Giustizia 2023? un incubo (137 puntata)

Qualche anno addietro, nel corso di un convegno giuridico, incontrammo un consigliere della Corte di Cassazione, autore di diversi studi e articoli in materia di diritto, ma anche di opere di narrativa. Durante una pausa caffè cominciammo a parlare del più e del meno. Lui si stava accingendo a relazionare sul fenomeno delle sottrazioni internazionali di bambini. Per quel giorno aveva in programma di fornire una documentazione su quelle situazioni in cui un minore viene illecitamente condotto all’estero, da chi non esercita la potestà esclusiva, senza alcuna autorizzazione e poi non viene riaccompagnato nel Paese di residenza abituale. Ad un certo punto della conversazione, lontano da altre orecchie, ci domandò dove noi trovassimo il coraggio per scrivere con crudezza determinati fatti e descrivere certe realtà. Presi in contropiede, seppure con eleganza, dribblammo. Abbiamo ripensato spesso alla domanda di quel dotto magistrato, così improvvisa e diretta da metterci in imbarazzo. Lui, quando si trovava di fronte ad una legge mal fatta o ad una sentenza ideologicamente orientata, parlava di sciatteria, usava un linguaggio più sfumato, adottava un pensiero modulato tale da consentire che in un’enunciazione si potesse sempre leggere tra le righe e ricorreva all’astrattezza dell’allusione. Il nostro modo di esprimerci era ed è certamente urticante ma, se ad esempio ci soffermiamo a riflettere sulla casistica delle sottrazioni internazionali di minori, ci viene spontaneo affermare, senza perifrasi, che una buona parte della magistratura italiana tende a non perseguire l’azione commessa facendo guadagnare tempo al “rapitore”, con articolate procedure “specialistiche”, adducendo poi, quale scusante, il “radicamento” del bambino nel nuovo Paese, per lasciarlo là dove è stato portato illecitamente. Se pensiamo all’internamento del prof. Carlo Gilardi non possiamo che sottoscrivere le parole dell’avvocato Taormina: “Questo è un sequestro”. Ed ancora, come esprimere sdegno per la realtà giudiziaria senza evitare il linguaggio paludato nel parlare di situazioni simili a quelle fotografate da questo documentario? Quando ci soffermiamo a riflettere sulla giurisdizione non riusciamo a rimanere indifferenti davanti alle sue inaccettabili peculiarità. Siamo passati dalla narrazione di una magistratura quale giustiziera dei vessati, a quella narrata impietosamente da Luca Palamara. In suo riferimento ci sembra quanto meno doveroso riportare una riflessione di Rosario Russo, ex sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione: “Di fronte a cotale ‘disfatta’ della Giustizia (o della giustizia), non basta sostenere che la maggior parte dei magistrati sono onestissimi servitori dello Stato. Il che è verissimo ma non basta, sia perché costoro non sono in grado di incidere minimamente sulle decisioni del C.S.M. (che anzi il più delle volte passivamente subiscono), sia perché al postutto essi (tra cui lo scrivente) non hanno saputo scegliere i propri rappresentanti e vigilare in tanti anni sulla loro condotta”. E’ con questa inquietate prefazione che riprendiamo la consueta cronaca. Il nostro amico imputato procede con il percorso della mediazione ereditaria e si è dichiarato disponibile a cedere alcuni suoi diritti reali alla sorella soltanto se questa avrà garantita dal proprio A.d.S. una determinata somma mensile da spendere in autonomia (almeno il 45% della sua pensione). Si sta avvicinando la data della prossima udienza del processo penale. Tralasciamo le illegittimità annotate per la procedura civile della vicenda e ci soffermiamo quindi su alcune stranezze che hanno “suggerito” e caratterizzato l’iter penale.    

Il giudice tutelare Anna Puliafito ha scritto: “Omissis inoltre penderebbe una indagine a carico del sig. XXXX per condotte ipotizzate dannose nei confronti delle congiunte proprio da parte di soggetto dotato di poteri di accesso al loro patrimonio omissis”.

IL GIUDICE CITATO HA SEMPRE OMESSO DI SPIEGARE QUALI FOSSERO LE CONDOTTE DANNOSE POSTE IN ESSERE DAL PROCESSATO.

Il giudice tutelare Anna Puliafito ha consentito che l’avvocato G. C. rappresentasse la sorella dell’istante-reclamante (suo procuratore generale) con una procura firmata dalla stessa donna l’11/3/2021 per occuparsi di una persona deceduta il 14/8/2019.

IN CODA METTIAMO LA FOTOCOPIA DELL’INSPIEGABILE DOCUMENTO.

IL PROCESSATO NON HA MAI ASSERITO (vedi istanza inoltrata al G.T. e la denuncia successiva alla Stazione dei C.C.) di aver sospettato furti all’interno delle Poste o in Banca. Il sospetto di imbrogli postali e/o bancari non è manifestato dall’uomo neanche nel verbale di ricezione dei Carabinieri.

Eppure il pubblico ministero F.M. (lo stesso non viene nominato perché il procedimento penale a carico del nostro amico è ancora in corso), dopo aver ordinato indagini bancarie, ha scritto: “Omissis atteso che dalle indagini svolte nell’ambito del procedimento penale n. XXXX-20 r.g.n.r. noti non emergeva nulla di quanto da egli riferito e, anzi, si accertava che lo stesso si era appropriato, in data 6.5.2019, della somma di euro XXXX, prelevandola dal libretto postale XXXX, cointestato alla madre e alla sorella omissis”.

IL PROCESSATO (procuratore generale della sorella) HA DA SEMPRE EFFETTUATO OPERAZIONI FINANZIARIE NELL’INTERESSE DELLE CONGIUNTE, ANCHE CON RILEVANTI SPOSTAMENTI DI DENARO, OPERAZIONI PIU’ CHE LECITE (NON APPROPRIAZIONI) ANCHE PERCHE’ ESPRESSAMENTE PREVISTE DALLA PROCURA NOTARILE CITATA.

Il procuratore della Repubblica Andrea Vardaro ha scritto: “Omissis per fatti commessi ai danni della Sig.ra XXXX e XXXX dal congiunto XXXX; atteso che presso la Volontaria Giurisdizione del T.O. di XXXX è iscritto procedimento ”Tutelare” in favore della Sig.ra XXXX su istanza del Sig. XXXX; letta la nota della Dott.ssa XXXX dalla quale è emerso come lo stesso abbia omesso di prelevare in loro vece il denaro necessario per il soddisfacimento delle basilari esigenze di vita costringendole ad una situazione di disagio e bisogno omissis”.

IL PROCURATORE NON HA MAI RIFERITO QUALI AZIONI SONO STATE COMMESSE DAL PROCESSATO AI DANNI DELLE SUE CONGIUNTE.

DI SEGUITO METTIAMO DUE QUIETANZE (ne esistono altre analoghe) A DIMOSTRAZIONE CHE IL PROCESSATO NON HA MAI LASCIATO MADRE E SORELLA SENZA SOLDI.

Nella sua istanza per essere nominato amministrazione di sostegno della propria madre IL PROCESSATO SCRIVEVA CHE, per il “blocco” del postamat le pensioni rimanevano in deposito alla Posta.

DI SEGUITO METTIAMO LA COPIA DEL LIBRETTO POSTALE (all’epoca degli avvenimenti “introvabile”) SU CUI VENIVA ACCREDITATA LA PENSIONE INPS DELLA MADRE DEL PROCESSATO. DAL DOCUMENTO SI EVINCE CHE DAL 5 MARZO 2020 NON CI SONO STATI PIU’ PRELIEVI, MA SOLO ACCREDITI NON RISCOSSI FINO AL 12 FEBBRAIO 2021. Data in cui un A.d.S. dei servizi sociali ha prelevato 20110 (ventimilacentodieci) euro.

IL PROCESSATO (per simulazione di reato) nella sua denuncia del 16/6/2020 manifestava timori per delle persone che aveva trovato a casa della madre il 12/6/2020. Per tale motivo, come riferiva ai carabinieri, nell’istanza indirizzata al G.T. il giorno precedente, aveva richiesto una sua nomina quale A.d.S. con espresso conferimento di potere di querela.  

UNA DELLE PERSONE INCONTRATE IN QUEL FRANGENTE E’ L’AVVOCATO CHE HA FATTO FIRMARE ALLA SORELLA DEL PROCESSATO LA PROCURA PER “AMMINISTRATRE” IL FIGLIO DELLA STESSA, MORTO DUE ANNI PRIMA.

30/5/2023 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

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