Nel 2022 Luca Palamara e Alessandro Sallusti scrivevano: “Logge e lobby che decidono se avviare o affossare indagini e processi e che usano la magistratura e l’informazione per regolare conti, consumare vendette, puntare su obiettivi altrimenti irraggiungibili, fare affari e stabilire nomine propedeutiche ad altre e ancora maggiori utilità. Per cambiare, di fatto, il corso naturale e democratico delle cose”. Nel quadro dei limiti e delle prerogative costituzionali sarebbe stato compito del Consiglio Superiore della Magistratura contrastare e sanzionare gli eventi riportati dagli autori su uno dei loro saggi. Se questo non è avvenuto è perché tramite le correnti dell’ANM operanti all’interno del CSM molti magistrati sono diventati manifestazione e manutengoli del dominio politico o di altri torbidi poteri non meglio identificabili. Secondo Rosario Russo, ex sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione, “Per rispettare il disegno costituzionale e ricreare la verginità del CSM, bisogna tranciare dunque la cinghia di trasmissione che collega ANM, partiti e CSM. Ma nessuno ha provato a farlo perché nessuno vuole perdere l’enorme potere incostituzionalmente conquistato; tranne il cittadino, che quel potere patisce e vuole soltanto una magistratura e un CSM indipendenti”. Non mancano altre voci critiche, come quella di Sabino Cassese, ex giudice della Corte Costituzionale, il quale, tra l‘altro, dichiara che i test psico-attitudinali per i magistrati “Sono utili perché chi giudica gli altri deve essere equilibrato”. Lo stesso giudice emerito della Consulta ritiene che con l’estrazione a sorte dei togati “Il Consiglio Superiore della Magistratura può tornare ad essere un organo di ponderazione, esame e valutazione della carriera dei magistrati. Ora determinati condizionamenti, influendo sulla carriera di giudici e pubblici ministeri, sono suscettibili poi di riverberarsi anche sulla loro funzione”. E’ di questi giorni il caso della consigliera laica Rosanna Natoli, da cui emerge un rilevante e senza precedenti inquinamento della giustizia disciplinare. Il massimo consesso potrebbe evitare che ancora una volta si ponga una pesantissima ipoteca sulla credibilità e sull’efficienza dell’Ordine Giudiziario. Ci sembra che questa occasione sia davvero l’”ultimo treno”. La liturgia dell’autogoverno ha incoraggiato quei magistrati che parlano a nome di tutti gli altri a difendere lo status quo e lo fanno nascondendo le vere cause, addossando la colpa di delegittimare la Magistratura proprio a quei pochi “critici” che, a dire il vero, invece ne denunciano con cruccio le gravi colpe. Il presunto attacco politico alla giurisdizione e ai suoi massimi organi, di cui spesso si dolgono i guardiani in toga dell’indipendenza della magistratura, è il pezzo forte di un vecchio repertorio, retorico ed ipocrita, sempre meno accettabile. Di fatto la magistratura è l’unica istituzione che controlla tutto e tutti, che esercita un potere senza alcun vero controllo e senza mai dovere rendere conto sostanzialmente ai cittadini per quello che fa, neanche delle diverse parti in commedia che recita quando il problema giudiziario che si trova ad affrontare è marcatamente “divisivo”. In altri contesti politici si sarebbe sottolineato la caratteristica sovvertitrice di tale manifesta e ormai datata realtà nazionale.
Lupus in fabula. Il nostro amico, costretto dalla prestidigitazione giudiziaria con la quale ha dovuto forzatamente relazionarsi da alcuni anni, ha inoltrato un esposto al CSM. Eccolo:







4/9/2024 Antonio Bertinelli
Una opinione su "Giustizia 2024? un incubo (174 puntata)"