Giustizia 2022? un incubo (92 puntata)

Dopo la firma della nomina dell’A.d.S. il nostro amico ha depositato un nuovo reclamo, di cui forniremo copia nei giorni successivi. Ha inoltre delegato un avvocato per incontrare in sua vece l’amministratore citato. La vicenda del prof. Carlo Gilardi, incredibilmente ferma nelle determinazioni del giudice tutelare lecchese, che lo ha fatto rinchiudere in una lussuosa RSA, in contrasto del suo esplicito desiderio di rimanere libero, si è invece mossa in rapporto all’avvenimento parallelo delle denunce per diffamazione nei confronti del “figlioccio” – badante Brahim El Mazoury e dei giornalisti che iniziarono ad occuparsi del caso oltre un anno fa. Date le condizioni ambientali (secondo gli accusati non proprio serene) ieri gli avvocati difensori hanno chiesto la rimessione del giudizio alla Corte di Cassazione. Prendiamo a pretesto l’aggiornamento per allargare la visuale sul contesto che incornicia la nostra storia. L’11 febbraio 2013 un video della BBC fece il giro del mondo. Nel giorno in cui Papa Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni un fulmine ha colpito il “Cupolone”. I fulmini sono fenomeni meteorologici comuni, ma le dimissioni di un Papa, che illo tempore si congedò con queste parole: “Per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito”) non sono episodi ricorrenti. Ratzinger era il primo Papa che si “dimetteva” a sette secoli di distanza dal “gran rifiuto” di Celestino V. Per alcuni studiosi di Chiesa la declaratio del 2013 non fu un vero e proprio abbandono, ma un annuncio di “sede impedita” così come previsto dall’art. 412 del codice di diritto canonico, nel caso il Vescovo diocesano sia impossibilitato ad esercitare l’ufficio pastorale. Nessuno mai saprà rispondere con certezza in proposito però dobbiamo riconoscere che il Papa emerito colse con largo anticipo lo spirito dei tempi. Si rese conto che non avrebbe potuto onorare i suoi impegni secolari e decise di servire la Chiesa attraverso una vita da monaco dedicata alla preghiera. Qualche giorno fa, a sottolineare i grandissimi cambiamenti in atto, Papa Bergoglio si è lasciato intervistare in una trasmissione d’intrattenimento televisivo per palati, secondo noi, non troppo raffinati. Papa Francesco ha ritenuto opportuno condurre più apertamente la Chiesa nella globalizzazione e renderla funzionale ai nuovi rapporti di sottomissione cercati e messi a punto dal finanzcapitalismo. L’esistenza e la persistenza del male sono cose antiche. Oggi che, dopo il vuoto trentennale della politica parlamentare, sembrano spalancarsi tutte le porte dell’inferno, sembrano diventare orrifica folla ipocriti, ladri, falsari e traditori, appaiono più apprezzabili le preghiere di un grande ed umile teologo che gli equilibrismi di un papa dialogante per necessità di promozione istituzionale. Benedetto XVI deve avere avvertito molto nettamente l’avanzare delle tenebre e, alla fine di un concistoro ordinario, colse di sorpresa tutti i cardinali dimettendosi. Se con il male non si parla è pur vero che, così come stanno le cose, lo si subisce in tutta la sua devastante potenza. Nelle periferie del mondo continuano rivoluzioni e colpi di stato. Il caos, sommato a diverse e crescenti imprevedibilità, accelerato dalla pandemia con le sue destrutturazioni, vede contrapposti i mai sazi appetiti degli Usa e le ovvie istanze policentriche di Russia e Cina. L’Italia sta rischiando una marginalizzazione irreversibile grazie alle contraddizioni esistenti all’interno della Nato ed alle ridefinizioni dei rapporti di forza tra le diverse collocazioni delle élites del capitalismo occidentale. Inaspettatamente, aprendo qualche crepa nel sistema sostenuto dalle classi dominanti, Amnesty International ha denunciato le misure adottate dal governo italiano per combattere il Covid-19 in quanto profondamente lesive dei diritti civili. Per tutto il resto, senza che qualche alto rappresentante istituzionale profferisca parola, gli Italiani continuano a vivere nel disagio delle incertezze reddituali, nello stillicidio delle morti sul lavoro, in una situazione di sudditanza generale, a subire la contrazione di diritti che ritenevano acquisiti, ad essere risucchiati nelle vecchie e care logiche di cui l’attuale premier fu battistrada per conto terzi negli Anni Novanta del secolo scorso. Il Presidente del Consiglio ha accelerato la cessione di grandi beni immobiliari, confermando ancora una volta l’Italia nello stato di espressione geografica neocoloniale. Il profitto viene prima di tutto. Il complesso monumentale di Villa Ludovisi e del Casino dell’Aurora, che custodisce una pregevolissima opera di Caravaggio, rischia di finire alienato alla Fondazione Bill & Melinda Gates, in violazione della Costituzione (art. 41 ; art. 42). Le norme fondanti, come i dettami costituzionali, quelle alle quali tutte le leggi si sottomettono o sono tenute a non contraddirne i principi, rispecchiano il comune sentire delle epoche in cui sono state redatte. L’espressione di valori condivisi, il rispetto di regole democratiche, i pesi ed i contrappesi tra poteri dello Stato, attribuiscono carattere sacro al comune sentire. Meno è solido il senso di appartenenza storico ad una comunità socio-politica e meno sorge lo scrupolo deferente nei riguardi di quei dettami che dovrebbero resistere al passare del tempo. Le nuove generazioni senza formazione ideologica, con la testa pregna di una sintesi dei “valori” della globalizzazione, personalità istrioniche, destinate all’accumulo di esperienze informi e distaccate, si lasciano guidare docilmente verso l’annullamento identitario. La maggior parte non ha molto da eccepire, così il processo di acculturazione, condotta a tappe forzate sulle masse con qualunque mezzo a disposizione, ha consentito che la Costituzione, caratterizzata da popolarità, rigidità, lunghezza, compromissorietà, democraticità e programmaticità si trasformasse in “gualcibile” come se fosse carta da pizzicagnolo. La Costituzione Repubblicana è così finita in balia del partito unico parlamentare, suddiviso in diversi club trainanti, con la stessa autorevolezza che si riserva al regolamento del circolo bocciofilo di quartiere. Più o meno di pari passo ci siamo trovati a dover convivere con un certo genere di magistratura, quanto meno con quella parte fotografata dalla cronaca quotidiana , infarcita di soprusi ed arricchita dalle terribili confessioni di Luca Palamara. Per una specifica tipologia di toghe siamo oltre le trattazioni dottrinali, siamo oltre le interpretazioni soggettive, siamo oltre le deficienze professionali, siamo alla mera erogazione di provvedimenti iniqui ed entriamo nella dimensione di un potere eversivo. Il punto di forza di certi magistrati non è più il dovuto rispetto del dettato costituzionale ma la loro intoccabilità a prescindere. Se qualcuno di loro viene criticato scattano a sua tutela le difese d’ufficio. Ormai le cose vanno così. Se qualche p.m., per qualunque recondita ragione, muove delle accuse immaginose ad un cittadino, questo deve stare buono ed in silenzio in attesa che la faccenda si estingua per bontà intrinseca dell’azione giudiziaria (in quanti anni? Con quali esiti?). In effetti le azioni giudiziarie pretestuosamente e sfrontatamente portate avanti non sono poi così rare. Nella storia che stiamo raccontando emergono indagini superficiali e/o inesistenti, gravi pregiudizi, comportamenti impudenti e delle falsità. Capita anche che a volte gli avvocati finiscano per essere considerati intralci alle tesi (anche le più strampalate) dei p.m. ma questi professionisti non dovrebbero nascondersi solo dietro agli eccessi di alcune procure. Certe “sentenze” dei p.m., proprio perché di scarso rilievo mediatico o perché ritenute “scomode” dagli avvocati stessi, rimangono a dormire nei fascicoli senza che mai qualcuno se ne faccia carico nell’interesse esclusivo del “bersagliato”. A Roma gira un avvocato che si inventa denunce e cause che durano anni, tanto poi se le perde, non paga nulla perché risulta nullatenente. Nessuno riesce a fermarlo. Non si può disconoscere che quando si individuano magistrati corrotti i loro compari sono spessissimo avvocati. Non si può disconoscere che si verifica la sistematica violazione della “Convenzione ONU sulla disabilità” dalla quale inosservanza ci sono “professionisti” del ramo che traggono vantaggi. (https://dirittiallafollia.it/2021/06/05/la-realta-dellamministrazione-di-sostegno-in-italia/). Nel suo ciclico celebrare (a cui non sempre seguono azioni conformi) è accaduto che anche il “capo” della magistratura si sia espresso così: “Neppure i cittadini debbono avvertire timore per il rischio di decisioni arbitrarie o imprevedibili che, in contrasto con la doverosa certezza del diritto, incidono sulla vita delle persone”. Suggestive parole che stridono con la mesta storia del nostro amico o quella del prof. Carlo Gilardi. Senza richiamare la tragica vicenda giudiziaria di Paolo Borsellino, o altri episodi di grande caratura, come non pensare allo schieramento ideologico presente nella magistratura a detrimento della famiglia in quanto sodalizio degno di tutela costituzionale? Grazie ai condizionamenti antimaschili, a quelli derivati dalle politiche di genere, alla marginalizzazione della figura paterna, al ricorso a figure esterne all’albero genealogico per affidare e/o amministrare figli, genitori, cugini, o chiunque altro, certa magistratura pianta con freddezza dei cunei all’interno della connessione solidale delle famiglie più “deboli” proprio al fine di infiacchirne i vincoli affettivi. E non lo fa per tutelare gli interessi dei “beneficiati”. Le scimmie possono contare sui legami familiari per sviluppare relazioni sociali, per coltivare l’amicizia e la fiducia verso altri soggetti, per migliorare le cure parentali, per far riconoscere il cibo ed i pericoli ai piccoli, per arricchire il loro sapere. La famiglia umana in qualche condizione di fragilità, e per tale motivo “assistita” da un certo genere di magistratura, finisce per avere meno diritti di quanti ne abbiano ancora i primati che vivono in natura. Questo è un aspetto della realtà con cui dobbiamo forzatamente convivere. Tutto il resto, dal discettare del pennivendolo di cronaca giudiziaria all’avvocato che manifesta turbamento per quello che vede in tribunale, dal magistrato che non perde la passerella per autocelebrarsi al politico che si improvvisa strumentalmente come costituzionalista, il mitico blocco delle “porte girevoli” tra parlamento e giurisdizione, la stessa ventilata prossima “riforma” del CSM, è solo farina del diavolo.

12/2/2022 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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