Giustizia 2024? un incubo (169 puntata)

Secondo Carlo Nordio “La lentezza della nostra giustizia ci costa da 2 a 3 punti di Pil sia per quanto riguarda la giustizia civile che per quella penale”. Abbiamo avuto il record di cinquanta anni per leggere la sentenza definitiva avente come oggetto la delimitazione del demanio marittimo, contenzioso avviato dalla Capitaneria di Porto di Venezia sul litorale del Cavallino dopo l’alluvione del 1966. Ci sono sempre altri, troppi casi da primato. C’è la vittima di un clamoroso caso di giustizia-lumaca, con una sentenza arrivata a otto anni di distanza dai fatti. Per tutto questo tempo l’uomo ha dovuto rispondere dell’accusa di essere un molestatore di minori. Un’accusa che si è liquefatta nel corso del giudizio. C’è il caso che nel 2015 vide trentasei produttori di ciliegie trascinati in un raggiro di massa. Si è concluso beffardamente qualche giorno fa. C’è la liquidazione “per sofferenza da emotrasfusione” riconosciuta dal tribunale di Firenze dopo ventiquattro anni. L’amministrazione della giustizia non va meglio sul versante delle condanne comminate là dove, per citare Cesare Beccaria, “Il giudice non cerca la verità del fatto, ma cerca nel prigioniero il delitto”. l’Italia è il luogo dei clamorosi errori giudiziari e, in determinate vicende, a nostro avviso, è doveroso domandarsi se i veri colpevoli del crimine siano in carcere. Ci sono stati casi che, dopo la sentenza definitiva, hanno lasciato nel dubbio molta gente. Uno dei più controversi è quello della strage di Erba dell’11 dicembre 2006. La corte d’appello di Brescia ha respinto la richiesta di revisione del processo e la cosa non ci rasserena. Sono troppe le incongruenze che hanno caratterizzato l’intero processo. Ci sono troppe cose che non tornano. Quando certa magistratura si trincera dietro frasi del tipo “solido quadro probatorio” o “cascata di prove”, per esperienza direttamente vissuta, ci vengono i brividi e la pelle d’oca. La sicumera con la quale certe toghe mettono nero su bianco i loro punti di vista avvalorati dal nulla probante è davvero sconcertante. Gli errori giudiziari e le ingiuste detenzioni, tra il 1992 e il 2022, hanno coinvolto 30.689 persone. Ciliegina sulla torta: solo il 24% delle domande di riparazione per ingiusta detenzione viene accolta e pagata, seppure miseramente, con denaro pubblico. Da qualunque punto di osservazione ci osserviamo non siamo per niente messi bene. Se guardiamo all’economia, l’Italia e l’Eurozona si trovano in una fase di stagflazione, in parte dissimulata dalla finanziarizzazione, fenomeno uscito dal cilindro del neo-liberismo. Ciò ha provocato iperinflazione nella stima degli assetti finanziari ma deflazione del potere di acquisto mediano. Gli Italiani sentono di scivolare sempre di più verso il basso, avvertono l’angoscia ed il disagio di vivere in un consorzio malato. Lo “Io speriamo che me la cavo” vince sulla consonanza di una crescita pulita e guidata da un insieme di prescrizioni condivise. E’ anche così che si precipita nell’abulia. Se l‘83% dei contratti di lavoro è a tempo determinato, se un milione e mezzo di giovani dipendenti privati hanno una retribuzione annua di tredicimila euro, se molti precari sono costretti a fare tre lavori per raggranellare un salario mensile decente, cosa vuoi che ci possa interessare se la Corte di Cassazione ha costruito steccati quasi insormontabili tra sé stessa ed il nucleo dei processi, tanto che sette ricorsi su dieci sono dichiarati inammissibili? Se la politica usa slogan come “tolleranza zero”, “che marciscano in carcere e si buttino le chiavi”, come ci si può meravigliare se la Suprema Corte ha ritenuto inammissibile l’istanza dei legali di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, i quali chiedevano di analizzare i reperti dell’indagine ed il campione di dna? Quanta gente è toccata dal fatto che “la conferma delle condanne inflitte in primo grado per i reati di sequestro di persona, circonvenzione di incapace, abbandono di incapace e sottrazione di persona incapace “ai danni” di Marta Garofalo Spagnolo rappresenta un doloroso simbolo dell’odiosa ed illegale discriminazione operante nel nostro sistema giuridico nei confronti delle persone con disabilità psicosociale?”. La vicenda di Marta è singolare nel suo dipanarsi, ma la maggior parte delle storie di amminisrazioni di sostegno extrafamiliari sono perlopiù storie di potere, di sopraffazione e di avidità. Nel clima socio-politico surreale in cui siamo immersi, senza che si intravedino all’orizzonte moti di protesta e di ribellione significativi atti a rivendicare il ripristino della democrazia diretta, quanti connazionali si recheranno a firmare la proposta popolare per modificare l’istituto giuridico dell’amministrazione di sostegno?

La nostra cronaca prosegue. Fatte le dovute eccezioni, l’immissione forzata di un AdS esogeno in qualunque famiglia porta allo scompiglio, anche amministrativo. La figura giuridica è un corpo estraneo di cui si avverte quotidianamente l’ingombrante, gretta, tracotante e cavillosa presenza. Ricordiamo che la madre del nostro amico è deceduta due anni fa. Ancora oggi non è stata definita la richiesta indebita dell’Acea di cui si fa cenno nella sesta puntata. Ancora oggi ci sono aspetti economici rimasti irrisolti. Di seguito mettiamo l’ultimo documento depositato in tribunale e le ricevute di due PEC.    

11/7/2024 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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