In questi giorni alcuni blogger hanno notato, e ci è sembrato quasi con stupore, che il ministro Carlo Nordio, per ogni decisione presa nella veste di “legislatore”, ha di fatto regolarmente negato tutte le sue antecedenti affermazioni (scritte e verbali) di professare idee liberali. Per ciò che riguarda l’allargamento dell’uso delle intercettazioni registriamo un altro schiaffo alla Costituzione ed alla Giurisprudenza. Personalmente, dato che conduciamo una vita specchiata, potremmo dire di infischiarcene se venissimo regolarmente intercettati e registrati, ma è il principio in sé della sorveglianza pressoché senza limiti, tipico degli esecutivi antidemocratici peggiori, che è da respingere. Non ci sono giustificazioni che tengano per trasmettere a chiunque dei virus spia che convertono i telefoni infettati in microfoni sempre accesi, cosa prevista solo per i reati di mafia e di terrorismo. Qui la questione non è la delegittimazione della magistratura (da molti anni ci sono toghe che, anche grazie ad un loro agire manifestamente illegittimo ed al compimento di nefandezze di varia natura, non hanno necessità di aiuti per squalificare la giurisdizione) ma il potenziamento dell’impiego di determinati strumenti tecnologici, nel grave deficit di democrazia che caratterizza il nostro Stato, è un altro passo verso la compiuta realizzazione di un regime giudiziario sovversivo. Dal nostro punto di vista, data l’età, forse l’attuale ministro della giustizia avrebbe potuto concedersi il lusso di non smentire le interviste rilasciate nel corso del tempo ed i suoi stessi saggi giuridici, ma l’ex magistrato non è di certo isolato nell’affollato pantheon delle conversioni “politiche”. Con buona pace delle dichiarazioni d’intenti, per merito di Massimo D’Alema e di Romano Prodi il decreto presidenziale n. 361/1957 (non sono eleggibili coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private, risultino vincolati con lo Stato per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica) fu “decodificato” per rendere sicuro il percorso politico di Silvio Berlusconi. Negli anni Novanta del secolo scorso le privatizzazioni divennero il simbolo della “sinistra”. Romano Prodi, parlando a Trento nel giugno 2007, rivendicò orgogliosamente l’intervento pubblico in economia come caratteristica comune di tutto l’Occidente, dimenticando di essere stato, negli anni precedenti, uno dei massimi “liquidatori” delle imprese di Stato italiane. Durante il governo dell’ex “comunista” Massimo D’Alema, il gruppo Benetton conquistò il controllo di Autostrade. Saltiamo a tempi più recenti ed annoveriamo altre “conversioni”. Matteo Salvini, come ministro dell’interno, si era ripromesso di mettere un freno all’immigrazione selvaggia. E’ finito sotto processo e adesso si è fatto promotore dei primi sostanziosi finanziamenti per la costruzione del (fantomatico?) Ponte sullo Stretto di Messina. Il suo prossimo obiettivo è di “aprire i cantieri della più grande opera pubblica al mondo nell’estate del 2024”. L’allora euroscettico Luigi Di Maio, che voleva migliorare la qualità della vita degli Italiani, adesso fa l’inviato dell’Unione Europea per il Golfo Persico, percependo uno stipendio di tredicimila euro mensili. Giuseppe Conte, pur con l’iniziale proposito di fare l’avvocato difensore del Popolo, in qualità di premier, si attivò per la forte limitazione dell’uso del contante, realizzando così un bel regalo per le banche commerciali. Giorgia Meloni, per più di una ragione, viene adesso ritenuta persona bifronte. Non abbiamo dubbi che verrà ricordata per aver consumato una “vendetta sociale”, per aver posto fine alla “pacchia” del reddito di cittadinanza, rendendo i poveri sempre più poveri e schiavi. Non vogliamo approfondire le ragioni per le quali oggi si parla del primo ministro come se fosse un’ineguagliabile voltagabbana e ci limitiamo a ricordare che il presidente di “Fratelli d’Italia”, nel 2021, scrisse al ministro Marta Cartabia a proposito di un “Caso con molti aspetti controversi e poco chiari”, poi rimandiamo il lettore a questo link: https://www.facebook.com/watch/?v=1269562026773192 . Il prof. Carlo Gilardi, anche dopo la sentenza della CEDU relativa alla sua vicenda, in buona sostanza una pesante “censura” che umilia l’Italia intera, continua a restare chiuso in una RSA. L’anziano e tenace professore, il 15 settembre prossimo, testimonierà a favore del suo “figlioccio”, ex badante (Ibrahim El Mazoury) e “contro” l’A.d.S. (ancora in carica nonostante sia accusato del reato di violenza privata!) impostogli dal giudice tutelare. Verosimilmente dovrà vedersela con una campagna mediatica tendente a screditarlo al fine di inficiarne la testimonianza. E’ così che funziona il nostro afflitto Paese, un paese soggiogato da potenze mafio-massoniche, un “paese al contrario”. La caratura dei figuranti a cui viene consentito di salire sul palcoscenico della rappresentazione teatrale politica è davvero modesta e dunque perché stupirci di certe orride vicende? Quando per una qualche ragione, vera o falsa, necessaria o strumentale, si finisce sotto la tutela di questo Stato, non c’è proprio limite al peggio. Ci sono innumerevoli episodi che ci parlano di questa specificità nazionale. Il 4 agosto 2009 Francesco Mastrogiovanni, maestro di scuola, cessò di vivere nel reparto psichiatrico dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania dopo essere stato legato mani e piedi ad un letto per ottantasette ore, senza cibo, né acqua, né cure. Altra singolarità tutta italiana è la legge n.6/2004 per mezzo della quale (spesso criminosamente interpretata, se fa comodo fino all’esecuzione dei TSO per i suoi “beneficiati”) si cancellano i diritti fondamentali delle persone.
Torniamo al consueto reportage riportando qualche elemento nuovo, seppure marginale rispetto a tutto il resto. Il nostro amico è in possesso delle copie del fascicolo inerente l’amministrazione di sostegno della propria congiunta da parte di un avvocato (quelle che ha ritirato prima dell’ultima “secretazione”). Ha così potuto constatare che detto amministratore ha fornito al G.T. le copie di tutti gli assegni da lui firmati e riscossi nella veste di procuratore generale della sorella, dal 2015 in poi. Ricordiamo al lettore che il procuratore non aveva limiti di mandato nel movimentare denaro sul conto bancario e per conto della donna. Dunque a cosa dovrebbero servire queste copie senza i movimenti in accredito, questi, tra l’altro, riportati nel faldone delle indagini penali? Ad insinuare dubbi? Notiamo che l’A.d.S. non si è peritato di fornire al G.T. le copie di queste operazioni sul conto corrente della beneficiata da parte del fratello (neanche una), né ha avvertito la necessità di segnalare le rilevanti e plurime dazioni di denaro dello stesso alla donna. Queste dazioni quietanzate, illo tempore, erano state anche riferite da uno degli avvocati del reclamante all’A.d.S., che quindi ne era a conoscenza, se non totalmente, quanto meno in misura significativa. Mettiamo di seguito le scansioni degli assegni emessi a prelievo, le uniche che l’avvocato C.T. ha ritenuto opportuno di depositare nel fascicolo citato. Magari Barbara Pavarotti, nel corso delle sue instancabili ed accurate indagini sulle ricadute effettive della legge n. 6/2004, potrebbe provare a chiedere lumi sulle strategie che adottano usualmente gli amministratori di sostegno esogeni all’avvocato Paolo Cendon.



13/8/2023 Antonio Bertinelli