vecchi pensieri 138 (Riverenze a Mammona)

Riverenze a Mammona

In sostituzione del governo Berlusconi avevamo da tempo ventilato il peggio. Quando i media mainstream, con delle incredibili sviolinate, hanno decantato le virtù e la sobrietà del fiduciario incaricato da “Re Giorgio” abbiamo pensato alle parole di David Rockfeller, uno dei più autorevoli banchieri americani e fondatore della Commissione Trilaterale, che nel 1999 disse: “I governi devono essere sostituiti da qualcos’altro. Il business mi sembra il più adatto a prendere il loro posto”. La “Manovra Salva Italia” è in via di approvazione ma, come era prevedibile, l’equità promessa è rimasta nelle dichiarazioni d’intenti. Tutte le misure in cantiere, se rapportate agli interessi che si pagano annualmente sul debito pubblico, porteranno lo Stato ad incamerare una somma esigua, ma sono più che sufficienti ad inquadrare definitivamente le idee guida del nuovo esecutivo. L’85% dei titoli relativi al deficit nazionale è detenuto da banche italiane ed estere. Ne deriva che l’eventuale insolvenza dell’Italia causerebbe un disastro di proporzioni enormi per l’empireo bancario. Un default, se intelligentemente guidato, non sarebbe particolarmente punitivo per il 99% dei cittadini. Il terrore instillato nel gregge è solo un vecchio grimaldello che, facendo leva sul debito pubblico, artatamente gonfiato dalla speculazione finanziaria, predispone gli Stati a delle opportune aggiustatine nei vari settori dell’economia e a far transitare sempre più ricchezza dalle tasche dei poveri ai conti offshore dei ricchi. Non è accaduto solo nella Corea del Sud, dove la popolazione ha donato persino i propri gioielli per liberarsi dal capestro del Fmi. Non è accaduto solo nel “Terzo Mondo”, in Argentina o in Cile, ma anche negli Usa di Reagan e nell’Inghilterra della Thatcher. Il governo Monti è la longa manus delle tecnostrutture europee, le sue medicine sono quelle prescritte dai banksters e dalle multinazionali, ovvero il meglio di quanto suggerisce il mantra neoliberista. La posta in gioco non è di reperire trenta miliardi a spese dei meno abbienti con tagli, tasse ed imposte, ma è la ricerca di una legittimazione là dove si può ciò che si vuole, è la genuflessione alla dittatura finanziaria con tutti i suoi strumenti: credito, debito, moneta, assicurazioni e derivati tossici; è una dichiarazione d fede nell’efficienza e nell’onniscienza dei mercati senza regole, né barriere; è la sottomissione alle agenzie di rating che, quando lo ritengono comodo, consentono l’inveramento delle loro profezie, è la delega a poteri sovranazionali di incidere e disciplinare in ambiti vitali come contratti dl lavoro, salari e pensioni; è la progressiva cinesizzazione delle masse. La manovra è sostanzialmente recessiva ed è pesantemente classista. Di fatto decurta le pensioni “povere”, non prevede minore pressione fiscale per le persone fisiche assoggettate alle aliquote irpef iniziali, grava sulla prima casa senza tenere conto del reddito. Qualche lieve misura impositiva sulle liquidazioni dei grandi manager ed il miniprelievo sulle somme precedentemente “scudate” non riescono a nascondere l’ineludibile subordinazione ai poteri forti. Il professore ha tolto d’impaccio il vecchio illusionista che al prossimo giro elettorale si presenterà come vergine e martire. Con l’idea guida di uno “Stato minimo” le concessioni gratuite delle frequenze Tv non porteranno benefici all’erario e le banche saranno sostenute con la devozione che si addice al curriculum del premier elargitoci per risanare il Paese. La dittatura finanziaria nel cosiddetto Occidente si è presentata con il piano di salvataggio pubblico dei capitali privati ed è deflagrata in tutta la sua pericolosità con il management bancario posto direttamente alla guida delle nazioni. L’osmosi tra i santuari del turbocapitalismo ed i Parlamenti consente che i politici in uscita finiscano nei consigli d’amministrazione delle grandi imprese e che i tecnici delle stesse dirigano i governi. Buona parte della “manovra Monti” sembra cucita addosso agli istituti di credito che si avvantaggeranno dalla guerra alla circolazione del contante, condotta anche nei confronti dell’Amministrazione Pubblica, dai provvedimenti sulle partite Iva e dalla garanzia statale sui bond bancari. Tutti i cittadini saranno inevitabilmente costretti ad aprire un conto corrente sobbarcandosi spese che l’Abi non era riuscito ad imporre qualche anno fa con il “progetto Pattichiari”. La P.A. non potrà più fare ricorso al contante per movimenti di denaro oltre la soglia dei cinquecento euro. I titolari di partite Iva che vorranno ottenere una serie di agevolazioni sul fronte della semplificazione e nel rapporto con il fisco dovranno far transitare tutti i movimenti di denaro su un conto ad hoc. L’ombrello dello Stato sulle passività delle banche dimostra in via definitiva l’asse di ferro tra Monti ed il sistema finanziario. L’insieme delle misure adottate non consentirà l’impossibile restituzione del debito e neppure risolverà i gravi problemi dell’economia italiana. Frutto di una scelta ideologica, il ditirambo governativo, che si dispiega tra pianti e dichiarazioni d’ineluttabilità, è una purga per i ceti più deboli e una strenna natalizia per il grande capitale.

Antonio Bertinelli 7/12/2011

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: