vecchi pensieri 40 (Il canto del cigno)

Il canto del cigno

Siamo travolti da una grande mole di “patacche” televisive. Anche i maggiori quotidiani non brillano per lo spessore delle notizie e, prigionieri di assetti editoriali “impuri”, si occupano in genere di cose lontane dai grandi temi che investono l’interesse comune. Cronaca nera, pettegolezzi, bugie, farsa politica, vicende d’alcova e proclami dal sapore elettorale nascondono, tra l’altro, la reale situazione economica del Paese, le speculazioni di chi ne approfitta, la crisi di molte imprese, la precarietà diffusa, la crescente disoccupazione ed il tributo, sempre più alto, che continueremo a pagare all’Europa costruita sul mercatismo, secondo i programmi allestiti da certe aggregazioni elitarie nazionali ed internazionali. Esiste ancora un residuo di dissenso (mal tollerato) che cerca di porre un argine alle tracimazioni di regime. Purtroppo è del tutto ininfluente per modificare le leggi che regolano e muovono i grandi numeri di cui si avvale Sua Maestà e qualche Sua Altezza Reale. Le inconfessabili complicità di vecchi “compagni”, dei quali alcuni, ancora in attività dietro le quinte, ci hanno precipitato nel presente con tutti i suoi inquietanti interrogativi. Attraverso il condizionamento mediatico e grazie allo snaturamento del Diritto, piegato fino all’inverosimile agli interessi di parte, siamo finiti nella bocca di una morsa. Da una parte c’è la ganascia del “ghe pensi mi” e dall’altra quella dell’Europa. Entrambe le ganasce non presentano segni d’usura dovute agli effetti di una buona informazione e/o a qualche forma di valida opposizione politica, sono perfettamente allineate e pronte al serraggio definitivo. Un coacervo di interessi economico-finanziari ed una manica di lestofanti senza scrupoli stanno preparando un futuro che suscita profonda angoscia. In seguito alla crisi da loro stesse causata, le banche hanno avuto gli aiuti di Stato, ai paria, quando sono stati fortunati, è stata concessa la Cassa Integrazione Guadagni a breve termine. Mentre, pur fuori dai teleschermi e dalle prime pagine dei giornali, la crisi si palesa nei privati familiari in tutta la sua gravità, mentre le continue “riorganizzazioni” di grandi società originano persino catene di suicidi come in Francia, nel Veneto moltissime aziende stanno vivendo la loro agonia. E nel silenzio. Così come un numero spaventoso di senza nome, dal Sud al Nord, è rimasto o si accinge a rimanere privo di lavoro. Ci dicono che sono solo notizie ansiogene, che prostrano la psiche e quindi non vanno diffuse. E’ sempre per il bene degli Italiani che si continua a magnificare la UE dei cittadini mentre, come se non bastasse la grave destabilizzazione socio-economica, già indotta dall’allargamento ad Est, c’è chi aspetta bramosamente la ratifica del Trattato di Lisbona da parte della Repubblica Ceca per iniziare a buttare nella pattumiera della Storia le Costituzioni nazionali. E’ solo per ignoranza che, pur essendo fuori dai giri delle cosche che contano, si tace o si tifa per lo storico evento? Se si volge lo sguardo a quello che si è già verificato sia sotto il profilo normativo che in termini di dissesti occupazionali, e si leggono con attenzione alcune disposizioni del Trattato di Lisbona, non ci sembra esagerato paragonarlo ad una sorta di golpe bianco, da cui non sono riusciti a sottrarsi neppure i coriacei Irlandesi. E’ evidente che non si voglia partecipare ai tacchini l’approssimarsi del Natale e la fine a loro riservata per l’occasione. Gli struzzi addirittura devono essere macellati senza che ne abbiano il pur minimo sentore. In caso contrario le loro carni diventano immangiabili. La democrazia in Italia è attualmente molto più a rischio di quanto lo sia altrove in Europa. Lo spirito gregario che sembra contrassegnare chi occupa posizioni medio-alte nelle varie Amministrazioni, la viltà e l’opportunismo di “chi sale” a motivo di quegli stessi requisiti, aggiunti all’ignoranza scientemente coltivata nella massa, non lasciano prevedere alcuna via di fuga per il popolo reso beota dagli incessanti bombardamenti di un’informazione partigiana e, in alcuni casi, pigra, gossipara o non adeguatamente documentata. La situazione interna vede approssimarsi la fine dell’indipendenza della Magistratura, un decisivo ridimensionamento dei suoi strumenti d’indagine ed un disinvolto impiego delle Forze di Polizia per contenere legittime manifestazioni pubbliche entro alvei ben definiti, e soprattutto lontano dai riflettori. All’estero siamo costosamente e considerevolmente impegnati per esportare “democrazia” (in loco non del tutto desiderata) sotto l’ombrello della Nato. C’è poi la questione Europa la cui compiutezza è per certi versi desiderabile da tutti mentre per altri non entusiasma affatto. E’ da rifuggire quello che consentirà, più di quanto sia possibile oggi, il governo “imperativo” di una casta sovranazionale senza alcuna investitura elettiva. A noi, bontà loro, è stato concesso di avere un Parlamento di nominati, l’Europa che verrà sarà guidata da personaggi completamente invisibili e quindi ancor più privi di controllo popolare. Il testo unitario, su cui manca la firma della Repubblica Ceca, è ricco di “trappole” e, solo per stigmatizzare quelle più pericolose, introduce implicitamente la pena di morte in caso di guerra, di disordini, di insurrezione; prevede inoltre l’obbligo della solidarietà tra Stati nel partecipare a campagne militari contro il terrorismo. Ma chi deciderà ciò che dovrà essere considerato “disordine” e ciò che dovrà essere ritenuto “gesto terroristico”? Nel rilevare le ambizioni e le suscettibilità di certi personaggi nostrani, è lecito pensare che anche un corteo di futuri affamati potrà essere ritenuto fonte di “disordine”, cosi come le reazioni di popoli proditoriamente “democratizzati” potranno essere considerate “gesta terroristiche”. No, proprio no, questo genere di Europa, al pari di quello che sta accadendo in Italia, non ci piace ma, fatte salve alcune eccezioni, tutto si sta consumando nel silenzio. La Rete fa del suo meglio per sollecitare riflessioni di più ampio respiro, ma sarebbe ancor più utile se venisse affiancata da chi scrive per mestiere ed ha il privilegio di poterlo fare senza doversi genuflettere ad un padrone.

Antonio Bertinelli 15/10/2009

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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