Giustizia 2021? un incubo (61 puntata)

Non abbiamo cose nuove da riferire e ci allontaniamo dalla storia che stiamo raccontando senza uscire troppo dal seminato. Continuiamo a solidarizzare con il prof. Carlo Gilardi, “vittima” dei mussulmani finiti sotto processo, “tutelato” ed internato da disinteressati benefattori. Teoricamente, per l’istanza presentata dal garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, a breve dovrebbe arrivare una qualche risposta. https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/dettaglio_contenuto.page?contentId=CNG10658&modelId=10021.

L’ultimo sconfortante episodio che riguarda l’attività della magistratura, riportato dalle cronache il 26 aprile scorso, si riferisce all’arresto di un giudice di Bari. Insieme a lui è finito dentro anche un penalista a cui sono stati sequestrati 1200000 euro contanti (dazioni per prestazioni illecite?). La legge italiana, fatte pochissime eccezioni, non consente ai cittadini la possibilità di autopatrocinarsi, quindi l’interfaccia obbligatoria per rapportarsi con la magistratura, in qualunque situazione ci si trovi, è sempre uno o più avvocati. Alla loro azione è generalmente affidato il destino giudiziale del cliente. Sono loro in costanti liaisons dangereuses con i magistrati. Dalla frequenza con cui certe notizie appaiono sui media, sembra che questa contiguità operativa troppo spesso favorisce sodalizi disonesti. Di non poco conto è anche il ruolo che svolge il perito nominato dal giudice. Basta un’opportuna relazione per far acquistare con pochi soldi un bene destinato a finire all’asta, basta un certificato medico di “idoneità” per derubare legalmente una rimbambita, basta un certificato medico che attesti falsamente “le compromesse capacità critiche e dell’indebolimento di quelle volitive” per internare un vecchio ricco, sottrargli la possibilità di amministrare il proprio patrimonio e fare in modo che muoia al più presto rinchiuso in una camera d’ospizio. Gli episodi di corruzione e di collusione dei magistrati sono fatti di una gravità senza pari. Da un magistrato ci si aspetta di avere giustizia e quindi pensare che possa esistere nel sistema giudiziario un soggetto che dietro pagamento, promesse di carriera o di altro vantaggio, aderisce ad un patto criminoso confonde, disorienta, destabilizza. Di casi ce ne sono in abbondanza. C’è la perla del sindaco innocente tenuto sotto indagini per dieci anni, capita che venga creato dal nulla un “colpevole” perché ha osato fare una denuncia, succede che una p.m. (nota attivista politica) chieda la condanna di un “picchiatore” comprovatamente innocente, si istruiscono procedimenti per fare un danno ad personam, si verifica che un amministratore di sostegno ottenga da un giudice tutelare “poteri di vita e di morte” su un amministrato come se questa persona ricadesse nella normativa calzante per finire a Guantanamo. Un Consiglio Provinciale dell’Ordine degli Avvocati ha recentemente sottolineato “La necessità che l’intero sistema giustizia si mantenga saldo nei principi dettati dalla Costituzione, dalla legge e dalle regole deontologiche. Questo nella consapevolezza che gli avvocati e i magistrati svolgono le rispettive funzioni con dignità, onore e diligenza, onde vedere garantiti l’effettività della tutela del cittadino, l’imparzialità e l’indipendenza del giudizio, ovvero i cardini su cui si fonda la giurisdizione e, più in generale, la tenuta dello stato di democrazia nel quale viviamo”. Belle parole che non fanno dimenticare l’epilogo delle gravissime denunce fatte da Luca Palamara. Ovvero il nulla, garantito dal vertice della piramide in giù. Per dirla come si usa fare a Napoli: “O pesce fète d’ ‘a capa”. Non sappiamo cosa augurare ad ogni importante personaggio complice di questo sistema: la “damnatio memoriae” o, come dice l’eroico Leonida al traditore delle Termopili, Efialte, “possa tu vivere per sempre”.

29/4/2021 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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