vecchi pensieri 87

A buono cavallo nun le manca sella

“L’attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto”. Lo diceva Maurice Allais. Il fisico, chiamato a tenere delle conferenze negli Usa durante gli anni trenta del secolo scorso, si trovò nel mezzo della grande depressione. L’esperienza lo toccò a tal punto che decise di dedicarsi allo studio dell’economia per poter capire come un Paese dotato di enormi risorse fosse riuscito a condurre la maggioranza dei suoi abitanti nella miseria più nera. Insignito del premio Nobel, nel corso degli anni, si era più volte espresso contro la globalizzazione voluta dai grandi banchieri. L’insigne studioso aveva previsto con largo anticipo il crollo economico europeo a causa dell’assalto portato da tutti quei Paesi che impiegano manodopera schiavizzata, senza tutele e con salari miseri. Allais, per tutta la vita ignorato dalla grande editoria e dagli economisti organici al sistema, se ne è andato in sordina la settimana scorsa. I problemi da lui previsti sono ormai esplosi in tutta lo loro gravità. La globalizzazione, imbastita sul concetto di competitività, intesa come strategia di sopravvivenza e predominio in un contesto aggressivo ed anomico, ha ridotto al lumicino le possibilità di autodeterminazione dei Popoli, ha reso difficile la loro partecipazione alle decisioni pubbliche ed ostacola pesantemente le facoltà di manovra dei governi. Quella che è stata accreditata dai potenti bankers come la grande chance, fonte di benessere per tutti, ha prodotto insicurezze finanziarie, reddituali, lavorative, assistenziali, culturali, personali, politiche e sociali. La mutazione in atto si sta rivelando devastante. Nel mondo occidentale il protagonista della scena è il capitale anonimo. Il grande imbroglio della libertà è tanto più visibile quanto più ci si allontana dai principi fondanti della Democrazia. Chi ha smisurati mezzi finanziari si camuffa avvalendosi di un potere incorporeo destinato a tagliare fuori i cittadini da qualunque processo decisionale. Nel mondo odierno ci sono un miliardo e trecento milioni di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno, seguiti da un miliardo e settecento milioni di poveri. Alle banche, al capitale internazionale e alle multinazionali questi numeri non interessano. Ai mercati globalizzati bastano tutti gli altri sia come forza lavoro a costi irrisori che come consumatori. Se Poi in Cina si verranno a trovare altri duecentocinquanta milioni di individui in grado di consumare saranno meglio assicurate le magnifiche sorti di chi ha deciso per tutti. Fatte le debite proporzioni, l’Italia, con i suoi otto e passa milioni di poveri e con il rischio di veder crescere ulteriormente il numero dei suoi “vagabondi”, non può rallegrarsi. Con la trasvalutazione dell’etica, l’uomo, svenduto al neo-liberismo, si è dissolto nel mercato. Come è pensabile, si chiede Joseph Stiglitz, costruire fabbriche, creare lavoro con capitali che entrano ed escono da un Paese nel volgere di poche ore? I cosiddetti “complottisti” ritengono che questo tipo di globalizzazione risponda al comando centralizzato di un governo ombra sovranazionale. Si voglia o meno sottoscrivere la teoria della “colonizzazione” voluta e diretta dal Fmi, restano emergenze che la politica italiana non può né vuole affrontare. Nonostante diversi movimenti auto-organizzati, persino in technicolor, calpestino inesausti le piazze del dissenso da un decennio, le “opposizioni” non riescono ad offrire loro un unico centro di aggregazione e di lotta. Nel connubio tra politica, mafie, massoneria, toghe sporche e servizi segreti “deviati” si perde del tutto l’orientamento. E’ come il gioco delle tre carte, non si indovina mai la posizione di quella vincente. Diceva Winston Churchil che a volte l’uomo inciampa nella verità, ma nella maggior parte dei casi, si rialza e continua per la sua strada come se non fosse accaduto nulla. Fausto Bertinotti è stato alla fine indotto a fare il Cincinnato. C’è ancora qualcuno che ricordi il suo presenzialismo televisivo, anche nel salotto di Bruno Vespa? C’è ancora qualcuno che ricordi il suo “stupore” per l’ardire investigativo di Clementina Forleo? Nella migliore delle ipotesi si può concludere che Bertinotti, tra un alchimia e l’altra, tra una critica massimalista ed una strizzatina d’occhio ai no-global, ha cambiato ragione sociale alla vecchia impresa ed è transitato nell’area del “politicamente corretto” o, quanto meno, del politicamente consentito. Nell’attuale panorama parlamentare non vediamo quale attore potrebbe immergersi fattivamente nella realtà del Paese e contrastarne la deriva. Ovunque si guardi, fatta eccezione per la società civile, non ci sono segnali confortanti. Sono sicuramente in mala fede tutti quelli che, prendendo a pretesto le vicissitudini di Annozero, invocano l’ennesima privatizzazione di un servizio pubblico. Possibilmente a favore di soggetti adusi a servirsi di lontane società off shore e di utili prestanomi. I partiti dovrebbero stare fuori della Rai, ma ci assilla maggiormente lo stato della Giustizia, quello della Scuola e quello del Lavoro. Per questi settori, quando si è legiferato lo si è fatto “contro” e, grazie, in ultimo, anche a chi si autodesigna portatore di “Futuro e Libertà”, il viaggio al buio continua. Oggi, alla manifestazione indetta dalla Fiom, non sarà presente il più grande partito di “opposizione”. Un’altra Italia è possibile? A Napoli dicono che se “chillo chiagne e fotte”, è pur vero che “a buono cavallo nun le manca sella”.

Antonio Bertinelli 16/10/2010

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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