vecchi pensieri 45 (Al lupo al lupo)

Al lupo al lupo

Novellara 17/2/2009: folle uccide il messo comunale. Torino 10/3/2009: pazzo uccide un uomo e ferisce la figlia. Palermo 12/5/2009: squilibrato armato di martello si avventa sulla folla nella Stazione Centrale, due anziani gravemente feriti. Pellezzano 13/11/2009: un ragazzo di 24 anni con problemi psichici scaraventa un anziano sugli scogli, l’uomo è morto sul colpo. Milano 13/12/2009: un uomo mentalmente disturbato ferisce S. Berlusconi. Abbiamo citato volutamente solo pochi fatti, comunque idonei per offrire uno spaccato su una realtà da sempre ignorata dal legislatore. L’incidente occorso al premier non ha nulla a che vedere con la situazione politica, con le presunte campagne di esortazione all’odio e con l’acredine verbale di qualche cronista. E’ semplicemente il prezzo che chiunque rischia di pagare all’utopia sostenuta con l’approvazione della legge 180/78, mai rivisitata e corretta. Dopo di essa scomparvero i manicomi, vennero giustamente chiusi tutti i “lager” e cominciò l’era dei parolai. Da quella data chi è mentalmente sofferente non è “salvaguardato”, men che meno lo sono i suoi familiari e chi ad esso si trova, anche casualmente, prossimo. In alcuni casi, quando il malato ha preso o prende contatto con qualche Centro di Salute Mentale, si usa dire che lo stesso è stato o viene “seguito” dal dott. tal dei tali. Ma, detto in soldoni,  cosa significa essere “seguito”? Niente di niente perché, a prescindere dall’entità e dal tipo di patologia, il malato è sempre lasciato libero di autodeterminarsi. Solo in certi frangenti ricorre l’eccezione di un breve ricovero coatto. Non invochiamo la riapertura dei manicomi, però ci sembra che il nulla che si protrae da oltre un trentennio non salvaguardi proprio nessuno. L’8/12/1980 M. D. Chapman si sentì investito della “missione” di uccidere John Lennon e si potrebbe continuare con un lungo elenco di gesti folli che hanno visto tanti personaggi noti tramutarsi in bersagli di altrettanti squilibrati. La follia è uno stato mentale a se stante ed ha poco a che vedere con il terrorismo. C’è un eccessivo numero di personaggi pubblici che sembrano voler cavalcare il gravissimo episodio di cui è stato vittima il premier per addossarne la colpa agli avversari politici e per dipingerlo come un vero e proprio atto terroristico. Ci spaventa il cinismo con cui qualcuno sembra guardare alla disavventura del Presidente del Consiglio come al cacio sui maccheroni. E’ vero che il clima politico è avvelenato ma non ci sembra di poter addossare la colpa solo a chi fa opposizione. Questa, ad esempio, non ha parlato di guerra civile per colpa delle toghe. L’opposizione non ha in programma “rivoluzioni” costituzionali. L’opposizione “storica” tace o balbetta sulla realtà economica del Paese, sugli enormi profitti bancari, sugli effetti devastanti delle “ristrutturazioni” aziendali e dell’allargamento ad Est dell’Europa. Dal momento che lo stato plumbeo in cui versa il Paese non è certo frutto di un’amorevole amministrazione della Cosa Pubblica, esercitando la politica della sordità ed alternandola con quella delle chiacchiere ad effetto, è lecito pensare che si possa innescare prima o poi una spirale di odio. Ma è del tutto inaccettabile che si strumentalizzi un episodio di ordinaria follia per proclamarsi vittime designate dell’opposizione. La violenza può assumere tante forme e non sempre si manifesta in maniera visibile. C’è quella agita fisicamente e c’è quella strisciante, c’è quella del “pazzo” e quella del “sano”. Tutte sono esecrabili ed ognuno, se “capace”, invece di gridare al lupo al lupo, dovrebbe riflettere su quella di cui si fa portatore, specialmente quando adempie ad un compito istituzionale.

Antonio Bertinelli 14/12/2009

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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