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Non se ne sono mai andati

Di tanto in tanto viene fuori un’indagine sulle trame di vecchi e nuovi faccendieri, poi tutto torna ad immergersi nella palude inquinata delle interconnessioni tra politica, affari e istituzioni. In questi ultimi giorni si parla di Luigi Bisignani e delle sue molteplici liaisons, ieri si parlava di Flavio Carboni, l’altro ieri si parlava di Licio Gelli. La polisemia lessicale dei giornalisti, anche blasonati, che sia dovuta a pigrizia o a manipolazione, induce a ritenere che certe storie si ripresentino solo in maniera episodica e tra di loro disconnesse. Parlare di P3, di P4, di trame illecite, di questo o di quel personaggio finisce per nascondere il filo rosso della continuità che attraverso cupole più o meno informali fa da sempre pressione su organi istituzionali e quanto altro serve per assoggettarli ad interessi personali o di bottega, scopi ed affari delittuosi. Tina Anselmi finì nel dimenticatoio con benedizioni politiche trasversali, il club della P2 non fu mai messo fuori gioco. Fatte le debite eccezioni, ci sono molti piduisti ancora in auge e soprattutto esiste un modus operandi che non è stato mai scalfito. Lo Stato continua ad essere considerato al servizio di poteri eversivi e comunque come un’entità da rendere funzionale all’upper class che si ritiene intoccabile. Il vecchio e mai dimenticato maestro venerabile fu a suo tempo lapidario: “Berlusconi mi deve i diritti d’autore. Quello che sta realizzando è il mio piano di rinascita democratica”. I fatti odierni non indicano che a volte ritornano, ma che determinate figure e abitudini disinvolte non sono mai trapassate. Anche a distanza di molto tempo dalle vicende connesse alla P2 è ancora lecito chiedersi come mai quasi tutti i notabili dello Stato erano iscritti a quella loggia segreta. Le altre cricche che ricorsivamente finiscono sotto indagine appaiono più banali e meno strutturate di quanto apparisse la confraternita coordinata da Gelli, ma i metodi non si discostano da quelli consolidati nel corso degli anni se non per la sfacciataggine dei protagonisti. Il ruolo ombra di Bisignani nella Rai, il suo essere “uomo di relazione” per eccellenza, non deve distogliere l’attenzione dall’ampia rete di complicità costituita dai servizi d’intelligence, corrotti e corruttori, traffichini e trafficoni, parlamentari e ministri, finanzieri e banchieri, pennivendoli e tanti altri maggiordomi impegnati a spiare, condizionare, ottenere appalti, pilotare, nascondere, inquinare, infangare, ricattare, decretare, ordinare, spostare capitali, chiudere aziende, cooptare, disinformare e così via declinando. Più che fingere stupore per ogni velo che si alza lasciando intravedere qualche lembo di pelle bisognerebbe denudare l’intero corpo dello Stato per vedere il numero complessivo delle pustole che lo affliggono. Non c’è necessità di scomodare il ginepraio delle indagini che avvia periodicamente la Magistratura specialmente quando, come è già precedentemente avvenuto con la P2, è difficile provare in un’aula di giustizia l’interferenza di un sodalizio “sulle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici, anche economici”. Per vedere la degenerazione è sufficiente soffermarsi sui rapporti che intercorrono tra Stato e cittadini, non molto dissimile da quelli che si instaurano tra una prepotente gang di quartiere ed i suoi abitanti. Lo Stato non paga e si nasconde dietro i muri di gomma alzati dalla burocrazia, dal ventre molle dell’apparato giurisdizionale, dalla resistenza processuale e da leggi dedicate alle bisogna. Non vi è più certezza negli stipendi, nelle pensioni, nei rimborsi e nei pagamenti che dovrebbero essere erogati. Manca un censimento per gli emolumenti percepiti tardivamente o definitivamente perduti, per le pensioni erroneamente calcolate, non accordate, sospese per un codice sbagliato o revocate per un cavillo formale. Guai ad essere creditore di una Asl, di un Comune, di una Regione, di un Ministero, dell’Inps o dell’Inpdap. Nei giorni di udienza i tribunali competenti sono regolarmente affollati, ma non è possibile conoscere il numero dei contenziosi aperti. L’unico dato certo proviene da Confindustria e riguarda tutte quelle aziende senza idonee entrature: il debito della P.A. nei loro confronti ammonta a settanta miliardi, un vero sasso al collo per piccole e medie imprese. Quando il cittadino, dopo defatiganti e costose peripezie giudiziali, trova il giudice “terzo” ed arriva magari anche a sentenza esecutiva favorevole rischia di impattare nell’armatura giuridica dell’impignorabilità, un vero e proprio sbarramento ai processi di esecuzione forzata. Anche quando perde la causa lo Stato spesso non paga, si dichiara “nullatenente”. La tutela costituzionale del credito non vale per il dipendente, il pensionato, il danneggiato e l’imprenditore che fallisce a causa di pagamenti non ricevuti. Pur tenendo nella debita considerazione che l’evasione fiscale ammonta a centoventi miliardi annui, tutti gravanti sulla collettività, non si può ignorare l’altra faccia dello Stato, l’accanimento ed i metodi vessatori di Equitalia: ipoteche, espropri, sequestri conservativi e ganasce fiscali. Le attività di recupero della società riguardano multe stradali non pagate ed entrate a ruolo, contributi Inps non versati, comuni cittadini, commercianti, artigiani e partite Iva in difficoltà. Chi non ottempera o lo fa in ritardo finisce in un gorgo di disperazione per colpa degli esborsi che crescono in maniera esponenziale. Errori e manchevolezze inimputabili al contestato non fermano la macchina esattrice. In tali circostanze vale il principio del solve et repete, cioè prima paghi e poi reclami. Con quale criterio si è stabilito che una persona probabilmente in difficoltà nel pagare una determinata somma, a fronte di minacce e sequestri, possa trovare i soldi per pagare il doppio, il triplo o dieci volte di più del dovuto? In questo Paese sembrano esistere procedure speciali. La grande impresa non ha difficoltà a farsi pagare le fatture dallo Stato, una pensione d’invalidità, unica fonte di reddito, può essere sospesa di punto in bianco. Le cartelle esattoriali di vip, biscazzieri, grandi aziende e politici godono di attenzioni più graduate tanto che dei circa nove miliardi riscossi solo un quinto proviene dai grandi evasori, la casa di una povera vecchia si può mandare all’asta, e senza comunicarglielo, per il mancato saldo di una rata della tassa sull’immondizia.

Antonio Bertinelli 22/6/2011

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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