Giustizia 2021? un incubo (53 puntata)

Con la legge n. 2238/1929 all’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) viene demandata una competenza specifica in ordine all’elaborazione/pubblicazione delle statistiche, sia generali che speciali, inerenti l’amministrazione dello Stato e di quelle pertinenti alle attività della nazione disposte dal governo. Con la riorganizzazione dell’istituto, prevista dal decreto legislativo n. 322/89, all’ISTAT viene assegnato il ruolo di indirizzo, coordinamento, assistenza tecnica e formazione all’interno del Sistema Statistico Nazionale (SISTAN). L’ente è sottoposto alla vigilanza della commissione della garanzia dell’informazione statistica, istituita presso la presidenza del Consiglio dei ministri. Il lavoro dell’ISTAT e degli altri enti del SISTAN consiste nello svolgimento di indagini previste dal programma statistico nazionale, documento che regola l’attività di produzione di informazioni ufficiali considerate indispensabili per il Paese. Dal 1998 l’ISTAT elabora e diffonde, secondo scadenze e criteri stabiliti dal Trattato di Maastricht, i dati relativi agli indicatori di convergenza europei. Sulla statistica Trilussa scrive: “Sai ched’è la statistica? È na’ cosa che serve pe fà un conto in generale de la gente che nasce, che sta male, che more, che va in carcere e che spósa”. Parlando invece di medie statistiche Aldous Huxley ci ha insegnato che “nella vita reale non c’è alcun uomo medio”. Dice ancora mordace il matematico Desmond McHale che ”l’umano medio ha una mammella ed un testicolo”. Per nostro conto possiamo dire che le indagini statistiche, se correttamente impiegate, qualunque sia il metodo prescelto per realizzarle, possono fornire informazioni su qualsivoglia fenomeno allo scopo di metterne in evidenza gli aspetti essenziali, risalendo, se il caso lo richiede, alle leggi che lo regolano. Studi di questo genere possono avere finalità d’interesse pubblico o possono essere impiegati per mentire indossando la veste “scientifica” della ricerca metodologica. E’ certo che quando un fenomeno non interessa al SISTAN o, ancor meglio, deve essere tenuto nascosto, difficilmente si potrà avere un’inquadratura utile e rigorosa dello stesso. Quando non si vogliono mettere a fuoco determinate problematiche si omette lo studio delle stesse. Accade ad esempio per le false denunce che imperano nella volontaria giurisdizione, per le dinamiche collegate agli errori giudiziari, per le carcerazioni degli innocenti, per i suicidi dei padri separati dai figli in forza di decreti, per le violenze agite da donne ai danni di uomini (numeri che vengono acquisiti e studiati in tanti altri paesi del mondo, ma non in Italia). I responsabili nazionali delle indagini statistiche ritengono utile informarci su una miriade di  banalità, come il numero di ore che i cittadini passano alla guida dell’auto, ma non sulla situazione della giurisdizione di cui Luca Palamara ha dipinto un quadro desolante. Forse chi governa ritiene che certi numeri siano noiosi o forse lavora pro domo sua, sperando di poterci ridurre a “numeri” neutri ed afasici che soddisfino qualche suo iniquo schema mentale. Il dubbio sorge nel momento in cui si constata che molti innocenti, una volta liberati da un’immeritata detenzione, dopo essere stati messi alla gogna, usciti dalla macina della giustizia non hanno voglia di rientrarci, di richiamare un avvocato ed avere a che fare con giudici per ottenere un risarcimento (235,82 euro al giorno per un massimo di 516.456,90 euro). È tacitamente vietato osservare ed analizzare i tribunali. Nessuna fonte ufficiale ha mai voluto vedere e tantomeno studiare eventi ad essi problematicamente connessi. L’ISTAT preferisce non sapere che il potere giudiziario è delegittimato, preferisce ignorare che in alcuni tribunali albergano collusioni e corruzione, ideologie tossiche, militanze politiche, magistrati negligenti, attivisti di associazioni con orientamento di pensiero settario. Frutti malati della giurisdizione sono storie come quella che ha visto recentemente l’ex procuratrice aggiunta di Perugia al centro di un’inchiesta su un presunto sistema di favori che avrebbe inquinato il lavoro della procura. Sono traversie inenarrabili quelle dei bambini “liberati” grazie alla professionalità ed all’abnegazione del P.M Valentina Salvi. E’ folle il racconto di Marco Quaglia, accusato di pedofilia e perseguitato per nove lunghi anni. E’ sciagurata la vicenda di Roberto Pauluzzi, alla fine morto suicida qualche giorno fa. La giurisdizione si declina anche attraverso l’internamento del prof. Carlo Gilardi perché si deve salvaguardare il suo patrimonio. Ma da chi? Non ha figli, dunque la sua “indigeribile” generosità a chi danneggiava? Singolare è anche quello che sta accadendo al nostro reclamante. Ci sono novità ed oggi ne riportiamo tre: il 10 maggio ci sarà la seconda udienza relativa alla nomina dell’amministratore di sostegno per la sorella; il 10 giugno ci sarà l’udienza in Corte d’Appello per l’inibitoria del provvedimento assunto dal GT nei confronti della madre. L’avvocato, che ha rappresentato il nostro uomo nell’udienza dell’11 marzo, ha ribadito di aver trovato in tribunale un’atmosfera particolarmente ed inspiegabilmente ostile. Voci di corridoio accreditano l’avvocato G.C. (di sesso femminile) come simpatizzante (anche militante?) di un’associazione antiviolenza femminile. Detto legale si è presentato in udienza in rappresentanza di entrambe le congiunte del reclamante. Questi, avendone avuta conferma verbale (i documenti telematici non erano ancora accessibili ieri) nel corso dell’incontro programmato con il proprio avvocato, ha subito inviato la seguente pec:

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Dott. xxxxxxxxxxxxxxxxxx

Via xxxxxxxxxxxxxxxxxxx

xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx

                                                                                      Avv. xxxxxxxxxxxxxxxxxxxx

                                                                                      Via xxxxxxxxxxxxxxxxxxx

                                                                                      xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx

Oggetto: Procedura V.G. “xxxxxxxxxxxx”

Con mia comunicazione del 6/7/2020 L’ho motivatamente invitata a non assumere incarichi per mia madre, xxxxxxxxxxxxxxxxx.

Con la presente, in forza dell’atto notarile (REPERTORIO xxxxx – RACCOLTA xxxxxxx del 13/3/2013) depositato presso la cancelleria del G.T. La diffido dall’assumere incarichi per conto di mia sorella, xxxxxxxxxxx, di cui sono procuratore generale. Il suo stato di salute, successivamente alle novità connesse al ménage intrafamiliare che, ad opera di terzi, le è stato imposto dal 13/6/2020, ha subito un repentino peggioramento. Per tale ragione le condizioni di sofferenza mentale della mia congiunta non sono più idonee per valutare obiettivamente delle scelte amministrative.

                                                                                           Tanto Le dovevo

                                                                                       Dott.xxxxxxxxxxxxxxxx

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17/3/2021 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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