Giustizia 2020? un incubo (26 puntata)

Il perno intorno al quale si dipana la vicenda giudiziaria è la novantunenne madre del ricorrente/denunciante, descritta nei suoi tratti distintivi nella richiesta di CTU consegnata al giudice tutelare il 21 ottobre 2020 (vedi 15 puntata). La deposizione che ha reso ai Carabinieri il 7 settembre 2020, deriva da una esclusiva domanda: “Ci riferisce se abbia mai notato ammanchi di denaro dai c.c. di famiglia, ovvero di preziosi?”. La domanda di per sé esclude tutto il resto. Cioè tutti gli altri ammanchi (veri o immaginati) di cui si è lamentata negli ultimi mesi con il figlio e poi non segnalati nel corso dell’incontro con i Carabinieri. A titolo di esempio, basti pensare alle volte che ha mandato l’uomo a verificare (con risultato negativo) se tra i preziosi (spille, orecchini) conservati nella residenza della figlia ci fosse questo o quell’altro oggetto. Nel corso della deposizione la disabile fornisce ai C.C. una copia del libretto cointestato, già nominato nel corso di questo racconto. Da questa carta si può desumere che il documento ritenuto scomparso è ancora in suo possesso. In tal caso sarebbe sufficiente che facesse fare, dalla figlia, contitolare, o con delega dalla nipote-badante, un piccolo prelievo da un ufficio postale per ripristinare il funzionamento del postamat e quindi riprendere i prelievi presso gli sportelli ATM. Senza ombra di dubbi il ricorrente/denunciante ha dichiarato il vero sia nella richiesta di amministrazione di sostegno che nei sospetti manifestati con la denuncia del 16 giugno 2020 ai C.C.. La madre non ha più la lucidità di un tempo e deve essere tutelata nei suoi interessi. Anche la vendita di gioielli sottolinea il suo non adeguato agire. Dall’inizio del 2020 fino al giugno dello stesso anno, lei con la figlia, hanno ricevuto dal loro congiunto contanti per 17700 euro (vedi 7 puntata). Se non spesi o altrimenti impiegati, i soldi potenzialmente rimasti in casa non rendono la situazione finanziaria tale da indurre la vecchia disabile ad un’urgente vendita di preziosi. In realtà, senza che il figlio possa suggerire una diversa soluzione, almeno per questa alienazione conosciuta solo de relato. Senza alcun ulteriore dettaglio valutativo, tra l’8 giugno 2020 ed il 24 luglio 2020 la donna, grazie alla vendita di preziosi curata dalla nipote, incamera, per circa 70 g. di oro, la somma di 3367 euro. Non siamo in grado di aggiungere altro. La corte dei miracoli che influenza le azioni dell’anziana donna fa ormai quadrato intorno alla stessa e si garantisce un futuro, magari facendo un pensiero pure sulla figlia, tentando in ogni maniera di denigrare il nostro ricorrente/denunciante. Lui adesso è stato messo in condizione di handicap con una provvidenziale indagine penale. Nessuno dei suoi alacri “tutori” si è mai peritato di accompagnare la vecchia dal geriatra e dallo psichiatra. Impallinato proditoriamente l’uomo, così come si prospettano loro le cose, si sentono tutti con il vento in poppa. Il G.T. avrà la voglia e la forza di approfondire se il richiedente amministrazione di sostegno è un bugiardo o ha sempre affermato il vero? Il GT disporrà la CTU richiesta dal figlio della disabile? Oppure, su suggerimento di qualche togato più “influente” di lui, deciderà di applicare il principio per il quale iudex peritus peritorum est?

21/11/2020 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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