Giustizia 2024? un incubo (161 puntata)

Ci sembra che attualmente la magistratura non riesca più difendersi dai comportamenti di certi suoi influenti membri. Ricordiamo con molta nostalgia quei bravi magistrati che, in tempi lontani, contribuirono a dare prestigio all’intera giurisdizione. Oggi notiamo il dilagare dell’arbitrio che riduce in poltiglia il Diritto e il radicarsi dell’eversione in sostituzione dei principi costituzionali. Il fenomeno si è espanso a tal punto, coinvolgendo anche interi pezzi nevralgici dello Stato, che ci sembra spaventosamente inarrestabile. Siamo colpiti spesso da storie che non vorremmo che accadessero. Il caso dei dossier relativi alla vendita di dati sensibili verso una società con investitori anonimi ha visto la contrapposizione tra il Procuratore Generale della Repubblica di Perugia e l’ex presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. Ora sembra che l’inchiesta sul dossieraggio “Striano”, con verminaio annesso, non sia più all’ordine del giorno. Nel frattempo continuiamo ad essere immersi in un contesto allucinante, che registra la frantumazione della vita e del buon nome di persone innocenti risucchiate per anni da un sistema giudiziario patologico. Invocando pretestuosamente il principio che chi delinque vada sanzionato, vediamo adottare la “pesca a strascico” per verificare se qualcuno degli intercettati via telefono ha commesso reati. Vediamo il generale Mario Mori ricevere un avviso di garanzia dopo essere stato sotto processo per ventidue anni, collezionando cinque pronunce assolutorie, più la recente sentenza di non colpevolezza della Corte di Cassazione. Se la cosa serve a qualcuno e ti infilano a forza il vestito del colpevole c’è il rischio che ti rimanga addosso sine die. A nessuno è permesso di alzare la testa. Mentre da un lato rileviamo la gogna mediatica adottata da certe procure, in violazione della secretazione degli atti di indagine, dall’altro, nei tribunali, c’è l’”abuso” del famigerato Modello 45. E’ il registro più insidioso per quelli che presentano una denuncia di reato. Quale ampliato contenitore di “non notizie”, consente al magistrato di paralizzare i termini delle indagini. L’iscrizione della denuncia nel registro Mod. 45 serve ad evitare la procedura di archiviazione, l’informativa alla persona offesa e l’eventuale udienza di opposizione alla richiesta di archiviazione davanti al GIP. Insomma è uno strumento risolutivo quando un qualche pubblico ministero non vuole indagare un amico o magari un collega. Le azioni condotte da certa magistratura spaziano quindi dal “candeggio” dei reati, consentito iscrivendo le denunce fatte dalle persone offese sul modello 45, alla distruzione con qualunque mezzo (lecito e illecito) di chi non si prona davanti alla casta togata. Nessun illecito penale dovrebbe essere immune alla legge solo perché coperto da magistrati compiacenti. L’applicazione della legge n. 6/2004 vede trasformare il più innocente degli uomini in colpevole ed il peggiore dei rei addirittura in una vittima. Permette ed agevola la distruzione di famiglie, è usata per impossessarsi dei loro patrimoni. Così come gli scippatori prendono di mira il bersaglio potenzialmente meno reattivo, così questi “tutori” giudiziari vanno a colpire delle famiglie in sofferenza. Il giudice Saguto di Palermo e il Gip Castriota di Latina, dopo essere entrate nella giusta rete di contatti, avrebbero potuto imparare da loro i modi per non finire in carcere. Sono diventati troppi i magistrati “stressati” che si presentano in aula senza neanche aver letto gli atti del giudizio in corso. Là dove gli argomenti delle cause sono ripetitivi e i magistrati impiegano il “copia-incolla” per le loro determinazioni le mancate letture delle memorie depositate sembrano essere diventate un leit motiv del processo, ovvero la scelta di uno stile ancora più spregevole di amministrare la giustizia. In fin dei conti, se le decisioni adottate nel settore sono di tipo seriale, se le risposte giudiziali ricordano il Cane di Pavlov, perché perdere tempo a leggere delle note scritte? Con ben impressi nella mente il martirio giudiziario subito dal prof. Carlo Gilardi e le traversie dei suoi amici, cedendo all’impazienza di qualche lettore, riprendiamo, seppure in maniera telegrafica, l’usuale cronaca. Il nostro amico ha ricevuto la seguente convocazione:








Essendo rimasta irrisolta una serie di cose, compresi tutti gli aspetti economici ed ereditari della vicenda, l’uomo si aspettava che nel corso dell’udienza si aprisse una discussione pertinente anche a questo. Non è andata così. Per adesso non ha ancora ottenuto la copia del verbale di udienza, a cui per nostra abituale correttezza narrativa, bisognerà successivamente fare riferimento. L’indagato-imputato-ricorrente in Cedu, recatosi in udienza, ha avvertito la netta sensazione di essere finito in un’imboscata. E’ stato falsamente accusato e, al culmine della farsa, si è anche esibita un’assistente sociale. Con riserva di leggere quanto effettivamente verbalizzato dal G.T., nell’ambito di un’udienza singolarmente caotica, ha avuto luogo l’audizione dell’operatrice, non tanto per rappresentare le condizioni psicofisiche della sorella del nostro amico (finalità che nel procedimento de qua sembra essere passata in secondo piano), quanto per esprimersi sulla legittimità dell’operato dell’AdS. Ebbene l’assistente sociale ha candidamente affermato di aver coadiuvato l’AdS negli acquisti riportati nel rendiconto e che tali beni fossero stati effettivamente richiesti dalla “beneficiaria”. L’intero sistema corrotto si regge sulla menzogna, sull’intimidazione e sul ricatto. Ci prende per i fondelli e rivendica il diritto di poterlo fare. Tale deposizione non meriterebbe nemmeno di essere commentata. La già “beneficiata” giudiziaria è astemia ed incontinente. Come si giustificano allora i diversi acquisti di lingerie e Champagne?

23/5/2024 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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