vecchi pensieri 48

Geometria di un soave inganno

Ed ecco una nuova sentenza della Corte di Cassazione che si presta, come altre palesemente stridenti con il sentire comune, ad alimentare il disorientamento dei cittadini con aderente strumentalizzazione a discapito dell’intero potere giudiziario. Un uomo è stato penalmente condannato per aver cercato notizie del proprio figlio attraverso una telefonata “molesta” fatta all’ex consorte intorno alla mezzanotte. La Corte ha respinto le argomentazioni del padre preoccupato per non aver potuto incontrare il bambino così come era previsto dal disposto della separazione coniugale. Ci appare evidente che la Suprema Corte sia stata chiamata in causa a dismisura, che la sentenza odori di condizionamento culturale e che gli sforzi legislativi, sostenuti in primis dal Ministro delle Pari Opportunità, avrebbero potuto trovare cause degne di maggiore rilievo. Non è un mistero che in alcune aule di giustizia si celebri la forcolandia dei maschi. Ha finito di stupire l’esistenza di magistrati bacati. Gli addetti ai lavori sanno che certi tribunali fallimentari sono diventati uno strumento criminogeno di cui si avvalgono organizzazioni malavitose di ogni tipo e grandezza. Ci sono magistrati che impiegano anni per depositare una sentenza. Ci sono magistrati collusi con la camorra o con strutture analoghe, altri rinviati a giudizio per associazione a delinquere ed altri già condannati in via definitiva. E’ notorio che, specialmente in certe città, ci sono toghe che frequentano gli stessi salotti frequentati da personaggi degni di attenzioni investigative. Ci sono persino giudici costituzionali che non disdegnano cene di gruppo in luoghi e con compagnie quanto meno inopportune. Ci sembra inevitabile che l’eccessiva vicinanza tra giudici e governanti possa condizionare oltre ogni misura l’indipendenza della Magistratura, a volte già degenerata per altre vie. L’apparato giudiziario, come del resto altri apparati istituzionali, fornisce uno spaccato in linea con la decadenza morale del Paese in cui viviamo. Ma se per un verso si può riscontrare questo legame sofferto tra affari e legalità, dall’altro si deve prendere atto che, mentre alcuni abbandonano la professione per sfuggire al generale degrado, tanti altri magistrati continuano a lavorare nell’interesse del bene comune. Dopo anni di vergogna, con reati aboliti, prove depotenziate, nullità processuali a pioggia, tempi di prescrizione abbreviati, indulti, norme blocca-processi, leggi incostituzionali, con una Giustizia che si mostra incapace di far pagare il conto perfino ai condannati con sentenze definitive per illeciti che hanno fatto epoca, come si può parlare di riforme senza ingenerare sospetti nei cittadini? Come ebbe a dire Gherardo Colombo, la Giustizia non può funzionare senza che esista prima una condivisione del fatto che debba funzionare. La Politica, sia quella del PDL che quella del PD, ha fatto e fa di tutto affinché questo non si realizzi. Le martellanti elegie di questi ultimi giorni, dedicate a Bettino Craxi per rivedere la toponomastica milanese, e così dedicargli una via o magari una piazza, inquadrano perfettamente il clima da paese di Alì Babà. Nessuno intende negare che al presunto “statista” è andata peggio di quanto sia andata ad altri, ma questa è un’altra storia. E’ prevalente responsabilità del legislatore se l’Amministrazione Giudiziaria versa in una crisi senza precedenti storici. A prescindere dalle indegnità personali di certi magistrati che andrebbero prontamente e definitivamente estromessi dal servizio attivo, il problema gravissimo è che viene fatta mancare la legittimazione politica all’intera Magistratura o ancor peggio che la sua stessa organizzazione viene minata alle fondamenta da una serie di attacchi violenti da parte di chi mal sopporta le sue attività istituzionali, peraltro doverose. Leggiadri portavoci, frasi ad effetto, aggettivi accattivanti e soavi definizioni sono la regola per catturare quel consenso popolare che altrimenti sarebbe impossibile da ottenere ad uso e consumo di chi perpetra reati corrompendo il tessuto dei nostri rapporti sociali, dell’economia e del lavoro. Bisogna intaccare ulteriormente l’ordinamento giudiziario, ultimo paletto da abbattere al fine di garantire l’impunità totale del “white collar crime”. Conosciamo gli esiti degli indulti che, chiamando in causa la sovrappopolazione carceraria e la disumanità della pena, sono nati soprattutto per tutelare la casta legiferante. Il “giusto processo”, per cui a suo tempo il Pd fece da staffetta, è solo una pastoia che, nel limitare le valenze testimoniali, di fatto lega le mani dei giudici. Il processo breve è un amnistia camuffata che cancellerà le colpe di alcuni danneggiando, pure ad libertatem, le vittime di innumerevoli illeciti penali. Il legittimo impedimento afferma tacitamente come gli stakanovisti, che passano notti quasi insonni a lavorare, sono talmente impegnati ad operare per il bene del Paese da non poter presenziare ai dibattimenti che li vedono imputati. In realtà le disfunzioni giudiziarie che ledono i diritti del cittadino, alla cui volontà si attribuisce solo quello che fa comodo al padrone, sono ben altre. La Giustizia dispone di personale, spazi e strumenti da sultanato dei datteri. Da anni e da ogni singolo tribunale si leva la protesta per le croniche carenze d’organico. Si ritiene che i magistrati requirenti dovrebbero essere 2000, ma ci sono 207 posti scoperti. In ambito giudicante mancano 386 unità. Solo guardando alla situazione di Cassano d’Adda, sezione distaccata del tribunale di Milano, si rileva che l’assenza dei cancellieri sta bloccando la registrazione di 450 sentenze civili e 520 decreti ingiuntivi già definiti. Perché non viene detto agli Italiani che la “costituzionalizzazione” delle prerogative di alcune cariche politiche introduce nel merito una serie di distorsioni che avvantaggiano anche alcune grandi aziende sotto processo a Napoli e a Milano? Se mai ce ne fosse bisogno, ribadiamo ancora una volta che non siamo proclivi ai magistrati militanti e a quelli che rinnegano e/o sporcano la toga, ma la Magistratura, nel suo complesso, va rispettata per il ruolo che le assegna il dettato costituzionale. C’è chi sta parlando di un progetto finalizzato a mettere in ginocchio la Giustizia. Per quanto ci consta, allo stato dei fatti, sarebbe più appropriato parlare di vilipendio di cadavere. Come se non bastasse quanto il Paese paghi già un prezzo altissimo alle brame secessionistiche e xenofobe della Lega, ci si deve misurare anche con l’avatar di un’improbabile opposizione parlamentare. Sarà consolante sapere che le infamie di cui sono contrassegnati i nostri tempi non potranno essere prescritte ope legis?

Antonio Bertinelli 14/1/2010

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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