vecchi pensieri 22

Parlamento, conformismo ed altro …

Dopo la vicenda del “pizzinu” televisivo, con cui un ex comunista ha fornito il suo contributo per delegittimare le richieste dell’IDV (formalmente alleata dell’opposizione), arriva la notizia che un emendamento del Pd e di C. Lussana, approvato dalla commissione giustizia della Camera, introduce nella norma anti-stalking un’aggravante di pena rispetto ai quattro anni di reclusione previsti dal testo originario. Arrivano così fino a sei gli anni di carcere se il reato sarà commesso dal coniuge della vittima, anche se separato o divorziato. Al molestatore si potrà inoltre vietare di comunicare con qualunque mezzo, non solo con la vittima, ma anche con i propri figli. Dopo un iter parlamentare lungo ed osteggiato in infiniti modi, per oltre dieci anni, venne varata la legge 54/2006. Con quanto approvato ieri in commissione si tenta di far rientrare dalla finestra quella prassi giudiziale, ancora dura a morire, che era stata cacciata dalla porta proprio con la norma citata. Abbiamo già scritto in merito ad alcune iniziative prese dal ministro delle “pari opportunità” e, solo per evitare equivoci, è bene ribadire che non intendiamo fornire giustificazioni ai molestatori (né alle molestatrici). Vorremmo solo che i provvedimenti presi a danno degli ex mariti siano confortati da prove e non da false denunce. Conosciamo un padre separato, ed è solo uno dei tanti, che è stato arrestato per voler rivedere il figlio di cinque anni. Accusandolo di violenza e di molestie gli hanno messo persino le manette. E’ lunga la lista dei padri che sono finiti in galera per accuse strumentali di ogni tipo. In Parlamento, là dove tutto si diluisce in una deteriore omologazione, affinché niente di utile per gli altri resti negli animi, forse non si farà mai la Rivoluzione. I saltuari scontri politici di cui ci parlano i giornali, le furiose sparate di qualche anchorman e le denunce di qualche “grillo” non sono che il teatrino della Democrazia. Un gruppo di donne (?) piene di rancore antimaschile, ha distrutto la famiglia ed ha distorto lo stesso concetto di libertà. Disturba che il femminismo androfobo, con tutte le sue deformazioni paranoidee, ha trovato e trova sponda tra i tanti maschi che hanno perduto gli attributi a datare dagli anni settanta. Una sorta di mafia, che ha cacciato in un vicolo cieco le stesse donne, ha potuto e può contare anche sull’appoggio di parlamentari (inconsapevoli?) usati solo come trampolino di lancio per chi è in cerca di potere e visibiltà. E’ scontato che chi sceglie di navigare sempre col vento negli occhi, prendendo di prua il mare in tempesta, deve avere coraggio, e pochi ne dispongono. La situazione politica maturata con il passare degli anni non ha contribuito alla valorizzazione del parlamentare, ridotto ormai a figura notarile. In presenza di quella nascente autocrazia, denunciata qualche giorno fa da Paolo Guzzanti, si va ancor più accentuando persino l’allineamento legislativo. La prima occupazione di un parlamentare è quella di votare secondo i voleri del capo e, quando è libero di scegliere, vota in ossequio al pensiero unico, ormai sedimentato fino ad addormentare le coscienze. Essere conformista significa non vedere un’alternativa al diventare il clone di un potente o l’espressione del “così fan tutti”. E’ forse il modo migliore per non sentirsi a disagio, e pochi sembrano avvedersi che un’enormità di risorse è impegnata ad alimentare il negativo, a mitizzarlo in uno spreco colossale di vite poste al servizio di idoli crepuscolari. Pochi sembrano vedere che l’integrazione acritica è il carcere della libertà. Il conformismo parlamentare, come quello di altre istituzioni che dovrebbero essere al servizio del bene comune, si associa all’inerzia, alla stasi mentale, al non far nulla e seguire la corrente, o alla ricerca del proprio vantaggio personale. Mentre il Parlamento è impagliato e si trascina quotidianamente nelle ratifiche di decisioni già prese in altre sedi, il cittadino è bersagliato da falsi messaggi, da scandali manovrati, dalla manipolazione dei fatti e da leggi che non raramente ad essa si ispirano. Ha abbandonato la speranza di poter cambiare qualcosa e si sente schiacciato da una politica che lo ignora. I “fari” della Rivoluzione sono ormai su web. Tutto il resto è silenzio. In una stupefacente condizione di conformismo parlamentare e di resa degli intellettuali ai tempi, non c’è meraviglia se nascono delle leggi volute da certe lobbies, se M. Garfagna, alleandosi con C. Lussana, con A. Finocchiaro e con le forze cosiddette “progressiste”, trova la strada spianata per imporre norme che ci appaiono sessiste. Il falso in bilancio è punito con la reclusione da due a sei anni solo se cagiona “grave nocumento ai risparmiatori”. Un padre separato che, per vedere il figlio, viene ritenuto soggettivamente colpevole di molestie rischia la pena di sei anni. Sono rare le voci significative rimaste a parlare una lingua diversa da quella omologata, e il Parlamento non fa eccezione. Il conformismo è spesso il cibo o l’attenuante dell’ignoranza e della stupidità. La paura può nascere dall’ignoranza o può verificarsi il contrario. Spesso tutti questi elementi agiscono insieme e non raramente ad essi si aggiunge pure la malafede. G. Clemenceau diceva che la guerra è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai generali. Ed allora, quando riprenderanno voce e dignità i soldati?

5/12/2008 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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