Giustizia 2020? un incubo (9 puntata)

Uscito dalla caserma dei carabinieri dopo un defaticante incontro l’uomo ha la spiacevole sensazione di essere passato dalla veste di denunciante alla veste di indagato. Le buone qualità investigative del maresciallo hanno pagato pegno alla catena gerarchica, sono state messe al servizio dell’ipotesi di un qualche magistrato affetto da strabismo esplorativo. Sono i rischi che si corrono, ormai da troppi anni, affidandosi alla Magistratura. Non sono pochi i magistrati che, inseguendo le loro suggestioni, finiscono per mettersi al servizio di qualunque peggiore causa. Probabilmente sono quelli diventati amministratori di giustizia solo per caso, i figli partoriti dai consolidati “metodi similpalamara”. Abbiamo avuto la sventura d’incontrarne qualcuno. Non è raro che siano caratterizzati da ignoranza ed arroganza. Se ne trovano di quelli che in udienza guardano il documento appena depositato senza andare con la lettura oltre le prime righe. Ne ricordiamo uno che presiedeva cause di lavoro. Queste cause seguono un rito speciale, pensato dal legislatore come processo più celere rispetto alle cause ordinarie, al fine di rispondere alle esigenze d’urgenza che spesso caratterizzano detti contenziosi. Questo magistrato spediva sistematicamente tutti i suoi “clienti” in Corte d’Appello. Non dimentichiamo la pubblicazione di Augusto Cortelloni : “Pedofilia & satanismo, risorge l’inquisizione. Quel pasticciaccio della Bassa modenese”. Ci tornano alla mente i sistemi (investigativi?) analoghi a quelli dello scandalo di Bibbiana ed il bisbigliare di certi avvocati nelle orecchie di quei magistrati disposti ad ascoltarli senza pretendere che mettano su carta i loro sussurri. C’è poi l’annoso problema della deontologia. La legge sull’ordinamento professionale forense ha sancito l’obbligo della formazione continua, ed il regolamento del Cnf n. 6 del 16 luglio 2014 ne ha disciplinato le modalità di attuazione. L’avvocato ed il tirocinante abilitato al patrocinio hanno l’obbligo di curare la competenza professionale mediante la partecipazione ad attività formative accreditate e di contribuire al migliore esercizio della professione nell’interesse dei clienti, dell’amministrazione della giustizia e della collettività. I corsi dedicati all’uopo garantiscono agli avvocati dei “crediti formativi”. Quanti avvocati, “obbligati” a frequentare la scuola, seguono il relatore anziché giocare tutto il tempo con il telefonino o con un tablet? Non è un pensiero peregrino quello manifestato dal nostro personaggio. Molto probabilmente il giudice tutelare è rimasto pesantemente condizionato dall’avvocato ingaggiato dalla vecchia disabile e da qualche P.M. in vena creativa.

27/10/2020 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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