vecchi pensieri 3

La Palermo europeista di A. Finocchiaro e di V. Ajovalasit

I primi cenni di un movimento maschile e di un’iniziale presa di coscienza connessa agli svantaggi derivanti dal genere di appartenenza, emergono negli USA, durante gli anni settanta del secolo scorso, in concomitanza con la sconfitta subita in Vietnam e con la difficoltà di reinserimento dei soldati reduci dal conflitto. In quegli anni cominciano ad uscire libri che danno voce al disagio maschile. Tra gli altri, spicca “One Dimensional Man” di Herbert Marcuse. All’origine delle rivendicazioni dei diritti degli uomini ci sono anche esperienze individuali, che mostrano vissuti di sofferenza grazie alle “conquiste” delle donne, fatte a detrimento dell’altro sesso. Richard Doyle, nel 1976, dopo una tormentata vicenda di divorzio, scrive “The Rape of the Male”, libro in cui parla delle discriminazioni riguardanti i maschi. Rientra nello stesso ambito anche l’opera “Liberated Man” di Warren Farrell che, pur partito da posizioni flio-femministe, approderà poi alla denuncia di un sistema sociale in cui le donne sono le maggiori beneficiarie di privilegi, mentre gli uomini sono vittime dell’immaginario strumentalmente costruito intorno ad essi. Nel corso degli anni ottanta, Robert Bly fonda il mythopoetic men movement,  che imputa la crisi del mondo maschile all’avvento della società moderna e al conseguente distacco dal modello del wild man, un modello di uomo selvaggio e libero dai condizionamenti delle strutture sociali. Sempre in quel periodo si consolida la mobilitazione dei maschi anglosassoni intorno ai men’s rights e ai fathers’ rights; nascono strutture di assistenza legale e psicologica, prendono vita nuove organizzazioni maschili che si fanno portatrici di una idea risentita del conflitto tra i sessi e che stigmatizzano le pesanti ricadute sociali dovute ai cedimenti della struttura familiare patriarcale. E’ particolarmente significativa anche la posizione della giornalista inglese Erin Pizzey, già fondatrice di un centro dì ascolto per le donne che subivano maltrattamenti. Questa, dopo essersi occupata del problema per tanti anni, ebbe modo di constatare come tra le vittime del fenomeno ci fossero anche moltissimi uomini. Scriverà in seguito un libro sull’argomento. Nel corso degli anni novanta, nascono, anche in Italia, le prime associazioni di padri espulsi, per via giudiziale, dal loro ruolo genitoriale. A difesa dell’identità maschile, viene fondata l’associazione dei Maschi Selvatici. In effetti, dopo che è stato rivisitato tutto l’impianto normativo, per consentire alle donne di accedere a qualunque carriera, non sembra, secondo oggettivi principi di equità giuridica, che resti molto da rivendicare. In quegli anni si comincia a capire l’importanza e si avverte l’urgenza di salvaguardare le peculiarità di genere e il ruolo genitoriale paterno, entrambi compromessi dall’avanzata di un insaziabile rivendicazionismo e dal radicarsi della cultura dei consumi. Una ricca produzione letteraria, molti studi e una grande mole di documenti possono dimostrare, ormai da tempo, la mistificazione sottesa alle rivendicazioni femministe. Nonostante ciò, il vittimismo di genere è sostenuto da potenti campagne mediatiche e da numerose istituzioni sovranazionali. In questi giorni, mentre Giuliano Ferrara viene insultato sulle piazze da arrabbiate attiviste, Arcidonna, grazie ad un finanziamento dell’Unione Europea, ha organizzato una mostra per promuovere i diritti femminili: Palermo è stato tappezzato di manifesti che invitano a non pensare a “sesso unico”. Una discutibile e costosa iniziativa messa a punto con risorse comunitarie!
Come mai il diffuso disagio maschile, la negazione della paternità e i danni prodotti sui bambini, derivanti dal martellamento femminista e dalla conseguente legislazione, sono avvolti in una coltre di silenzio, mentre si continua a porre enfasi e ad erogare denaro pubblico per riparare i presunti soprusi di cui sono vittime le donne?
Non sembra utile parlare di scardinamento familiare; si ignora la prassi giudiziale che ravvisa un dovere finanziario di paternità contrapposto ad un ampio diritto di maternità, un dovere maschile di garantire la felicità coniugale contrapposto ad un diritto femminile di goderne. Si sorvola sul fatto che agli uomini sono riservati tutti i lavori rischiosi, dove gli stessi pagano quotidianamente un elevato tributo di sangue. In tutto il mondo occidentale è semplicemente disfunzionale al sistema parlare delle disparità esistenti a svantaggio dei maschi. L’Europa non sfugge alla regola. L’Unione nacque da un’ispirazione liberista, dal proposito di costituire un unico grande mercato che potesse favorire gli scambi e la creazione di domini oligopolistici. La successiva globalizzazione ha visto poi la prevalenza della borsa sull’industria. Oggi l’economia non si occupa solo di beni materiali, ma soprattutto di prodotti finanziari. Quello che conta sono le conoscenze dei gusti e delle tendenze, le informazioni relative alle possibilità dei mercati e alle preferenze che emergeranno. Le corporations economiche si configurano, in termini di ricchezza e di influenza, come una sorta di Superstato. Le diversità culturali, le questioni nazionali, la razionalità e la capacità di autocontrollo maschili, sono ostacoli per il buon funzionamento dei commerci; quindi vanno abbattuti. Lo spaesamento e lo sradicamento identitario che ci fanno sentire senza più casa, senza cultura, senza più una chiara collocazione sociale e politica; che ci rendono sessualmente indifferenziati, servono però ad omogeneizzarci nei confronti del consumo. I mercati globali, che disorientano e assoggettano tutto e tutti ad un’incessante instabilità, hanno bisogno di una deregolamentazione generalizzata per rimanere vitali; fanno affidamento sulla dipendenza dalla merce, sulla dualità agonistica dei sessi, sulla fine della sessualità come destino iscritto nel codice della natura; puntano sull’indifferenza affettiva. In questo sono aiutati dalla tecnica medica che cancella l’eros per costruire, proiettare, inventare ed amare quanto viene “creato” dalla ricerca. L’Europa, governata dalla ragione mercantile, deve indurre indignazione nei confronti del virilismo “arcaico”, per mantenere in piedi la sua ossatura economica. Valeria Ajovalasit  e Anna Finocchiaro, paladine per il superamento degli stereotipi in terra di Sicilia, non assumono certamente le loro informazioni dalla stampa omologata e dai settimanali femminili di grande tiratura, dove si abbevera buona parte del “gentil sesso”. Conoscono perfettamente i “progressi” fatte dalle donne, non ignorano che esiste un doppio standard di sensibilità per le problematiche che interessano rispettivamente i due generi; sanno, ad esempio, che vengono fatte solo recensioni di libri scritti nell’ottica femminista, mentre si lasciano finire nel dimenticatoio i libri e le ricerche che affrontano i problemi degli uomini; hanno piena consapevolezza della guerra senza quartiere condotta in ogni sede, e vittoriosamente, contro gli stessi. Sanno pure che le donne, fin dagli anni settanta del XX secolo, hanno già pagato un prezzo alle industrie dell’allattamento artificiale, degli omogeneizzati e dei parti cesarei. Sanno che la piovra del capitalismo non esimerà le donne dal fornire un contributo alla logica imposta dal business globale. Non è così lontano il giorno in cui verrà magnificata e proposta la fecondazione extracorporea. Se A. Finocchiaro e V. Ajovalasit reggono la cortina di pizzo che, attraverso la collusione e/o il controllo dei media, nasconde e falsa la realtà, non è certo per mancanza d’informazione; è solo una questione di potere, una scelta machiavellica che, ignorando il bene comune, consente di sfruttare a proprio vantaggio la rimozione del maschile.

8/4/2008 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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