vecchi pensieri 35

Quotidiani in alcova

E’ probabile che nel corso della propria vita si possa essere incappati in qualche vicenda di cui non lusingarsi. Si può aver violato il codice della strada, si può essere stati sottoposti ad indagini per una denuncia strumentale, si può aver stracciato una multa per stizza, si può aver mandato al diavolo qualche vigile troppo zelante, si può aver fatto una regalia per accelerare una pratica burocratica, si può aver nicchiato sull’assegno divorzile, si può aver subito una condanna penale per aver sostato in un porto marittimo fuori degli spazi stabiliti, si può aver retribuito la babysitter in nero, si può aver fatto una transazione denunciando al fisco una somma minore di quella effettivamente pagata, etc. Nessuno ha il diritto di arrogarsi l’immunità morale, ma chi si è trovato a vivere certe esperienze è da porsi sullo stesso piano di bancarottieri e mafiosi? Chi è stata costretta a fare la puttana per sfamare i figli può essere assimilata a chi ha fatto la puttana per ottenere celebrità e potere? No, non si possono immergere tutti nella stessa pozzanghera colma di fango per dimostrare che nessuno è autorizzato alla critica o ha titolo per dissociarsi da certi stili di vita e da certi stereotipi culturali. Il direttore di Avvenire, che probabilmente sarà stato subissato per mesi dai rimbrotti dei lettori a motivo dei suoi silenzi, non ha indossato l’elmetto e brandito la scimitarra per “distruggere” il Governo, eppure la reazione è stata del tipo “ma che vuole sto f …..?”. Non ci interessa sapere se fu veramente D. Boffo il “molestatore”, ma possiamo e dobbiamo stigmatizzare che il linciaggio, persino di coloro che non hanno fatto i “moralisti” a tempo pieno, rischia di finire in barbarie. Le citazioni giudiziarie riservate ad alcuni quotidiani, con annesse richieste di risarcimento da parte del Presidente del Consiglio, sono semplicemente irrituali e, dato il suo smisurato impero mediatico, appaiono più come degli avvertimenti che altro. Lo stesso S. Berlusconi ha inaugurato l’era della sovrapposizione tra pubblico e privato quando nel 2001 inviò a casa degli elettori una rivista dal titolo “Una storia italiana”, 125 pagine patinate di biografia autorizzata. Per quanto sia difficile scindere la carica pubblica ricoperta dalle abitudini e dalle frequentazioni che si hanno in casa o in vacanza, non abbiamo mai tifato per le campagne simil-gossipare. Anche se il premier ha quasi monopolizzato le reti televisive ed i giornali, anche se ha fatto cacciare o denunciare tutte le voci fuori del coro, non è stata una scelta oculata quella di ficcare quotidianamente il naso sotto le sue lenzuola. E’ verosimile pensare che un discreto numero di donne abbia percepito un regresso nell’immaginario collettivo. Donne ancorate al proprio lato B e a disposizione del padrone di turno, madri che offrono le figlie per una carriera da “velina” o da “prezzemolina”, donne in cerca di celebrità o di prestigiose poltrone devono aver fatto saltare i nervi in qualche redazione e suggerito un censimento di mignotte, di fellatio, di rapporti anali e di aiutini erettivi. Ora che la frittata è fatta sarà difficile evitare un clima da “Notte dei lunghi coltelli”. Il dossieraggio, del resto mai cessato, continua a pieno ritmo ed ora, se non sei uno yes gay, basterà essere omosessuale per ritrovarsi con un tappo in bocca. Viviamo in un’epoca di grandi interrogativi. Anche tramite il web, un po’ tutti si dilettano a porre domande senza peraltro ottenere risposte. Ci accodiamo ai tanti postulanti non tanto per chiedere ulteriori dettagli in tema di “mignottocrazia” quanto per conoscere il prezzo del silenzio che avvolge le opposizioni e che accompagna la ritirata dei sindacati.

Antonio Bertinelli 6/9/2009

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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