vecchi pensieri 2 (Cui prodest la beatificazione del femminismo?)

Cui prodest la beatificazione del femminismo?

Quante battaglie sono state condotte in nome della parità giuridica tra sessi e per la libertà dell’individuo! Contro la famiglia, contro ogni sistema gerarchico, contro qualunque espressione di autorità, contro tutte le regole e contro il maschio. Il tiro al piccione, esercitato su qualche raro personaggio che ha provato e prova a far sentire la sua voce fuori del coro, è stato ed è uno degli sport più diffusi tra quelli che si accreditano come espressione dell’intellighenzia giornalistica. Finalmente possiamo coglierne i frutti maturi. Non esiste più un comune sistema valoriale di riferimento, i partiti costituiscono la nuova oligarchia dominante al servizio degli affari e della finanza internazionale, l’istruzione va a rotoli, il disagio giovanile si espande, le norme del codice penale garantiscono l’impunità generalizzata, le banche si rendono complici nel falsare i bilanci societari, la microcriminalità imperversa, i servizi d’utilità pubblica sono al collasso, la corruzione ha pervaso ogni settore del vivere quotidiano, tanti contribuiscono con la loro personale quota di ignavia allo sfaldamento generale; nel mentre, donne ed uomini si sono o sono stati collocati su fronti contrapposti.
In questo contesto, privo delle certezze minime per garantire ai consociati una vita meno precaria e per fornire ai giovani una qualche rosea prospettiva di futuro, sembra che le emergenze principali siano costituite dalla violenza che viene esercitata sulle donne e sullo stato di minorità sociale in cui esse sono costrette dalla cattiveria dei maschi. Mentre la propaganda delle femministe continua a riproporsi con pensieri ondivaghi, le iniziative di indomite “suffragette” e di opinionisti arruolati nella battaglia antimaschile ricorrono con determinazione maniacale.
Ci sembra invece che i problemi sul tappeto siano ben altri. La politica corrotta e i maghi dell’economia hanno predato tutto quello che si poteva predare nella gestione di Società ed Enti pubblici; il nuovo filone da sfruttare è quello dell’individuo reso “libero”. Su questo neo suddito, affrancato da solidi legami familiari, immerso in ritmi di vita frenetici, avvelenato dagli scarichi inquinanti, plurischedato nelle reti informatiche, strozzato dai prestiti al consumo, omologato nella ricerca dei beni proposti dalla pubblicità, schiacciato sul presente, con scarsa propensione al matrimonio e alla natalità, convergono gli attacchi dell’affarismo senza scrupoli e del parassitismo diffuso. Estorsioni “legali” a pioggia, truffe telematiche, ingiunzioni di pagamento per servizi mai prestati, verbali per contravvenzioni al codice della strada redatti con sistemi truffaldini, la richiesta di adempimenti fiscali datati (ci sono buone probabilità che le ricevute di pagamento siano andate smarrite), sono metodi di annichilimento e spoliazione che contano sulla complicità di intoccabili boiardi di Stato e della finanza, con cadenza giornaliera. Si gioca appunto sulla vulnerabilità dell’individuo monade, sulla sua mancanza di legami, sull’assenza di solidarietà familiare, sulla vischiosa ragnatela di una burocrazia sorda e sordida che lo imprigiona, lo induce a sbattere contro muri di gomma, lo sommerge di carta, lo costringe a stare sempre in fila, pretende sempre da lui l’onere di fornire la “prova”.
E’ comprensibile supporre che la mistificazione sistematica, a cui si presta il circo mediatico per sostenere la causa del tardo femminismo, non sia del tutto casuale. La strategia del “divide et impera” è estremamente efficace per esercitare operazioni di guerra psicologica e forme di controllo occulte. Anche rendendo il maschio unico depositario di qualunque nefandezza, si distoglie l’attenzione da tutto quanto viene agito a detrimento del bene comune. Per quanto in certe sedi ci si affanni nello sminuire le diversità naturali tra i due sessi, e per quanto la scienza lasci ipotizzare la nascita di un futuro essere androgino, siamo, per fortuna, ancora lontani dalla rimozione delle relative peculiarità biologiche. E’ altrettanto vero che da decenni, non esistono più limiti normativi che precludano alla donna la scelta di una qualsiasi carriera. Ci sembra dunque lecito affermare che l’odierna rivendicazione per le pari opportunità sia in effetti una latente richiesta di apartheid, non disgiunta dal desiderio di ottenere svariati privilegi di genere. Attraverso un assiduo martellamento, si mira a sfiancare chi per secoli ha rappresentato il nocciolo duro di ogni civiltà, la “forza” che ha in ogni tempo assicurato la sopravvivenza e la coesione sociale, l’immagine dell’autorevolezza, il soggetto capace di saper conservare l’identità ed il patrimonio familiare per la prole, colui che per natura è meno affascinato dal brillio apparente e guarda di più alla necessarietà delle cose.
Anche nel sostenere pretestuosamente la contrapposizione di genere, e nell’indebolire dunque la più antica forma di solidarietà, si rafforzano nuovi tipi di tirannide.

29/3/2008 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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