità da bettola. Il rischio più grave è che le prosaiche antitesi dei capipopolo, di sostanza o di facciata, guidate o meno dai rispettivi personalismi, ammantate o meno di nobili propositi, continuino a disperdersi in tanti rivoli consentendo l’instaurazione di una neo-dittatura senza più vie di fuga. L’attuale premier ha sfruttato egregiamente tutte le debolezze nazionali. Quando migliorando pratiche già collaudate, quando inventandone di nuove, ha piegato il Paese ai suoi desiderata, lo ha trasformato in una Spa di cui detiene la maggioranza del pacchetto azionario. Con il perfezionamento del berlusconismo è ormai imperativa la nascita di un blocco funzionale all’eliminazione del pericolo più grande. Hic et nunc. Tutto il resto può e deve essere rimandato. Non esiste solo un contesto nazionale impareggiabile nella sua accelerata discesa verso gli inferi, esiste anche un’Europa senz’anima che va rimessa tempestivamente in discussione. Il possibile insediamento di un autocrate a vita cancellerà d’un sol colpo i disegni delle volpi poste a guardia dei diversi pollai elettorali e non potrà fornire di certo terapie adeguate al grave stato di salute del Paese. Le ubbie del personaggio, nel contempo burattino e burattinaio, dunque conscio che le democrazie guadagnano credibilità anche grazie alle performances di quei gatekeepers che salgono sul palcoscenico e fanno “opposizione” con idonea dispensa, non gli permettono di tollerare qualche raro travaglio di stampa, detrattori televisivi più o meno “scapigliati” o magistrati liberi da ogni legame con qualsiasi genere di congrega. L’”unto”, se confermato come tale, smantellerà la Costituzione, castigherà ogni voce dissonante, i giornalisti poco sussiegosi, i presentatori catodici “borderline”, gli scrittori “anti italiani” ed i Pubblici Ministeri “incauti”. Le vicende di Finmeccanica ed Enav, anche queste aziende, come altre grandi fatalmente finite nelle pastoie dell’attività giurisdizionale, sono semplicemente fisiologiche. Sono scandali tipici di un’Italia il cui apparato normativo è stato per venti anni rimodulato ad hoc e la cui sensibilità civica è stata rimossa con destrezza, sono solo le ultime novità che, incalzate dalle impavide gesta di altri avventurieri, finiranno presto nel fetido dimenticatoio italico. Piaccia o non piaccia, questo è un fatto incontrovertibile con cui ogni cittadino deve ormai fare i conti, così come deve farli con la crisi economica che sta scuotendo l’Europa fin dalle fondamenta. L’entità di alcuni debiti pubblici diventa sempre più critica. Il Capo dello Stato ha lanciato un appello affinchè venga accordata piena fiducia all’euro. Dimenticando che dal suo primo giorno di corso legale il potere di acquisto dei salari e degli stipendi italiani si è ridotto del 40%, con una lettera ai Presidenti del Gruppo degli Otto “Uniti per l’Europà”, Giorgio Napolitano ha chiesto che l’Ue prenda polso nel “contrastare contagiose speculazioni contro la moneta unica frustrando ogni tentativo di provocare un default di Stati sovrani, che dinanzi alle tensioni in atto nei mercati finanziari si esprima pubblicamente piena fiducia nell’euro, insieme con una rinnovata adesione ai principi di coesione e solidarietà che reggono l’Unione Europea”. La Grecia e l’Irlanda sono già finite sotto schiaffo, ora è il turno del Portogallo. Secondo l’edizione tedesca del Financial Times, la Bce ed atri Paesi di Eurolandia starebbero facendo pressioni sul Governo di Lisbona per ottenere che anch’esso ricorra al più presto al pacchetto di aiuti dell’Unione e del Fmi. Sotto a chi tocca, quando arriverà il nostro turno? Con tali premesse, sarebbe devastante per gli Italiani andare incontro ai marosi che si profilano all’orizzonte senza scialuppe di salvataggio, inoltre soverchiati dal gravame di un regime suggellato dalle peggiori oligarchie e dall’amicizia di altri despoti. L’Ue non ha supplito, né intende supplire ai collassi, alle ruberie, agli sprechi, all’immoralità, alle inefficienze, alla debolezza dello Stato e della P.A. italiani. L’Unione si è concretizzata in un ordinamento socio-giuridico-finanziario neoliberista, dove i banchieri hanno burattinizzato i governi, che a loro volta hanno disarticolato il Welfare, hanno lasciato fallire migliaia di piccole e medie imprese, hanno lasciato disoccupati milioni di lavoratori. L’Unione trionfante è quella delle banche troppo grandi per fallire che, al fine di rivitalizzare il sistema, battono continuamente cassa ed impoveriscono i cittadini. Se l’Italia è un ricettacolo di cricche sostenute dall’avidità dei governanti, votata al peggio dallo strabismo dei parolai in ordine sparso o dall’ortodossia delle vergini che non intendono “sporcarsi”, questa Europa è il ricettacolo di plutocrazie e di grandi capitali che si muovono senza frontiere, che hanno poco a vedere con l’iniziale promessa di solidarietà tra i Popoli. I bilanci comunitari non sono controllati da un soggetto autonomo, ma anche il tiranno, complici gli appetiti leghisti e le idiosincrasie di maniera, che ha fatto dello Stato cosa sua fin dove gli amici glielo hanno consentito, senza fare sconti a nessuno, eliminerà ogni residua forma di bilanciamento democratico e, con esso, le illusioni di qualunque potenziale aspirante al trono. Bruxelles la grassa, imperiale ed autopoietica, sta lentamente diventando grassatrice. Roma ha urgente necessità di affrancarsi dall’insidia che incombe sull’intero Paese. Solo dopo la politica, includendo quella agita a proprio vantaggio e quella dei portatori di conflitti d’interesse minori, potrebbe posizionarsi su altri fronti, magari facendo luce sia sui destini italiani che su quelli europei.

Antonio Bertinelli 28/11/2010

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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