Con l’escussione del medico E. I. si conclude la sfilata dei testi “suggestionati” dal prelievo che l’imputato (procuratore generale della sorella) ha effettuato, peraltro quietanzandolo (pur non avendone l’obbligo giuridico), nel maggio del 2019 su un libretto postale delle sue congiunte. Che anche il professionista fosse a conoscenza dell’episodio lo abbiamo scoperto solo durante l’udienza del 7/3/25. Nel corso della testimonianza resa ai carabinieri il 4/9/2020, circostanza in cui riuscì a dribblare quasi tutte le domande fattegli dal maresciallo incaricato, il dott. E. I. non aveva fatto cenno alla cosa. Dopo le falsità propalate dalla cugina del nostro amico (quella che si prestava a vendere ripetutamente i preziosi della zia) e le cure dell’avvocato G.C. (quello della procura speciale per un morto) che si premurava di fare spesso visita alla madre dell’imputato, a suo dire, per confortarla, arriva anche il medico curante della genitrice dell’imputato, che si ricorda il dispiacere della sua assistita per la “perdita” del “gruzzoletto” (in verità mai subita a causa del figlio). E’ insolito che nessuno dei tre personaggi, malgrado la loro loquacità, abbozza una qualche frase sulla sistematica spoliazione (volatilizzazione di beni e denaro) di cui è stata vittima la novantaduenne, madre dell’imputato. Si rammenta che il protagonista della storia che stiamo raccontando, il 13/6/2020, ha trovato “sbarrata” la porta dell’abitazione delle sue due congiunte, le cui frequentazioni si limitavano perlopiù alla parente S.C, all’avvocato G.C. e al medico di famiglia E. I.. Da quella data l’imputato non ha più messo piede in quella casa fino al decesso della sua genitrice. Il dott. E. I. , nel corso della sua testimonianza in udienza, premettendo la sua “franchezza” (cosa da noi evidenziata in giallo per tre volte) sulla trascrizione allegata) non ricorda alcuna conversazione avuta con l’imputato in merito allo stato di salute della sua assistita più anziana. Lo stesso medico asserisce che il suo rilascio di tre documenti medici, a giugno e luglio 2020, per l’occasione portati in aula dal processato, sono dovuti all’esortazione (diretta alla sua paziente novantaduenne) per richiedere il riconoscimento formale di invalidità. Si dà il caso che l’anziana, a causa delle sue datate gravi patologie, nel 2020, è già da molti anni che gode di erogazioni previdenziali consone, ragione per cui il medico curante, da tanto tempo, dovrebbe conoscere il suo codice di invalidità INPS. In realtà la richiesta di accertamenti clinici (visita psichiatrica e geriatrica) venne effettuata dal testimone su preoccupato input del figlio dell’assistita. La preoccupazione dell’uomo fu manifestata telefonicamente al medico curante dopo l’imprevista “cacciata” del notaio che, recatosi a domicilio su richiesta della disabile, le avrebbe dovuto far firmare una procura generale redatta nei mesi precedenti. Il certificato medico rilasciato il mese successivo, in cui si asseverano le “perfette” condizioni psichiche dell’assistita, venne richiesto dalla nipote dell’anziana ed usato per consentire alla madre dell’imputato di firmare una procura speciale all’avvocato G.C. Tutti e tre i documenti medici di cui sopra, successivamente depositati nei fascicoli del tribunale, sparirono poi nel nulla. Alla citata marcata “stranezza” comportamentale della novantaduenne, constatata con tempestiva arguzia anche dall’equipe notarile, ne seguirono altre che al dottore curante E.I. non dovrebbero essere sfuggite. Il teste ha scordato che la sua paziente, nel 2020, era già un’invalida 100% INPS, dunque non avrebbe potuto reclamare un diritto già acquisito. Il dott. E. I., dimentico anche di tante altre cose, si dimostra particolarmente loquace nell’affrontare i problemi di salute della sua paziente più giovane. Le esigenze di copione richieste per la circostanza (grazie a delle immancabili compiacenze ?) lo trasformano in meticoloso relatore. E’ così che, davanti alla domanda dell’avvocato della controparte, del tutto fuori del perimetro del capo d’imputazione oggetto del processo, ritrova una memoria di ferro. All’avvocato dell’imputato, solo dopo le sue puntuali contestazioni, ha dovuto riconoscere, obtorto collo, ciò che era stato verbalizzato in altre sedi. L’assist dell’avvocato P.P. lo aiuta invece a descrivere nel dettaglio la sua paziente più giovane dell’epoca, a cui fa riferimento come soggetto incapace di qualunque azione sensibilmente articolata. In verità la donna, contraddicendo nei fatti la convinzione del dott. E.I., si dimostra a lungo capace di affrontare anche numerose azioni “complesse”. Riportiamo l’ultimo atto di cui siamo conoscenza, che la sorella dell’imputato per simulazione di reato ha compiuto autonomamente: il 12/2/2021 ha prelevato da un libretto postale, all’ufficio relativo, ventimila €. L’operazione è attestata dalla Guardia di Finanza nell’annotazione di PG dell’1/9/2023.
Mettiamo di seguito la copia del verbale d’udienza redatto per la circostanza:
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2/4/2025 Antonio Bertinelli
cool! Reports Detail [Social and Political Landscape] in [Country] 2025 great
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Italy, which has become a very corrupt country, does not have a good future!
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