vecchi pensieri 28 (Silenzio, si governa)

Silenzio, si governa

“È bene ripetere che la cosiddetta libertà di stampa non è soltanto un diritto, è un dovere (…). Se si vuole, come si vuole, che il giornalismo sia una missione, ebbene, ogni missione è accompagnata irrevocabilmente da un senso altissimo di responsabilità. Al di fuori di qui, non c’è missione, c’è mestiere”. Sono parole di Benito Mussolini ormai impegnato ad asservire l’informazione che, dopo la Marcia su Roma, quando non aiuta l’ascesa del Fascismo, deve fare i conti anche con i sequestri, i boicottaggi, le epurazioni, le aggressioni e le intimidazioni. Il 3/1/1925 viene annunciata l’instaurazione della dittatura. La censura consente ad un Ente Pubblico di effettuare la verifica di una manifestazione di pensiero, impedendone la diffusione se questa è ritenuta contraria agli interessi dell’Ordinamento. Sistematica e capillare nelle dittature, in democrazia la censura dovrebbe essere limitata a casi eccezionali. In Italia non esiste alcun istituto giuridico che preveda il controllo preventivo di un pensiero o di una notizia così da impedirne o solo condizionarne la divulgazione. In realtà quanto è consentito fare, grazie alla libertà di parola garantita dall’art. 21 della Costituzione, si scontra con una serie di regole non scritte che sostanzialmente debbono rispondere alla sola domanda che si formula chi controlla un organo mediatico: mi conviene divulgare? E’ questo il balzello che gli Italiani pagano ad una democrazia anomala, ad una fraudolenta democrazia dell’alternanza, ad un regime trasversale di oligarchie politiche-finanziarie inossidabili e di cui l’Italia non riesce a disfarsi. I soliti nomi della finanza, di cui molti “avvisati” per bancarotta, aggiotaggio ed insider trading, oggi possono fare affari con i “destri”, ma ieri lo facevano con i “sinistri”. Il “conflitto” tra Banca D’Italia, Banche ed Imprese, è stato a lungo nascosto ed ha marciato in sintonia con i Governi del centrosinistra. La recente conclusione della carriera in Magistratura di Luigi De Magistris e la disgraziata vicenda di Clementina Forleo indicano come l’esercizio del potere, quando i principi etici sono attaccati dalla cancrena, voglia ammantarsi di assoluto silenzio. Clementina Forleo è stata lasciata completamente sola, è stata oscurata ogni notizia su ciò che la riguarda, è stata rimossa ogni memoria sulle storie che l’anno vista protagonista e soprattutto vittima. Non ci si può meravigliare se l’attuale Governo ricalca vecchi percorsi o addirittura li perfeziona. Avendo ingenti disponibilità finanziarie e non volendo il suo premier essere secondo a nessuno, è naturale che si staglino all’orizzonte oscuramenti ottimizzati e di più ampio spettro. È significativa la sorte riservata alla trasmissione di Sabina e Corrado Guzzanti nel 2003, quando venne detto che “la satira non deve fare informazione”. Come era già successo ad un programma di Enzo Biagi, la trasmissione RaiOt venne soppressa perché i responsabili della stessa rifiutarono il controllo preventivo dei contenuti. Oggi ci viene detto che alcuni giornali fanno solo gossip sulla vita privata del Presidente del Consiglio, che le intercettazioni della Magistratura ledono la riservatezza dei cittadini e che i blogs debbono essere “protetti” da nuove disposizioni legislative. Specialmente sul caso aperto dalla procura di Bari è difficile tracciare un confine tra vita privata e vita pubblica, così come per la questione “Mignottocrazia” sollevata illo tempore da Paolo Guzzanti. Per lo “scandalo” delle intercettazioni, pur a volte cinicamente strumentalizzate, sembra che buona parte dei deputati, così come si è verificato precedentemente per gli accorciamenti dei periodi di prescrizione, per le amnistie e per gli indulti, non disdegnino l’idea di limitarne l’impiego come strumento d’indagini. Si da il caso che le intercettazioni siano il mezzo principe per ascoltare la vera voce e verificare i reali interessi di chi detiene il potere quando segretamente ne abusa. Il giornalismo di qualità, ed ancor prima indipendente, è quasi del tutto scomparso, la TV è per lo più beota e addomesticata. Non resta quindi che imbrigliare Internet, unica risorsa per accedere ad un’informazione libera e senza censura. I Blogs “non allineati”, pur con i possibili limiti, che peraltro dovrebbero essere valutati esclusivamente dai loro visitatori, rappresentano l’ultimo baluardo di libertà contro l’asservimento totale del giornalismo e dell’editoria. La legge in itinere (spacciata come salva blogs) viola, tra l’altro, l’articolo 10 della Convenzione Europea. Non ci piace il moralismo di maniera e non ci piacciono le lezioncine supponenti che vengono da certi ambienti dell’opposizione. Chiunque disponga di qualche organo d’informazione ha fatto e fa del suo meglio per far apparire o per oscurare quello che desidera. Dei problemi reali che attanagliano il Paese non se ne parla se non saltuariamente; ci sono cose alle quali difficilmente si dedica finanche un trafiletto. La dicotomia tra quello che è giusto e quello che è sbagliato dire o rendere pubblico non nasce di certo oggi, ma oggi si assiste ad un vero e proprio processo di normalizzazione che consente di dire al premier: “Le organizzazioni internazionali, la stampa, le opposizioni, i signori che diffondono ogni giorno la paura, il panico e il pessimismo sono quelli ai quali ora dovremmo davvero chiudere la bocca”. Se è comprensibile che alcuni non tollerino alcuna forma di critica al loro operare, inquieta che tanti Italiani, nonostante il Paese, durante lo scorso secolo, abbia pagato con parecchie centinaia di migliaia di morti le storiche ovazioni di Piazza Venezia, continuino, ora dall’uno, ora dall’altro dei “contendenti politici”, a farsi fare il lavaggio del cervello.

27/6/2009 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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