Giustizia 2020? un incubo (29 puntata)

A margine della storia si sviluppano i corollari che intendono dipingere il ricorrente/denunciante come una persona sleale. Così, pur di raggiungere lo scopo, viene fatto il tentativo di strumentalizzare anche la sorella. Per buona sorte dell’uomo, anche se provata dalla vicenda che da luglio 2020 le ha tolto grande parte della residua lucidità, la congiunta non ha sottoscritto alcuna denuncia. E’ questo uno degli aspetti che caratterizzano  l’amministrazione della Giustizia: c’è più spazio di ieri per impiegare cinicamente una persona malata contro qualcuno che dà fastidio. In attesa che maturino altri eventi, prima di tornare al tema, ci concediamo una disgressione. Se la memoria non ci tradisce, l’ultima volta che abbiamo affidato al Web delle riflessioni sul “tema giustizia” è stato qui: https://antoniobertinelli.com/2020/07/20/vecchi-pensieri-114/. Attualmente il panorama nazionale è ancora più deteriorato rispetto ad allora. Fulgidi esempi di magistrati come quelli che abbiamo avuto il piacere di conoscere nel passato non sembrano poi così facili da incontrare ai nostri giorni. Tralasciando le tante sgradevoli esperienze altrui, è sufficiente ripercorrere le nostre personali degli ultimi anni per redigere un bilancio sconfortante. Per carità di Patria, non riportiamo scampoli di altre vicende ben più gravi e, prima di riprendere il filo della nostra narrazione, ci limitiamo a riferire l’episodio più banale che ci ha riguardato direttamente. Illo tempore denunciato più per saggiare gli effetti dei proclami fatti sulla Giustizia a cura del Governo, da poco insediatosi, che per altre ragioni. Si riferisce ad una sanzione regolarmente pagata ed il cui silenzioso epilogo ha il sapore della beffa.

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                                                            Alla Procura della Repubblica

Oggetto: ho versato soldi non dovuti dietro intimidazione

Io sottoscritto xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx

Il 17 agosto 2013 ho pagato on line una sanzione comminatami dal Comune di Roma, ricevuta per posta raccomandata il 23 luglio 2013. Questa mia tempestiva regolarizzazione (conforme alla richiesta del debitore) non mi ha evitato di finire in una triangolazione di soggetti “aventi titolo” a pretendere pagamenti sia debiti che indebiti, dalla quale non sono più riuscito ad uscire. Copia del versamento postale da me effettuato è in allegato a questo esposto.

Il 26 febbraio 2016 ho ricevuto una raccomandata di Equitalia contenente la cartella esattoriale n. 09720150188800800 per l’asserito mancato pagamento della sanzione di cui sopra. Sostenendo, Equitalia, che non era tenuta a valutare la congruità della richiesta dell’ente locale in quanto solo mandataria, mi ha invitato formalmente a reclamare presso l’ente mandante.

Il 29 febbraio 2016 ho inviato all’ U.O. contravvenzioni di Roma Capitale una raccomandata R.R. con la “richiesta di discarico”, corredata di copia della ricevuta di pagamento della sanzione sopracitata.

Non ho mai ricevuto riscontro da parte dell’ufficio preposto al “discarico”.

Il 6 novembre 2016, dopo aver trovato nella cassetta postale una lettera di posta ordinaria con la quale Equitalia è tornata a ripetere richieste analoghe a quelle da me già contestate, ho reclamato dettagliatamente sul sito della stessa società.

Il 7 novembre 2016, fornendo tutti gli elementi necessari, ho chiesto sul sito di Equitalia, con l’apposito modulo, la “sospensione legale della riscossione”, così come era previsto dalla stessa società per situazioni simili alla mia.

Il 9 febbraio 2019, per la vicenda che ritenevo ormai positivamente e definitivamente conclusa, ho ricevuto un’intimazione (in allegato) da parte di un nuovo soggetto: Agenzia delle Entrate – riscossione.

La suddetta Agenzia esige che io versi quanto previsto dalla cartella esattoriale correttamente sospesa per le ragioni esposte da Equitalia e mi minaccia di trascrivere il “fermo amministrativo” su uno dei mezzi a me intestati: per l’esattezza quello acquistato da ultimo, nel settembre del 2018.

Il nuovo gabelliere non prevede la presentazione di una ricevuta liberatoria presso una qualche sede esattoriale. Per difendersi da questo genere di vessazioni è obbligatorio rivolgersi all’autorità giudiziaria. Fatti i dovuti conti conviene arrendersi e pagare l’indebito per evitare altri danni, esborsi, perdite di tempo e disagi più rilevanti.

Per tale ragione ho deciso di soggiacere a quella che ritengo una richiesta estorsiva ed il 2/3/2019 ho pagato 298,10 euro, una somma assolutamente non dovuta.

                                                                                             In fede

                                                                 4/3/2019     xxxxxxxxxxxxxxxxxx

Allego:

  1. copia della ricevuta del pagamento della sanzione
  2. copia dell’intimazione dell’Agenzia delle Entrate notificata il 9/2/2019
  3. copia della ricevuta del pagamento dell’indebito preteso dal gabelliere

Mi riservo di fornire su richiesta qualunque documento pertinente al presente scritto

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Tornando alla storia che ha travolto il nostro protagonista ed al corollario che ha coinvolto la sorella, vanno fatte alcune precisazioni. Quando la donna ha conosciuto la diagnosi neurologica riguardante il suo destino, avendo anche un figlio diventato da poco seriamente handicappato per un tumore, ha deciso di affidare il suo futuro e quello del giovane al fratello. Lo ha fatto in scienza e coscienza, fin nei minimi particolari. Persona colta, già dirigente in un’azienda pubblica, sapeva quali ostacoli avrebbe potuto incontrare il fratello e gli ha facilitato il percorso con una procura generale, dove, tra l’altro, ha lasciato all’uomo anche il potere d’intentare, se necessario, azioni giudiziarie. Il documento in buona sostanza accorda al fratello poteri illimitati. La donna, con decreto ex art. 445 bis, 5° co., c.p.c. ha avuto l’omologa del requisito sanitario pertinente alla sua condizione il 21 agosto 2020. Non è stato sufficiente quello dichiarato, documentato dal fratello sulle sue condizioni di salute e sembra neanche quanto asseverato dal Tribunale. C’è chi, CELA VA SANS DIRE, nel preminente interesse della donna, ha tentato di arruolarla come parte lesa delle azioni lecite del fratello (a salvaguardia di alcuni averi rimasti ancora nelle sue disponibilità). Il perseguito è la persona che lei stessa, in nitida consapevolezza, ha scelto alcuni anni fa come suo esclusivo fiduciario. Sembra un’aberrazione giurisdizionale, eppure è accaduto. L’archiviazione come quella richiesta dal P.M. è meno che un atto dovuto.

27/11/2020 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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