Giustizia 2025? un incubo (207 puntata)

In questi giorni la famigerata legge n.6/2004 sta entrando in casa di Vittorio Sgarbi. La figlia Evelina ha chiesto per il critico d’arte, storico dell’arte, saggista, politico, personaggio televisivo, opinionista e collezionista, un amministratore di sostegno, perché l’uomo “non sarebbe più in grado di seguire i propri interessi”. A prescindere dalla veridicità della denuncia della figlia, resta il fatto che ancora una volta questa norma avrà la possibilità di ledere pesantemente la libertà e di intaccare sensibilmente il patrimonio del futuribile “beneficiato”. Venti anni fa la legge citata, dall’iter legislativo poco trasparente, carpendo la buona fede dei cittadini, è stata prospettata come un ottimo rimedio per aiutare le persone fragili. In realtà fin troppo spesso la sua applicazione/interpretazione si è palesata come un’infernale macchina per la mera oppressione degli amministrati e dei loro cari, se recalcitranti nel subire i soprusi dei suoi “professionisti”. L’istituto giuridico dell’amministrazione di sostegno extrafamiliare si caratterizza soprattutto per due connotati: la particolare afflizione imposta ai soggetti da esso “beneficiati” ed il grande business esentasse che procura ai suoi estimatori giudiziali. Non è casuale che, pur se tutti i parlamentari e tutti i magistrati sono a conoscenza di questa singolare porcheria nazionale, l’infamia si rinnova giornalmente, con buona pace del potere legislativo e del potere giudiziario. Ci feriscono particolarmente il metodo e il fine abietto al quale sono dirette determinate azioni spacciate per salvaguardia e che invece portano gravissime conseguenze alle persone più vulnerabili e alle loro famiglie. Come se, nel secolo scorso, l’Europa non fosse stata già devastata, in lungo e in largo, dal malsano vento delle dittature, l’abito mentale con il quale ovunque ci si approccia alla promozione della legge n.6/2004 appare come un prodotto dello spirito del nazismo risorgente nel Paese in questi ultimi e disgraziati anni.  

La nostra vicenda prosegue il suo corso.

Ecco la copia della memoria depositata per replicare all’istanza della controparte:


L’11/9/2025 il nostro amico e l’AdS della sorella si sono recati in un ufficio postale per svolgere altre pratiche necessarie al fine di riscuotere i buoni postali dei genitori deceduti dei due germani.

Passando ad altri aspetti della vicenda, notiamo dalla sua istanza iniziale che l’attore ha già tentato il colpo gobbo chiedendo al giudice il sequestro conservativo “inaudita altera parte”. Oggi, malgrado sia lapalissiano riscontrare che il convenuto non conosce gli agenti immobiliari chiamati in causa per una vendita che non lo riguarda, l’AdS C. T. ha chiesto la testimonianza degli stessi. Come se non bastasse ha chiesto la testimonianza di un impiegato postale. Il nostro amico, avendo avuto più volte difficoltà a ritirare il proprio denaro non ha più l’intenzione di tenere un “corposo” deposito presso la Posta. L’AdS citato ha tratto le sue tortuose convinzioni contestando la richiesta che il nostro amico ha fatto all’ufficio postale. Vogliamo ricordare al lettore che gli amministratori di sostegno si sostituiscono regolarmente ai loro amministrati e, con il beneplacito dei giudici tutelari, possono dichiarare il falso o intentare anche cause temerarie. Se trovano il “magistrato giusto” vincono la lotteria, se perdono le cause guadagnano sempre le parcelle messe a carico dei loro “beneficiati” giudiziari e tutte le “bustarelle” provenienti dall’indotto delle amministrazioni di sostegno esogene.

Il 16/9/2025 l’avvocato dell’AdS C.T. ha depositato quanto di seguito:


Il 17/9/2025 il giudice adito si è così pronunciato:


Il 18/9/2025 il nostro amico ha ricevuto ed ha risposto ad una comunicazione dell’addetto postale. Ecco la copia dei documenti:

Il nostro amico sta aspettando di poter ritirare alla Posta la sua quota parte dei buoni postali ereditati dai genitori.

27/9/2025 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

Lascia un commento