Alla fine della seconda guerra mondiale Stati Uniti, Unione Sovietica, Inghilterra e Francia diedero origine al processo di denazificazione (entnazifizierung) con il fine di liberare la società tedesca e austriaca da ogni influenza del nazismo. Le direttive del programma identificavano i gruppi e le persone specifiche, indicavano le procedure giuridiche e le linee guida per il loro trattamento. La denazificazione era finalizzata anche a rimuovere i simboli fisici del regime nazista e non fu limitata alle sole Germania e Austria, infatti misure per la denazificazione furono messe in atto dentro ogni stato europeo che avesse avuto una forte presenza del partito nazista o fascista. In Italia il fenomeno prese il nome di epurazione. Un po’ ovunque, dopo qualche anno di applicazione, con diversi livelli di rigidità a seconda dei territori, le disposizioni tendenti a contrastare la rinascita di certe ideologie divennero sempre più blande fino a scomparire. Konrad Adenauer considerò come una delle sue priorità politiche far cessare la denazificazione. Insieme ad alcuni partiti tedeschi mise a punto una serie di amnistie per capovolgere il processo di rimodulazione in corso voluto dagli Alleati, nominò capo della sua équipe Hans Globke, un ufficiale nazista e fece pressione per il rilascio dei criminali di guerra. Secondo il prof. Alessandro Hirata, alla fine di gennaio del 1951 il perdono copriva oltre 792.176 persone, fra le quali erano incluse persone con una pena di sei mesi, 35.000 persone con una sentenza di oltre un anno tra cui più di 3.000 funzionari dei reparti speciali di assalto, delle SS e del Partito nazista che avevano partecipato alla detenzione delle vittime nelle carceri e nei campi di concentramento; 20.000 altri nazisti incriminati per “crimini contro la vita”, 30.000 per aver causato ferite corporali e 5.200 che commisero “crimini e misfatti d’ufficio”. Nel 1958 solo una piccola parte degli imputati di Norimberga era ancora in prigione. Agli Italiani gli Alleati non potevano permettere di scivolare verso il comunismo e allora posero il veto all’epurazione di tutta una serie di uomini che con il fascismo avevano collaborato intensamente. In Italia, grazie alla nascita della guerra fredda ed in forza dell’amnistia voluta dal ministro della Giustizia Palmiro Togliatti, poliziotti, funzionari e magistrati che fecero carriera con Benito Mussolini poterono riciclarsi nella Repubblica nata dopo il referendum del 1946. E’ quindi accaduto che un direttore dell’OVRA andasse ad operare nella Polizia, che un generale di fiducia del Duce diventasse uomo di fiducia di Mario Scelba, che il presidente del Tribunale speciale per la difesa dello Stato venisse amnistiato e che il presidente del Tribunale della razza diventasse presidente della Corte Costituzionale. Le ragioni per cui la denazificazione dei vari paesi non è stata completata sono molteplici. Hanno giocato un ruolo le necessità militari, il potenziamento della legione straniera francese, le acquisizioni ed il controllo di nuove tecnologie, la verifica e l’impiego del sapere in possesso delle potenze dell’Asse, la riorganizzazione degli apparati statuali succeduti a quelli nazifascisti, la mancata rinuncia all’utilizzo di schedature di polizia, prassi che aveva raggiunto un livello di estrema raffinatezza sotto i regimi totalitari nei confronti degli oppositori politici e dei dissidenti. Il reimpiego di personaggi compromessi con il regime fascista ha fatto transitare nelle istituzioni repubblicane i germi del dispotismo che, ora qua, ora là, dove prima e dove dopo, quantunque sommessamente, non hanno mai smesso di diffondersi. E’ il prezzo che il Paese ha pagato e paga per non aver mai fatto i conti con le particolari asperità del proprio passato. In tal senso parlano le stragi ed il terrorismo, la fenomenologia degli opposti estremismi e le frequenti “deviazioni” dei servizi di intelligence. Conseguenze di quei germi patogeni sono le scelte che hanno portato allo sfascio socio-politico-economico dell’Italia globalizzata, spezzettata e svenduta, per i cui abitanti, quando e se “devianti”, poi si invocano la gogna pubblica propedeutica, l’applicazione di sanzioni pecuniarie spropositate e pene detentive durissime. C’è un Italia con il problema dell’immigrazione del tutto fuori controllo, un’Italia che ha perduto il diritto alla salute, quella che vive in costante precarietà reddituale, quella senza le tutele che sono state cancellate sui licenziamenti sia nelle piccole imprese che in quelle maggiori, quella delle prepotenze operate dai servizi d’interesse pubblico come la fornitura dell’acqua, privatizzati e gestiti come se quel bene naturale irrinunciabile fosse “cosa loro”, quella della TV che denuncia spettacolarizzando il multiforme degrado delle grandi città e di tutte le periferie. Per affrontare ognuna di queste realtà si trova sempre un qualche “risolutore” dotato di un background culturale non adeguatamente epurato. Prodotti del mai scomparso spirito del totalitarismo che serpeggia nel Palazzo, spesso anche permeato dalla “Sindrome del Marchese del Grillo”, sono le norme e le prassi istituzionali come quelle riguardanti le amministrazioni di sostegno ed i trattamenti sanitari obbligatori.
Mentre si stava concludendo una fase della vicenda giudiziaria del prof. Pierluigi Monello, per l’ennesima volta abbiamo riscontrato come legami ed antichi affetti vengano annullati con un provvedimento del tribunale. Con una certa frequenza dalle RSA arrivano notizie di questo genere. Aggiungiamo che indubitabilmente non è per alimentare discussioni sterili, né per snobismo intellettuale che l’associazione “Diritti alla Follia” si batte per una riforma del TSO.
Davanti alla tastiera veniamo presi spesso dallo scrupolo di tacere perché il nostro scrivere/documentare rischia di alimentare un qualche mercato delle vacche o di allungare la catena dei ricatti, poi vince il pensiero di diffondere la verità. Quelli che seguono sono aspetti marginali della storia che stiamo narrando ma utili per non trascurare neppure alcuni dettagli, che dunque mettiamo a disposizione del lettore.
L’AdS della sorella del nostro amico aveva insinuato che l’uomo avesse fatto investimenti in diamanti per conto della germana. Cosa mai fatta. Ecco un documento di sottoscrizione firmato dall’attuale amministrata:

L’ AdS della sorella del nostro amico aveva sempre sostenuto di provvedere soddisfacentemente alle necessità economiche dell’amministrata. A fronte di una disponibilità economica della donna pari a 2800 euro mensili, che può riscuotere l’AdS, ecco il riscontro delle somme da essa consegnate in un determinato lasso di tempo dell’anno 2022. Su una delle quietanze manca la firma dell’amministrata:


L’AdS della sorella del nostro amico aveva sostenuto e scritto che l’uomo si fosse arbitrariamente impossessato di un’auto. Evento mai verificatosi. L’auto in oggetto era gravemente incidentata per cui l’uomo pagò alla sorella anche più del suo valore effettivo al fine di acquistarla regolarmente. Ecco la ricevuta della transazione:

25/2/2025 Antonio Bertinelli