vecchi pensieri 16 (“vaffa”, populismo e antipolitica)

“vaffa”, populismo e antipolitica

Durante gli anni settanta dello scorso secolo quelli che non intendevano intrupparsi in una qualunque delle formazioni politiche esistenti venivano incoraggiati a farlo e, con una certa spocchia, la sinistra li definiva “cani sciolti”. Era anche questo il modo per chiedere a chiunque di prendere partito, lasciando intuire che non c’era scelta migliore rispetto a quella di impegnarsi nel PCI. In quel periodo la politica era ancora il linguaggio unificante attraverso cui venivano compiute scelte, giustificate e combattute battaglie di speranza e di solidarietà. Era il periodo in cui Giorgio Almirante svolgeva la “politica del doppiopetto”, in bilico tra le rivendicazioni dell’eredità mussoliniana e l’apertura al sistema, mentre altri rimarcavano schizzinosamente l’esistenza di rappresentanze parlamentari estranee ai partiti del cosiddetto “Arco Costituzionale”. Si sa che I tempi cambiano ed oggi, dopo il crollo delle ideologie e il disincanto verso tutti i valori (tranne quelli di borsa), ci resta l’antipolitica dei parvenus. La sinistra elitaria non è in grado di arrivare ad un redde rationem ed è ancora oggi convinta di poter assegnare patenti di moralità. Eppure il luogo dei privilegi, del potere enorme e delle inefficienze, in cui essa è cresciuta, è stato sepolto da una ventata di sdegno popolare. Ma dove siamo diretti? La Grande Crisi del 1929 non ha insegnato nulla ai fautori del Liberismo senza limiti e siamo sempre più soggetti all’attrazione gravitazionale del buco nero creato dalla globalizzazione. La sinistra ha imbalsamato per decenni la propria classe dirigente che ha attraversato Pci, Pds, Ds, Ulivo e Unione; che si è avvalsa di falci, martelli, querce e arcobaleni senza mai soffermarsi su una qualche forma di autocritica o su una riflessione seria, limitandosi a fare retorica sulla buona politica senza poi fornire risposte credibili. Lasciata la casa al mare, W. Veltroni ha ripreso la sua attività parlamentare adottando toni e modi per lui piuttosto inusuali: “La destra sta rovinando il Paese, è anche responsabile di un vero e proprio genocidio dei valori, di un deserto storico e culturale, della deriva verso una società egoista e spietata”. Molta la critica, la pretesa certezza che l’Italia sia stata rovinata dalla destra e nessuna vera proposta. Ma dove stava Veltroni mentre veniva smantellata la famiglia, veniva derisa l’autorevolezza, si declassava il merito; mentre si infittiva la rete di corruttele, di clientelismi, di ingiustizie e di impunità che avvinghia il Paese? In questi ultimi anni quali scelte sono state fatte per il mercato del lavoro, per le politiche sociali, per i conflitti d’interesse, per la Giustizia, e tanto altro ancora? Come si è arrivati al senso di impotenza e di schifo che tanta gente onesta prova dinanzi allo sfascio di organismi, istituti pubblici essenziali, e di fronte alla disgregazione di tanta parte della stessa vita civile? Chi ha brigato per la caduta del Governo Prodi che, per ammissione dello stesso G. Tremonti, in soli venti mesi aveva risanato i conti secondo le richieste della UE? Senza voler fare una difesa d’ufficio della precedente maggioranza governativa (ce ne guarderemmo bene) riteniamo solo di dover dare a Cesare quello che è di Cesare. Approfittando che il popolo italico non soffre eccessivamente per il fatto di essere sollevato dal compito di pensare e decidere, abbiamo assistito all’indecente spettacolo di un arrivismo spudorato, al brulicare di infinite ambizioni, a feroci risse per un posticino al sole da cui dirigere affari e clientele; abbiamo registrato l’impennata del parassitismo, abbiamo visto nascere il verminaio di connubi tra politica, sindacato e amministratori di aziende assistite con soldi pubblici. E di sicuro uomini e animi non sono stati forgiati secondo coerenza etica, secondo idealità e tensioni comuni, anzi è stata uccisa la speranza che i governati possano incidere sulle scelte dei governanti, è stata cancellata l’idea che una democrazia possa essere una realtà operante al servizio di tutti. Nel mentre che ne era della destra? Oscillava tra i ricordi nostalgici e l’esigenza di rivisitare le vecchie ideologie, anch’essa circoscriveva il campo visivo alle proprie cose, pensava a trasporre in peggio il sogno americano e non disdegnava di spartirsi qualche bottino. I tanti opportunisti dei partiti “contrapposti” hanno lasciato fare perché sapevano che nel corso del grande banchetto, sarebbe caduto da tavolo qualche pezzo di pane anche per loro. Se da una parte abbiamo assistito all’insipienza dei leaders, dall’altra abbiamo visto il crescente trasformismo di M. Fini che, accreditandosi ultimamente come delfino del PDL, è giunto a bacchettare i suoi colonnelli a causa di esternazioni revansciste. Che la storia si raffreddi pure per liberarsi dai “gendarmi della memoria” che sbarrano la strada della verità sul ventennio fascista e sul suo epilogo, ma Fini non aveva precedentemente detto che Mussolini è stato il più grande statista del XX secolo? Insomma la politica, per quanto fino ad oggi ha evidenziato, non sembra proprio più essere la sede deputata al governo della cosa pubblica. S. Berlusconi, troppo impegnato a lavorare, circondato da una corte salmodiante, sembra non essersi mai posto il problema degli schieramenti partitici e dei loro significati o della necessita di individuare la strada del compromesso tra interessi comuni e interessi privati, tra diritti di nascita e offerte di pari opportunità, tra interessi nazionali e mercato globale. Mentre la Lega si fa portatrice dei localismi, senza peraltro potersi sottrarre ai diktat della UE, mentre come al solito le asserzioni del giorno prima diventano negazioni il giorno dopo, mentre si consuma l’eccidio del Diritto e della solidarietà, mentre la commistione tra affari e malavita è dilagante, mentre si truccano persino i semafori per lucrare sulle multe, mentre si sanzionano i clienti delle prostitute, mentre nei tribunali non si applica la legge 54/2006 e si interpretano le norme là quando serve, il capo del Governo si appresta a celebrare il necrologio dell’Alitalia, e presto dovrà risolvere l’annosa questione della Giustizia. B. Grillo è l’inestetico neo spuntato sulla faccia di chi sentendosi antropologicamente superiore ha finito per scoprirsi uguale se non peggio di tutti gli altri. I “vaffa” di Grillo e il populismo mediatico servono solo a dilettarsi con i resti di uno schieramento politico che non sa ancora di essere morto. Gli Italiani che vagano nel mezzo del qualunquismo, della demagogia e del grillismo sono in cerca di uno spiraglio per il proprio avvenire e soprattutto per quello dei figli. Auguriamoci di non essere la sola stecca nel coro di osanna per l’antipolitica di cui si fa interprete S. Berlusconi.

Antonio Bertinelli 18/9/2008

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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