Giustizia 2023? un incubo (144 puntata)

Prima che l’attuale classe sub-dominante venisse cooptata nelle stanze del potere c’è stato il lungo dipanarsi della fenomenologia di “Tangentopoli”, ciò che oggi molti, col senno di poi, ritengono essere stato un “golpe bianco”. Prima dell’insediamento di insaziabili predoni nazionali ed internazionali, che hanno acquistato con pochi soldi i grandi patrimoni pubblici, c’è stata la campagna martellante contro le disfunzioni dello Stato ed i privilegi dei dipendenti statali. L’intensa operazione di propaganda fu necessaria per predisporre le persone ad accettare i drastici cambiamenti dei rapporti di forza in ambito economico. Oggi non conosciamo i motivi per cui, in alcuni ambienti, si incensa il generale Roberto Vannacci, che ha scritto delle “ovvietà”, pur condivise dalla stragrande maggioranza degli Italiani, ma ha preso una ferma posizione contro il politicamente corretto, compreso il politicamente corretto militare. Non sappiamo perché molto spesso si lasciano trapelare le gravi carenze della giurisdizione, vicende stomachevoli che concorrono alla perdita di prestigio del pianeta togato. Non sappiamo perché, a ragione del suo “pentimento”, ha pagato per tutti i suoi “correi” esclusivamente Luca Palamara. Sappiamo invece che l’establishment e le istituzioni annettono e modificano qualunque cosa, inclusi gli istituti giuridici enfaticamente posti in essere, al fine di raggiungere i propri obiettivi. Dopo tale assimilazione, delle “fantasticherie” come il Popolo sovrano, la democrazia della Repubblica, la libertà, le tutele di legge, il ministro “liberale autentico” di Palazzo Piacentini, infine, restano solo le vuote parole dell’oracolo siculo. Poi magari cercano di salvare la faccia partecipando al programma sulla misurazione dei livelli democratici della giustizia, della governance e dello stato di diritto, sostenuto sia dalla Commissione Europea che dal World Justice Project. A prescindere dal futuro lavoro di ricerca da svolgere per le deficienze strutturali e giuridiche che riguardano l’universo della giustizia di 140 paesi, sarebbe già un miracolo se la classe “dirigente” italiana provasse a risolvere gli annosi e gravi problemi della giurisdizione nazionale. Nell’ipocrisia generale si ignorano l’obbrobriosa storia del prof. Carlo Gilardi (adesso condannato a sopravvivere in RSA anche imbottito di psicofarmaci) analoga a quella di decine di migliaia di altri casi e la raffica di condanne della CEDU subite dall’Italia per violazione dei diritti umani. Nell’omertà generale si permette il datato e laido, quanto florido, mercimonio sulle persone indifese (senza risparmiare i minori). Chi rimane intrappolato in queste vicende finisce nel vorticoso loop, senza fine, controllato dagli addetti alla tutela. Uno dei metodi più usati da coloro che traggono vantaggi dal sistema marcio è l’impiego sistematico della denigrazione degli “avversari” (quasi sempre familiari e amici fidati che ostacolano i programmi della consueta diade/triade: G.T., A.d.S., C.T.U.) per meglio porre le mani sul “malloppo”.

Riprendiamo la nostra abituale cronaca riportando brevemente qualche novità. Mentre erano formalmente ancora in corso le trattative per la mediazione ereditaria, il 1/7/2023, dando il meglio di sé, l’A.d.S. della sorella del reclamante, ha depositato una sua relazione incredibilmente zeppa di cattiverie e travisamenti . Lo fanno un po’ tutti gli addetti perché è un metodo “vincente”, incoraggiato e condiviso. Non vogliamo tediare il lettore riportandola per intero (è lunga 9 pagine) e ci limitiamo a pubblicare poche righe, a nostro avviso più che bastanti per conoscere come agiscono certi individui, spesso impunemente.

Sotto riportiamo la rinuncia alla mediazione. La procedura fallita (l’insuccesso era stato programmato fin dall’inizio dall’A.d.S.?) ha movimentato comunque un bel mucchietto di soldi.   

16/9/2023 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

Lascia un commento