Giustizia 2022? un incubo (128 puntata)

Tra qualche ora inizierà formalmente il processo contro il nostro amico, accusato di simulazione di reato. Il procedere di certi magistrati in tema di A.d.S., come quello di privare il “beneficiato” di una figura da lui scelta, per appioppargli  quella cara al tribunale, viene ritenuto da qualche giornalista una bieca moda, noi invece riteniamo che sia l’arrogante esercizio di un potere eversivo, segno dei tempi che corrono. L’altra novità riguarda un pò di posta elettronica che metteremo in coda, dopo aver lievemente divagato sugli anni che viviamo. Qualche giorno fa mentre stavamo in fila alla cassa di un supermercato, tra i meno pretenziosi della città, abbiamo assistito al battibecco tra un po’ di clienti ed una cassiera. I primi si lamentavano che i cartellini dei prezzi posti sui banchi delle merci non erano corrispondenti alle “battute” che si evidenziavano sul display del registratore di cassa, la seconda tentava di giustificarsi per gli scostamenti. A propria difesa la cassiera diceva che il ritmo degli aumenti dei costi degli articoli era talmente incalzante da non consentire al personale l’aggiornamento quotidiano delle targhette poste sugli scaffali della roba in commercio. Asseriva in aggiunta che per molti prodotti la ripetitività degli incrementi nel breve periodo aveva portato il prezzo di vendita a rincari del 40-50% e che le cifre ufficiali dell’inflazione riportate dai notiziari televisivi non erano veritieri. Per associazione di idee ci siamo trovati a rimuginare sul genere d’informazione che caratterizza sempre di più i media sotto il ferreo controllo della classe dominante. Silenzi e/o menzogne vanno in onda a reti unificate e vengono pedissequamente enfatizzate da quasi tutta la stampa nazionale. Per arrivare a conoscere dati e fatti disallineati da quelli “ufficiali”, se pur con molta difficoltà, alcune fonti le possiamo trovare in Rete, dove il controllo è meno capillare, dove la revisione del censore non può logicamente essere preventiva ed è meno immediata di quanto possa essere in Tv. A volte la “correzione” arriva su richiesta di chi ha interesse a non rendere pubblici i fatti narrati nella sede informatica pubblica. La piattaforma Web “Il Cannocchiale.it”, vecchia e distopica esperienza editoriale, è stata dapprima, per qualche tempo, resa inaccessibile ai suoi blogger ma raggiungibile per la lettura degli articoli ivi pubblicati, successivamente è stata eliminata del tutto. Con la sua rimozione è andato perduto un formidabile archivio digitale ed un pezzo del nostro passato. Quante persone ne avvertiranno con rimpianto la scomparsa? Fuori di Internet, dove il controllo e l’imbrigliatura della dissidenza sono più ovattate, chissà in quanti si accorgono di essere gabbati dalla propaganda spacciata per informazione? Prima di affidare alla tastiera del PC i nostri pensieri abbiamo lasciato decantare le emozioni e solo oggi mettiamo l’accento su quanto, con l’insediamento del nuovo governo, secondo il nostro punto di vista, non sarebbe dovuto più accadere, mentre invece sembra addirittura che abbia preso maggiore forza. L’uccisione anche di un solo essere umano da parte di un suo simile (uomo o donna che sia) desta raccapriccio. La morte violenta di 104 donne nel corso del 2022 suscita senza dubbio ancora più forti emozioni. Il punto però è che il dato proposto il 24 novembre come numero di “femminicidi” verificatisi è stato deliberatamente alterato. Secondo Il Prefetto Francesco Messina, direttore della centrale anticrimine della Polizia di Stato, il numero esatto è pari a 36. Tanti sono i delitti classificabili come “femminicidi” su sessanta milioni di abitanti. L’ennesima menzogna è stata platealmente diffusa da una delle massime sedi istituzionali. L’esercizio della violenza, cosa ahimè ineliminabile, è carattere peculiare dell’umanità la cui storia ne è costellata ed è pura impostura attribuire tale inclinazione in via esclusiva all’uomo. Per una veloce e pur datata panoramica in tema basterebbe leggere qui. Asserire il falso sul numero degli omicidi di donne “serve gonfiare artificialmente il numero dei cosiddetti femminicidi per costruire un’emergenza altrimenti immotivata, dobbiamo lanciare un allarme sociale parlando di strage, mattanza, ecatombe, genocidio perpetrato dal genere maschile ai danni delle donne … quindi ogni soggetto di genere femminile, da zero a 100 anni, ucciso per qualsiasi motivo da uomini o anche da donne, è catalogato come femminicidio”. Si sa che, tra i vari strumenti da sempre a diposizione dei governi, ci sono le bugie e le minacce. La corruzione maturata a lungo con tutti i partiti d’accordo ma che si fingono contrapposti, le sconce congreghe Eu-Nato di tutti quelli che si sono affacciati sulla scena politico italiana dopo Tangentopoli, hanno potuto dare spazio ad ogni trasformismo, opportunismo e affarismo sotto lo sguardo benevolo del Colle. Siamo giunti al fondo di trent’anni di politica svenduta e di stampa sottomessa. Viviamo in una società profondamente malata, che in ultimo ha subito il “sabotaggio” scientemente programmato dell’immigrazione incontrollata (dagli effetti simili a quelli di un’arma a grappolo) con una moltitudine in crescita di genti senza dimora e senza un adeguato reddito che “occupa” le periferie delle città. Dopo i silenzi tattici su gravi problemi mai risolti, lasciando alle spalle l’uso di messaggi subliminali, ormai soppiantati da una grossolana propaganda chiamata informazione, ora arrivano anche le punizioni esemplari stabilite per decreto governativo. Non è ampliando il ricorso al codice penale e aumentando le pene che si può cambiare la grave situazione in cui versa il Paese, di fatto colonizzato in ogni sua espressione. Predisporre dei nuovi strumenti per reprimere significa affinare un’azione totalitaria di dominio per assorbire/catturare il dissenso e marchiare il “deviante”. Il processo di esclusione serve al capitalismo, comunque oggi lo si possa terminologicamente rinominare nella fluidità dell’economia liberista, al fine di ottimizzare il consenso di masse acritiche, asservite e facilmente manipolabili. Questo può rassicurare coloro che, osservando e, nel contempo, disprezzando gli stigmatizzati, si ritengono migliori, ma in pratica non risolve alcuno dei problemi veramente pressanti per gli Italiani, incluso quello di poter contare su un governo capace di impegnarsi e di investire per diminuire i carichi di lavoro di quell’opificio, generante afflizioni, brutalità, malattie e morti, che sono le prigioni. La logica della massimizzazione del profitto, nel vuoto socio-politico odierno, sta intensificando comportamenti individualistici così esagerati da indurci a supporre una non lontana fine della nostra civiltà. Quanto potrà mai interessare, ad uno delle decine di migliaia di soggetti amministrati da un A.d.S. estraneo alla cerchia dei parenti o degli amici, se la pena detentiva e la multa di chi organizza o promuove l’occupazione di terreni o edifici per lo svolgimento dei rave party sono esemplari? La cronaca ci dice che ogni cittadino, specialmente se benestante, in determinati frangenti, rischia l’imboscata da parte di giudici tutelari e aspiranti amministratori di sostegno. L’esiziale sodalizio, per dirla volgarmente, può fare di lui (“beneficiato”) e del suo patrimonio quello che cazzo gli pare, senza che lui stesso si possa opporre o altra autorità possa eccepire. Immettere i deboli nella filiera della “tutela”, trasformare i cittadini di questo povero Paese in un popolo di amministrati è forse la nuova frontiera degli inarrestabili epigoni ammaestrati dall’avvocato Paolo Cendon? Riportiamo qui alcune considerazioni extrapolate da una lettera che il prof. Carlo Gilardi scrisse ad uno dei suoi A.d.S. imposti dal magistrato prima di finire forzatamente ricoverato: “Gentilissima signora avvocato xxxx, a causa del mio conto corrente alquanto robusto trovo difficoltà a divenire libero e credo di aver intuito che esso sia alquanto appetitoso poiché, con norme legali, può essere alleggerito in favore del tribunale e forse di qualche addetto”. Sono espressioni chiare ed inequivocabili eppure il prof. Gilardi, come tutti gli altri che incappano in alacri giudici tutelari affiancati da altrettanto solerti avvocati “amministratori”, non è riuscito ad evitare la perdita della disponibilità del proprio patrimonio e peggio ancora la perdita della propria libertà. Casi analoghi sono la regola. Sembra che a volte nel matrix delle amministrazioni di sostegno cadano “con ruolo attivo” anche i familiari dei beneficiati. Tra questi non molto consueti casi c’è quello che riguarda Lando Buzzanca. La sua compagna (sostanzialmente allontanata da lui) si sta battendo come una leonessa per far riconquistare al grande attore la perduta libertà. Riteniamo ineccepibili le sue vibrate rimostranze per bucare il velo dell’omertà che copre una certa giurisdizione. Resta il fatto che le frasi di Francesca della Valle sono appunto solo parole e non proiettili, dunque, specialmente per chi ha la faccia come il deretano, non rappresentano un pericolo. Ci associamo alla richiesta dell’associazione “Labirinto 14 luglio” per l’abrogazione della legge n. 6/2004. Torniamo al nostro racconto mettendo di seguito della corrispondenza elettronica intercorsa tra il reclamante, uno dei suoi avvocati e l’A.d.S. della sorella dal 13 al 16 novembre 2022. A tutt’oggi, giustificandosi con il fatto che vuole l’autorizzazione del giudice tutelare, l’A.d.S. non ha mai pagato/rimborsato nulla di quanto avrebbe dovuto già pagare/rimborsare, né ha provveduto ad assumere una donna delle pulizie per la sua amministrata lasciandola in condizioni miserabili.

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L’A.d.S. scrive ad uno degli avvocati del reclamante:

Gentile collega 

ti rimetto il dettaglio del condominio relativo all’appartamento di via xxxx

Sussistendo una comunione ereditaria (eredi della signora XXXX) faccio presente che provvederò al pagamento del 50% di quanto dettagliato, previa autorizzazione del Giudice Tutelare.

Vorrà, cortesemente, l’amministratrice (che mi legge in copia) pazientare per incassare il dovuto, quantomeno fino all”autorizzazione che provvederò a richiedere oggi stesso.

Cordialmente

l’ADS

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L’A.d.S. scrive ad uno degli avvocati del reclamante:

Gentile collega buongiorno

prendo atto della morosità maturata relativamente all’appartamento di xxxx (di proprietà del tuo assistito) per rilevarti quando segue.

Posto che ritengo di sottoporre la questione al Giudice Tutelare, nella fattispecie, dato che l’appartamento di xxxx, ove vive la beneficiaria, è di proprietà del tuo assistito, le spese straordinarie sono necessariamente poste in capo allo stesso.

Ad ogni modo, considerato che nell’immobile, all’esito del decesso della madre, signora xxxx, che era usufruttuaria, tutt’ora ci vive l’amministrata, ritengo che in qualità di comodataria dell’appartamento le spetterebbe il pagamento delle sole spese condominiali ordinarie, oltre che delle utenze.

Previa autorizzazione del G.T. pertanto provvederò al pagamento delle spese condominiali ordinarie.

 Cordialmente

avvocata xxxx

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Il reclamante scrive ad uno dei suoi avvocati:

Ciao xxxx,
l’A.d.S. xxxx mi ha trasmesso copia dei contatti che ha con i S.S.
via e.mail.
Ti trasmetto l’essenziale, ovvero quanto di seguito:

“Buongiorno dottoressa xxxx

allego il mod Isee per l’attivazione dell’assistenza domiciliare.

Devo segnalare che sto contattando la beneficiaria da ieri, per
portarle il contante e della spesa, ma non risponde al telefono.

Chiederei al fratello della beneficiaria (che mi legge in copia,
unitamente alla collega xxxx che lo assiste) di darmi riscontro nel
caso l’avesse contattata di recente.

Escludo sia un problema di mancato pagamento delle utenze perché le
fatture che mi ha rimesso sono state tutte saldate.

A questo punto, dato che esula dai miei compiti quello di accedere e
monitorare la beneficiaria (non ne avrei nemmeno le competenze) è
assolutamente necessaria l’attivazione dell’assistenza domiciliare e
comunque l’intervento dei Servizi Sociali (più volte sollecitato).

Gentilmnete mi può contattare al telefono così da ragionare su un
efficace e corretto intervento da attuare?”

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Puoi assicurare all’A.d.S. che vedo quotidianamente mia sorella. L’ho
vista anche ieri pomeriggio e stava bene, naturalmente nella misura in
cui può stare con la sua patologia cronica. Anche se spesso si assenta
mentalmente, non risponde al telefono o al campanello dell’abitazione,
non appare soggetto che sta coltivando idee suicide. Mi ripeto e
scrivo affermando che ha bisogno soltanto di far pulire la casa e di
qualcuno che l’aiuti a curare la propria igiene personale. La sua
amministratrice, dato quello che percepisce mensilmente mia sorella,
non può pretendere un servizio gratuito come la stessa chiede ai
Servizi Sociali. Deve mettere mano ai soldi di mia sorella per
provvedere alle sue esigenze e NON CHIEDERE AIUTO AD ALTRI ! Mia
sorella, da quando mi sono cominciato ad occupare di lei, non è mai
stata nelle condizioni igienicamente indecenti attuali. Il
sottoscritto non andava pietendo gli interventi gratuiti dei Servizi
Sociali (tra l’altro, non spettano a mia sorella). Ti prego di
trasmettere il mio messaggio alla tua collega.
Grazie per l’attenzione, xxxx

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L’avvocato risponde al reclamante:

Certo, comunico “addolcendo” un poco il tuo messaggio.

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Il reclamante risponde all’avvocato:

Va bene, addolcisci pure.

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1/12/2022 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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