Giustizia 2021? un incubo (70 puntata)

Il 12 dicembre 2020 scrivevamo: “Non abbiamo elementi per stabilire il confine tra superficialità professionale, menefreghismo, supponenza, disprezzo per la “clientela”, complicità e carrierismo. Abbiamo letto però: Magistrati, ogni anno vengono archiviati 1200 procedimenti disciplinari ma nessuno sa perché” (vedi 32 puntata). Leggendo l’incredibile storia che stiamo narrando qualche lettore è stato lapidario dicendosi convinto che nell’analisi cronologica dei fatti è appariscente non tanto la trasandatezza giurisdizionale quanto il dolo. Lo stiamo riportando soltanto per dovere di cronaca. Riteniamo anche che la grancassa televisiva, successiva alle “vicende Palamara ed Amara”, può avere i suoi mandanti e le sue finalità (magari pure poco edificanti) per mettere a fuoco le aberrazioni comportamentali di certi magistrati, ma di certo, parlando dei loro misfatti, rivela semplicemente un’agghiacciante verità. L’iniziativa referendaria sulla Giustizia non è cosa da irridere o iniziativa provocatoria al fine di delegittimare la Magistratura. A tale scopo bastano e avanzano i suoi numerosi componenti che hanno rotto il patto sociale con il Popolo in nome del quale dovrebbero emettere decreti e sentenze. Per chi stava a ridosso del sistema di (auto?) governo della magistratura quanto recentemente divenuto di dominio pubblico era cosa conosciuta. Il modello di giurisdizione friabile e permeabile, con annessa attività di coperture ed insabbiamenti, con i suoi metodi di selezione-cooptazione, sta ancora bene a troppi che rimangono nell’ombra. Dopo l’emblematica vicenda di Enzo Tortora, attraverso il risultato referendario sulla responsabilità dei magistrati, ci si rese conto, già allora, di come la pensavano gli Italiani, poi beffati dal legislatore. Finora non sono emerse correlazioni esaurienti tra grandi dispiaceri ed insorgenza di tumori. Forse la “scoperta” scientifica non sarebbe gradita in alcuni centri di potere, forse lo studio avrebbe necessità di un numero consistente di casi, c’è l’impossibilità etica di attivare stress da laboratorio, c’è la complessità dell’essere umano e delle sue risposte biologiche, forse si dovrebbero prendere in considerazione troppe variabili, di sicuro lo “stress” annovera un’ampia gamma di cause alle quali ogni individuo reagisce in modo diverso e la risonanza del loro impatto dipende da come il singolo li vive e li affronta. Un grosso studio fatto in Inghilterra ed in Scozia nel 2019, su un totale di 163.363 persone seguite per una media di nove anni e mezzo ha rilevato che in questo lasso di tempo si sono verificate 16.267 morti, di cui 4.353 per cancro. Lo studio ha concluso che le persone che avevano dichiarato un livello di stress elevato sono morti di cancro con percentuale superiore del 32% rispetto a quelle che avevano dichiarato un livello di stress inferiore. Secondo gli stessi scienziati che hanno condotto la ricerca l’ipotesi biologica di un legame fra stress e cancro esiste ed è solida. In condizioni di stress cala il numero dei linfociti NK, si altera l’asse ormonale fra ipotalamo e ipofisi, aumenta la risposta infiammatoria dell’organismo, sale il livello di cortisolo nel sangue, diminuisce la capacità di riparazione dei danni al DNA, tutti fattori che minano la capacità personale di difenderci dal cancro. I dati dello studio fanno ipotizzare che quanto avviene a livello cellulare si traduca effettivamente in una maggior suscettibilità al cancro anche per l’intera popolazione. Dopo le accuse infamanti Enzo Tortora, ancora “giovane”, morì di cancro nel 1988. Meno noto, anche lui vittima delle falle del sistema giudiziario italiano, attaccato da una malattia oncologica dopo un’incredibile vicenda processuale, nel 2015 morì persino un magistrato: Mario Conte. Non siamo cultori di filosofie meccanicistiche per cui asseriamo che i fenomeni sono provocati e governati da cause identificabili e preordinate, tali che ad una causa data segue solo un dato effetto, però la coincidenza ci lascia basiti. Anche il nostro amico reclamante, dopo aver tentato inutilmente di difendere giuridicamente gli interessi delle sue congiunte, con i risultati in questa sede documentati, sta per affrontare una terapia oncologica.

27/6/2021 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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