vecchi pensieri 55

Talebani in toga

Ieri il Premier, in seguito al giudizio della Corte di Cassazione sul caso Milss, ha dato dei talebani ai Pubblici Ministeri. Qualche giorno fa, dopo lo scalpore suscitato dal sistema degli appalti connessi alla direzione della Protezione Civile, rivolgendosi ai P.M. di Firenze, li ha esortati a vergognarsi. Non abbiamo esitazione a ritenere che l’abito mentale del signore di successo porti a pensare che tutto sia lecito quando il fine è la massimizzazione del profitto e l’espansione sul mercato della propria azienda. Anche e soprattutto per questa convinzione diffusa in certi ambienti imprenditoriali, da un’infinità di tempo, ci dobbiamo confrontare quasi quotidianamente con le categorie della giustizia sommaria e/o del giustizialismo. Non abbiamo il privilegio di essere membri dell´Accademia della Crusca, ma ci sembra che i termini citati trovino un impiego linguistico quanto meno improprio. Il passaggio di alcune orde legislative, a motivo delle quali l’ordinamento giudiziario si trova nelle condizioni attuali, ci inducono a presumere che gli Italiani vedranno e si assueferanno all’instaurarsi progressivo di una giustizia “fai da te”, ma è risibile affermare che la Magistratura sia consacrata a redigere sentenze arbitrarie e infondate. Esistono si dei giudici deprecabili o magari indegni di ricoprire la carica, però questo non significa che l’Istituzione abbia sposato i metodi spicci applicati nelle terre di frontiera. In rapporto al giustizialismo si evince dai dizionari che, in una delle sue accezioni, identifica la richiesta di una pena rapida e severa nei confronti di chi si è reso colpevole di particolari reati; è un agire che spoglia la giustizia medesima dei suoi pesi e contrappesi rendendola uno strumento che si abbatte sul cittadino come una mannaia, senza che questo abbia l’opportunità di difendersi. Ma nel nostro Paese mancano effettivamente le garanzie giuridiche individuali? Si può asserire che la Magistratura non abbia riferimenti deontologici e non abbia scrupoli nell’accertamento delle responsabilità? O più semplicemente si gioca con le parole per fare disinformazione e propaganda populista? Non si può forse obiettare che chi ha contribuito a creare il clima da far west nella politica, poi trasmesso alla società civile, possa avere tutto l’interesse a delegittimare chiunque invochi legalità e giustizia? Come è dissennato affermare la colpevolezza di qualcuno fuori delle aule giudiziarie è altrettanto dissennato pretendere di essere considerati “innocenti” sulla parola, confessare il proprio candore fuori dei luoghi canonici e, in sovrappiù, accusare i magistrati di mire golpiste. L’innocenza si può misurare in rapporto ad un quadro valoriale “altro” o in rapporto al diritto positivo, ma senza dubbio non si può proclamare di esserne portatore prescindendo da uno di questi due e nel fare riferimento al manuale dell’imprenditore italico rampante. Pur non indugiando sulla visione naturalistica del Diritto va riconosciuto che il rispetto delle norme in quanto avvertite come doverose e giuste, dunque collocate in una complessione metagiuridica, rientra a pieno titolo in un disegno giuridico positivista. L’esistenza di un apparato normativo stigmatizza la necessità di codificare i rapporti sociali dando a loro significato e tutele. La Costituzione è fonte di leggi e nel contempo garanzia che il Diritto non diventi subalterno ai meccanismi del potere. Come si può dedurre anche dalle vicende di questi ultimi giorni, una delle specificità nazionali è quella di fare affari corrompendo tutto e tutti. La Magistratura è di fatto chiamata per fare da diga agli abusi sistemici e alla disinvolta violazione del codice penale da parte di tutti quei soggetti che sono disposti a plasmare ogni resistenza pur di moltiplicare le proprie ricchezze. Purtroppo non esiste, come si vorrebbe far credere, un’estesa patologia che colpisce i magistrati tramutandoli in inquisitori della politica, che li trasforma in Torquemada ossessionati dall’idea di trovare e punire corrotti e corruttori esistenti solo nelle loro menti malate. Purtroppo non è una congiura delle toghe rosse quello che pone l’Italia, in termini di corruzione, ai vertici della classifica europea. Tranne un caso battiamo proprio tutti. Siamo il secondo Paese più abietto del Vecchio Continente. Di fronte all’incalzare degli eventi molti Italiani sembrano intontiti, sembrano pugili suonati da una gragnuola di colpi, più volte finiti al tappeto e in attesa del suono del gong per riprendere fiato e nitidezza. I “conversi” alla pratica dell’illegalità sono così numerosi e così ben capitanati che gli addetti stampa dell’establishment non fanno altro che parlare di persecuzioni giudiziarie. Prestigiatori, opportunisti e stregoni della parola si danno convegno ovunque ci sia la possibilità di trovare larghe fasce di pubblico per adempiere allo schema di una trita fiction che rischia a breve di volgere in tragicommedia.

Antonio Bertinelli 27/2/2010

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: