vecchi pensieri 134

Il karaoke

C’è un vecchio retore la cui precettistica oratoria fa leva sull’unità nazionale ed invoca sempre l’unanime concordia, non importa con chi e a che prezzo. E’ da tempo il massimo garante del partito anglo-americano. C’è un monarca in declino che, dovendo lasciare il trono, cerca di salvare con ogni mezzo se stesso ed il patrimonio avventurosamente accumulato. Si è inchinato alla politica dei bombardamenti umanitari in Libia ed ha aperto la porta agli ispettori del Fmi, ma non basta. C’è la dotta corte dei miracoli che si accinge a governare secondo i dettami del verbo globalista. Michele Santoro ha potuto riprendere il suo lavoro televisivo ed ancora una volta ha permesso ai suoi ospiti di stigmatizzare l’abiezione della casta. Club esclusivi come la Skull and Bones, il Council on Foregn Relations, il Bilderberg, la Trilaterale non hanno uffici stampa che informano esaurientemente le redazioni giornalistiche. Così i deraimediasettizzati tg di Enrico Mentana non possono fare altro che parlare degli eventi quotidiani ed alzare il sipario sul ripetitivo teatrino della politica. Fiumi d’inchiostro e di chiacchiere televisive seguono percorsi tangenziali senza mai intersecare il nocciolo della questione topica. Imperversa un ceto politico indecente e siamo in una situazione economica critica, ma lo sanno anche i sassi. Per tutto il resto ci si deve affidare all’intuizione. Il “governo Lagarde” ha invaso un’area senza alcuna legittimazione se non quella fornitagli dallo stesso Silvio Berlusconi. Altri avrebbero saputo fare di meglio? Gli anni 90 dello scorso secolo videro attacchi speculativi contro la lira ed altre valute europee. Data l’entità del debito statale i patrioti dell’epoca, ottimamente istruiti all’estero, pensarono bene d’incamerare soldi svendendo buona parte del patrimonio pubblico per poi ottenere il privilegio di far entrare l’Italia nell’euro. Tra i benefici ottenuti da quelle operazioni anche gli smemorati ricorderanno di aver perso più o meno il 50% del potere d’acquisto dei loro salari. Il bilancio per aver ceduto dopo la sovranità politica e territoriale anche quella monetaria è proprio dei nostri giorni ed è pessimo. Le lezioncine sussiegose di quelli che mettono in amministrazione controllata le nazioni, quando avrebbero dovuto finirci le banche, tecnici falsamente accreditati come potenziali amministratori pubblici al di sopra delle parti non possono incantare. Lo sdegno popolare nei confronti dei partiti della Prima Repubblica, del quale i media si fecero interpreti, ha depauperato l’Italia e partorito Silvio Berlusconi. Lo sdegno odierno nei confronti dell’indomito cavaliere impoverirà ulteriormente il Paese e vedrà all’opera lo stesso genere di patrioti degli anni 90. Né loro, né i loro mandanti, né i loro datori di lavoro fanno parte di ordini monastici. Non ci vengano a raccontare che l’attacco speculativo contro l’Italia dei primi anni 90 dipese dall’ingordigia di Craxi e quello attuale dall’indecenza del governo in carica. L’ignavia politica, l’avidità, la corruzione e la ricattabilità della casta sono tutti requisiti indispensabili per renderla intercambiabile lasciando inalterati il sistema finanziario globalizzato e gli affari delle multinazionali. Chi è disfunzionale ai disegni dell’Impero, se non ha abbastanza pelo sullo stomaco, si dimette, se tenta di emanciparsi cade in disgrazia, se fa il pesce in barile vede il proprio Paese finire sotto l’attacco della finanza speculativa e, in certe occasioni, lo vede sepolto sotto migliaia di tonnellate di bombe. Romano Prodi ha bacchettato Pierluigi Bersani perché il Pd non cresce, ma il segretario pidino, come gli altri notabili del partito, proprio in ragione degli interessi che rappresentano, vanno bene così come sono e, tra un mantra e l’altro, giocano di rimessa. Quando il Pd arriverà al governo per demeriti altrui non serviranno teste originali. E’ già tutto scritto, basterà applicare le tavole della legge imposte dai banchieri, dalla Fed, dalla Bce e dal Fmi. La presunta superiorità intellettuale dei ministri a venire non garantisce agli Italiani migliore destino di quanto ne possa garantire la grossolanità e l’approssimazione di quelli attuali. I tanti fuochi nelle piazze dell’Impero stanno a dimostrare la subordinazione di tutti gli esecutivi nazionali ai diktat della grande finanza. Il debito aggregato dell’Italia è il più basso d’Europa, uguale a quello della Germania, inferiore a quello di Gran Bretagna, Spagna e Francia. La cosa è appetibile e ci sembra che i banksters internazionali non si curino dei pagliacci da loro stessi posti o tollerati alla guida dei governi se non quando debbono derubare i loro popoli. Barak Obama, presidente del paese più indebitato del mondo, ha lodato l’Ue per la decisione di mettere l’Italia sotto monitoraggio del Fmi. Il suo plauso merita gesti scaramantici. I banchieri che lo sostengono si sono stuzzicati l’appetito con Irlandesi, Portoghesi e Greci, prossimi alla fame come milioni di nord-americani triturati dal neoliberismo. Ora vogliono ingozzarsi a spese degli Italiani. Assodato che Berlusconi, lasciando intuire persino il rimpianto per lo ius primae noctis, ha lavorato alacremente per riportare l’Italia nel Medioevo, sarebbe illusorio credere di poter uscire da questa situazione affidandosi ad un governo tecnico magari guidato da un international advisor di Goldman Sachs, ex commissario europeo, presidente continentale della Commissione Trilaterale e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg.

Antonio Bertinelli 7/11/2011

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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