Il mese scorso l’Italia ha riconosciuto davanti alla CEDU di aver violato i diritti di sette persone le quali, negli anni passati, vennero affidate alla comunità del Forteto a Vicchio (FI) e lì diversamente abusate. Lo Stato italiano ha proposto a ciascuna vittima il versamento di trentacinquemila-duecento euro per il maltrattamento istituzionale e duemila per le spese legali (“uno scampolo di giustizia”). Di un’altra recente sentenza della CEDU il prof. Carlo Gilardi, “beneficiato” dalla “tutela giudiziale”, tra l’altro costatagli circa mezzo milione di euro liquidi, non ha fatto in tempo a goderne tutti i frutti perché il mese scorso è deceduto dopo essere stato posto in cattività per tre anni. La giustizia nazionale? Una Caporetto quotidiana dove, tra l’altro, trovano collocazione anche il “mistero della loggia Ungheria” e l’incredibile traiettoria giudiziaria dell’ex avvocato esterno dell’Eni, passato dal ruolo dell’affidabile collaboratore di vari tribunali a quello di millantatore. Non avendo accesso alle “segrete cose” possiamo solo limitarci a riscontrare che il personaggio, in totale, ha patteggiato quarantadue reati con poco meno di cinque anni di carcere. Accusato di corruzione, frode fiscale e bancarotta, ha versato volontariamente qualche migliaio di euro a fronte di una distrazione di denaro di oltre un milione di euro. Questo avvocato, l’ennesimo A.d.S. in virtù della legge n. 6/2004, invece si è accontentato di intascare centomila euro, soldi di anziani e disabili. Il potenziale criminogeno dell’istituto giuridico ispirato dall’avvocato Paolo Cendon (attraverso la nomina di A.d.S. extrafamiliari-aguzzini da parte dei giudici tutelari) trova sistematicamente conferma. Sicuramente certa magistratura, frequentemente eludendo norme di diritto internazionale, pur sottoscritte dall’Italia, favorisce la nascita di storie ripugnanti che vedono come vittime sacrificali un grande numero di persone vulnerabili. Ma anche vicende di giurisdizione simili a questa non sono poi tanto edificanti. E’ il legislatore, unico e legittimo potere, che avrebbe la possibilità di ricostruire un’amministrazione della giustizia finalmente degna di un paese civile, ma non avendo la forza morale necessaria, se ne guarda bene dal tentare di farlo. Con qualunque legislatura, anziché depenalizzare, ridimensionare la custodia cautelare, ridurre lo sconfinato potere dei magistrati, a prescindere dai loro meriti professionali, sottoponendoli a responsabilità diretta, ogni governo, comunque si sia autodipinto, sostiene il doppio standard processuale, aumenta solo le pene, l’entità delle sanzioni pecuniarie, la possibilità di controllare/intercettare indiscriminatamente tutti i cittadini, le possibilità di andare in galera (magari innocente), o di finire sotto la custodia della giurisdizione volontaria con annessa perdita totale di diritti e “confisca” del proprio patrimonio. Cosa peggiore del pizzo che intimano associazioni come la camorra, la ‘ndragheta, cosa nostra e la sacra corona unita.
Non ci dilunghiamo ancora sulle vecchissime solite dolenti note e riprendiamo la narrazione relativa all’Odissea del nostro amico che, per giunta, dopo quattro anni di inenarrabili afflizioni, deve fronteggiare un nuovo assalto giudiziario “penale”, ora artatamente potenziato. Qualche giorno fa ha depositato una memoria a sua difesa. Nello scritto indirizzato alla procura della Repubblica non si indulge ad altro e si affrontano solo stringenti argomentazioni giuridiche. C’ è una data (27/06/ 2023) con un refuso (andava scritto 27/06/2016) ma comunque ecco la sua copia integrale:







10/11/2023 Antonio Bertinelli