vecchi pensieri 137 (La fine può attendere)

La fine può attendere

Nella seconda metà degli anni 80 del XX secolo l’Urss venne sedotta dalla democrazia occidentale. Agli inizi degli anni 90 le poesie al comunismo, recitate fino a pochi anni prima dalla nomenclatura sovietica, cessarono con la stessa rapidità con cui ci si può cambiare un pullover. ”The evil empire” finì disintegrato politicamente, socialmente ed economicamente. La sbornia di libertà si trasformò presto in tragedia sia per la Russia che per altri stati post sovietici. Il programma economico favorito ex abrupto da Boris Eltsin portò alla chiusura, tra fabbriche ed aziende agricole, di 70.000 imprese statali. Seguirono disoccupazione di massa, sfruttamento inaudito dei lavoratori, liberalizzazioni tariffarie, inflazione, miseria, pensioni da fame, distruzione dei servizi sociali, quadruplicazione del crimine violento, corruzione alle stelle, far west legale, prostituzione, alcolismo smodato, uso di droghe, aumento esponenziale di suicidi e malattie, crescita vertiginosa dei prezzi dei farmaci, netto abbassamento della soglia relativa alle aspettative di permanenza in vita, rapporto tra mortalità e natalità di quattro a uno. Gran parte dei beni statali furono privatizzati per pochi soldi o “rubati” da personalità politiche e burocrati. L’avvento del neoliberismo in Russia e nell’est Europa ha comportato un peggioramento verticale delle condizioni di vita delle masse. Gli oligarchi hanno accumulato immense fortune, ma la popolazione di questi paesi, che adesso non fa più la coda davanti alle macellerie, cosa ha guadagnato dal cosiddetto processo di riforme? Lo Stato che ai tempi dell’Unione Sovietica poteva ostentare il miglior sistema sanitario e scolastico gratuito per tutti ora è una miniera di indigenza e disuguaglianza. Nel ricordo dei Russi l’anno zero coincide con il 1998, in una sola notte il rublo diventò carta igienica ed i risparmi di una vita svanirono. Giunto sulle ali della perestrojka, della glasnost e della sovranità popolare il capitalismo sfrenato ha ucciso il 10% della popolazione. Del mondo di pace e abbondanza che promisero gli strateghi del grande capitale dopo la caduta del muro di Berlino non è rimasto che il ricordo. I lavoratori dell’est Europa sono i più sfruttati del Continente con condizioni contrattuali indecenti e salari scarsi. Paesi come l’Ungheria, che fino agli anni 80 dovevano controllare solo un pò d’inflazione, ora sono a rischio di bancarotta. Analoghi scenari si prospettano per la Repubblica Ceca, la Slovenia e la Romania. Il golpe di Mosca del 1991, quello che consentì ad Eltzin di scalzare Mikhail Gorbaciov, presenta ancora dei lati oscuri. Secondo alcuni studiosi quel “falso colpo di Stato” faceva parte di un più ampio piano anglo-americano proteso ad accelerare il collasso dell’Urss al fine di predarne le ricchezze finanziarie ed energetiche. Legami emersi poi alla luce del sole, come nel caso di Mikhail Khordokovsky, che prima di finire in galera lasciò la Yukos Oil al suo socio Jacob Rothschild, rendono verosimile l’ipotesi. Dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica abbiamo assistito ad un proliferare di guerre per il controllo dei mercati mondiali, per la concentrazione in poche mani di settori industriali, commerciali e finanziari. Dove non sono arrivati i bombardamenti aerei e le invasioni degli eserciti sono arrivati complicati algoritmi finanziari, debiti pubblici insostenibili e privatizzazioni a pioggia. L’Ue è nata all’ombra del dominio dalla seconda fila sui governi e con l’usurpazione della struttura dei controlli dall’interno in barba ai conflitti d’interessi. I grandi azionisti delle maggiori banche e delle maggiori corporations godono di tutta la libertà che desiderano. Hanno provocato una crisi economica-finanziaria epocale negli Stati Uniti ed hanno fatto in modo che si propagasse all’Europa. Il sistema bancario anglo-americano è virtualmente fallito, ma, grazie alla fittissima e complessa ragnatela di interconnessioni che legano tutti gli istituti di credito, sta presentando il conto all’Europa, o meglio ai popoli europei. La crisi, che non è arrivata per dabbenaggine, è stata costruita al tavolino dall’oligarchia mondialista e la moneta unica è diventata una trappola senza vie di fuga. Inoltre i cittadini, come costo aggiuntivo dell’austerità imposta dai banksters, sperimentano la sospensione della democrazia in forme sempre più marcate, mentre l’economia nazionale è sempre più simile ad una carcassa in via di decomposizione. Per adesso i mostri famelici della finanza internazionale non hanno interesse a spingere l’Italia, già avviata sulla strada della recessione, nel caos dell’insolvenza. L’effetto cascata che, a motivo dei vincoli di liquidità esistenti in Eurolandia, travolgerebbe il Continente arriverebbe pure negli Usa. Basta chiedersi se gli istituti finanziari americani potrebbero accollarsi gli oneri del credit default swap venduto come garanzia del debito pubblico italiano. Gli Statunitensi sono stati spremuti come limoni e mal digerirebbero il pagamento di un’ennesima ricapitalizzazione da parte del loro governo in favore degli istituti citati. Per il momento Bruxelles, sotto la pressione dei banchieri e delle multinazionali, anche d’oltreoceano e d’oltremanica, si accontenterà di portare in Italia una nuova ventata di neo-schiavismo e di consentire ai soliti filibustieri un proficuo shopping dentro Finmeccanica, Eni, Enel, Poste etc. Comunque vadano le cose il Popolo italiano spinto in prolungata apnea da Angela Merkel, Nikolas Sarkozy, Herman von Rumpoy, Manuel Barroso, Mario Draghi, Christine Lagarde, Olli Rehn, Jan-Claude Juncker e con i buoni uffici di Mario Monti, sarà ancora una volta, e brutalmente, sacrificato sull’altare dell’euro. Per lo spezzatino europeo bisognerà attendere ancora un po’.

Antonio Bertinelli 30/11/2011

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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