vecchi pensieri 6 (Assistenzialismo per i padri separati?)

Assistenzialismo per i padri separati?

Mentre il maschio, travolto dall’utopia ginocratica e insidiato dalle teorie del gender, si sta accomiatando dalla storia, il nostro pensiero corre alle origini, quando le comunità umane non erano ancora organizzate; corre ai capostipiti dei popoli, quelli che insegnarono le arti della coltivazione, della metallurgia e della scrittura, fondarono le città e stabilirono le prime leggi; corre agli eroi dei miti e si sofferma sulla generosità di Ettore. Egli conosce già il suo destino quando si allontana dal figlio Astianatte e dalla moglie Andromaca, ma lo accoglie con lucidità, convinto che il modo migliore per proteggere ciò che ama sia affrontare la morte. Gli eroi di ieri, celebrati dalla storiografia, compiono imprese prodigiose, ma la loro forza e il loro coraggio sono virtù civili, dettate dall’amore per la loro terra, per la loro famiglia, da una concezione dell’uomo ispirata ai valori della virilità, della dignità, della fierezza e della lealtà. Nel mondo che ha preceduto gli anni Sessanta del XX secolo, l’ordine di onore e vergogna, prova e virtù, biasimo e lode trasformavano l’individualità maschile in modello esemplare. La lode celebrava l’eccellenza destinata alla memoria, la raffigurava in una stele o in un monumento, la trasfondeva in un epos. Il dipanarsi della storia ha visto schiere di uomini anonimi spezzarsi la schiena sotto il sole, rischiare la vita sul mare, scendere nelle miniere, diventare emigranti al fine di garantire i mezzi necessari per vivere alla loro donne e ai loro figli. Con l’evolvere di una società liquida basata sui consumi, che richiede continue capacità di adattamento, che offre lavori dove non è più indispensabile la forza fisica, la cultura del maschile ha cominciato a mostrare i segni dell’usura. Entità maschile ed entità femminile si sono inseguite, intrecciate e sovrapposte per millenni. L’evoluzione umana rappresenta il risultato di questa continua dinamica di incontro e scontro. Con l’affermarsi del verbo femminista l’identità maschile ha cominciato ad essere oltraggiata e vilipesa. La famiglia ha capitolato davanti all’imperativo della realizzazione del se; appare avviata verso la creazione di nuovi modelli e traballanti alchimie. Il 13 maggio 2008, a Chiavari, un uomo si è suicidato perché non sopportava che la moglie dormisse con un amico sotto lo stesso tetto. I coniugi, pur se separati, continuavano a vivere nella stessa casa per non turbare eccessivamente le figlie. Forse questo padre non si sarebbe sparato se avesse avuto l’opportunità di alloggiare altrove? Per sostenere umanamente e materialmente i tanti uomini che si ritrovano improvvisamente “licenziati” dalle consorti, allontanati dai figli e sulla soglia dell’indigenza, la Regione Liguria sta discutendo una proposta di legge a sostegno dei padri separati in situazione di difficoltà. L’idea ha parecchi sostenitori e sta facendo proseliti tra vari esponenti politici di altre Regioni. Non abbiamo nulla da eccepire sulla legittimità delle iniziative che verranno prese a favore dei padri sfrattati dalle loro abitazioni, ma non possiamo non constatare di vivere in un paese dalla produzione legislativa e dall’attività giudiziaria schizoidi. Prima, con una politica sessista, si producono danni sociali incalcolabili, poi si pensa d’intervenire a favore degli uomini colpiti da tale politica con il welfare state.
Il femminismo, la cultura e la pratica delle gender theory hanno spinto i sessi ad imitarsi, ma è possibile che il maschio non sia più in grado di esprimere un sussulto di orgoglio? Che cosa sono per i maschi di oggi l’umiliazione, la vergogna e il disonore? Una risposta  difficile per una società simbolo della cultura commerciale. La tradizione, il rito e il mito sono stati espulsi dal pensiero odierno come temi romantici o estetizzanti. Eppure solo l’uomo che ha avuto un padre sa guardare al futuro, mantiene intatti il senso dello spazio, del tempo e della storia. Se nessuno sembra voler salvare il maschio dal suo destino, è auspicabile che qualche padre voglia trasformare la propria sorte in una vittoria della dignità e della libertà come fece Prometeo. Incatenato ad una rupe per volontà di Zeus, Prometeo grida di preferire quel supplizio piuttosto che avere la tempra del servo, rivendicando così la propria ribellione e la propria autonomia.

19/5/2008 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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