vecchi pensieri 7 (Pianeta Giustizia -parola di magistrato-)

Pianeta Giustizia -parola di magistrato-

Non ci immergiamo nel dolore di certe storie per presiedere convegni o per animare conferenze, né ci piace il sensazionalismo di chi deve tener conto dell’indice di gradimento. Ci auguriamo però che le nostre odierne riflessioni possano tenere viva la memoria, quella che aiuterà gli storici a decifrare l’oscurantismo antropologico e giuridico che caratterizza i nostri tempi. Sergio Nardelli, uno degli innumerevoli papà “condannati” dalla prassi giudiziaria a sparire in quanto tale, tornerà ad incatenarsi davanti al tribunale di Taranto. Tradito prima, accusato falsamente di pedofilia dopo, è stato messo fuori della casa coniugale. Non è finito come altri a fare il clochard, ma ci è andato vicino, e può anche incontrarsi con sua figlia per 10 ore al mese. Dopo aver dimostrato di essere del tutto estraneo alle accuse formulate, ha fatto istanza per ottenere un ampliamento degli incontri con la stessa che, proprio ad una domanda del giudice aveva recentemente risposto: “Ci tengo parecchio ad uscire con gli amici, ma devo dire che, fatti salvi gli amici, non mi dispiacerebbe stare più tempo con papà, almeno per prenderci più confidenza”. Il tribunale glieli ha rifiutati. Scrive infatti il magistrato:
(omissis) l’ascolto della minore delinea l’immagine di una giovane ragazza che – ad onta degli asprissimi (asperrimi nda) dissidi in atto fra i suoi genitori – vive un’esistenza del tutto serena, equilibrata, caratterizzata da un buon profitto negli studi e da un’armonica disposizione verso il mondo esterno, gli affetti, le amicizie: sì che un intervento funditus in tale assetto esistenziale presenta – a vedere di questo Giudice – rischi inaccettabili, e però facilmente intuibili, ove solo si ponga mente alla possibilità (che meglio potrebbe definirsi”probabilità”) che il Nardelli principi a prospettarle la realtà emergente, ad esempio, dall’esito dei giudizi penali contro di lui e contro la stessa moglie, in tal modo sottoponendo la minore ad uno stress di “lettura della realtà” assolutamente inaccettabile da parte di chi davvero ne abbia a cuore la vita e la felicità, o quantomeno la serenità.
Così provvede: rigetta l’istanza di modifica dei provvedimenti provvisori della separazione.
Passi che i giudici non sappiano come la maggior parte dei figli dei separati siano vittime di diverse psicopatogie, si può capire che non conoscano come si sviluppi il processo di forclusione teorizzato da Jacques Lacan e che ignorino cosa implichi la sindrome di alienazione genitoriale, ma le argomentazioni in sentenza non ci appaiono neanche come frutto di valutazioni espresse secondo criteri di equità. E’ nell’interesse della minore che la stessa continui a vivere nella menzogna e lontano dal padre? E perché mai questi dovrebbe renderla partecipe delle proprie traversie coniugali e giudiziarie? Troppi tribunali sono perfettamente allineati con il pensiero unico; è norma che in una sentenza si affermi una cosa e in un’altra la si neghi, senza alcun vincolo di coerenza giuridica, e senza eccessivi scrupoli. L’analisi delle vicissitudini di una separazione coniugale ripropone in maniera ripetitiva la lettura rovesciata dei fatti secondo infinite interpretazioni. Si legge spesso che sarebbe destabilizzante far cambiare casa ai figli e quindi allontanarli da quella coniugale, assegnata alla madre affidataria. Altrettanto spesso si legge che non sarebbe giusto precludere alla prole la possibilità di fare nuove esperienze seguendo la madre che ha deciso, per il bene dei minori, di trasferirsi in un’altra città. E’ bene che i figli siano allontanati da un padre “indegno”, mentre la madre, anche se “pregiudicata”, resta sempre “degna” di rimanere genitore. La giurisprudenza evidenzia che le responsabilità sono sempre addebitate al partner maschile. Se lui è stato infedele è certamente un mascalzone; se lei è stata infedele, la cosa è sicuramente imputabile alla scarsa attenzione che lui le riservava. In qualunque caso va fatto pagare il fio di essere maschio. Ormai si sa, i privilegi e le colpe sono dell’uomo, gli oneri, l’amore e l’innocenza sono delle donne. Ma ai figli chi ci pensa ?

26/5/2008 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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