Giustizia 2020? un incubo (12 puntata)

Nell’udienza del 28 settembre 2020 l’avvocato è talmente impetuoso che interrompe più volte la pacata esposizione verbale dell’istante. Ritorna alla carica con il presunto ammanco dal libretto postale cointestato ed afferma che l’istante non ha mai rilasciato una dichiarazione d’impegno nei confronti della sorella. Il discredito dell’avversario appare la sua migliore arma. La sicumera dell’avvocato è tale che non solo non ha mai scritto una pur sola riga da lasciare nel fascicolo, ma sembra che neanche legga gli atti presenti nello stesso. Dà l’impressione di non aver visto neanche la copia del memorandum del prelievo che era spillato sul libretto postale. Il giudice tutelare è certamente gravato da un rimarchevole carico di lavoro, appare molto stanco, sembra tirato per la giacchetta contro l’evidenza dei fatti e la sua stessa volontà. Ad un certo punto, guardando alcuni documenti e parlando a se stesso dice: “ Qui non posso rilasciare un pur incarico provvisorio”. Al ricorrente, distante un paio di metri, non sfugge la riflessione fatta a bassa voce. Il giudice, oltre allo stress, sembra soffrire una qualche interferenza non gradita. Anche al richiedente amministrazione di sostegno sembra che quanto da lui scritto, compreso che la madre è affetta da sordità, va soggetta a stati di confusione interpretativa, ha vuoti di memoria, ha limitate capacità di discernere, ha lamentato più volte furti in casa, non sia stato affatto preso in considerazione da qualche altro soggetto non presente in aula. L’impalpabile sembra curare la regia della vicenda giudiziaria ed ispirarsi ad un assioma: la vecchia è capace d’intendere e di volere, il figlio mente quando riferisce le sue fantasie ed i suoi bizzarri comportamenti. Ovviamente a motivo della sua grave patologia fisica la potenziale beneficiaria del provvedimento in esame non si è presentata all’udienza. Il suo rappresentante legale ha fornito un certificato medico. Il giudice tutelare sembra aver dimenticato che dal mese di marzo c.a. il comportamento della donna non ha permesso la riattivazione del postamat rimasto nelle mani del figlio, con il quale lo stesso prelevava la pensione e quanto altro richiesto dalla disabile. Interviene l’avvocato suggerendo al giudice l’audizione della madre e della sorella del ricorrente tramite collegamento in videoconferenza. Il giudice annuisce e dispone l’evento per il 23/11/2020.

29/10/2020 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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