Giustizia 2023 ? un incubo (141 puntata)

Prima di riprendere il filo della vicenda che stiamo raccontando riportiamo una riflessione di Fabio Nestola. E’ di ieri 27/7/2023. Potrebbe sembrare un fuori tema, ma a nostro avviso non lo è. Sono dei nitidi fotogrammi che inquadrano i nostri tempi tormentati, dove vige la regola di occultare tutto ciò che disturba i disegni delle classi dominanti, dove la promozione prende il posto dell’informazione, dove si manifesta noncuranza per una decisione storica della Corte EDU (con annessa mortificante condanna dell’Italia), dove l’arbitrio si sostituisce con nonchalance al diritto.

Si susseguono a ritmo incalzante le notizie di uomini finiti in ospedale a causa delle aggressioni femminili.

Mogli, fidanzate e conviventi utilizzano con preoccupante frequenza coltelli, forbici, cocci di bottiglia, mannaie, roncole ed altri attrezzi agricoli.

L’archivio del 2022 registra oltre 80 aggressioni femminili con armi da taglio, nel 2023 gli episodi archiviati sono 49 ma siamo solo a luglio.

Stiamo parlando esclusivamente di vittime maschili; se consideriamo anche le aggressioni a coltellate che vedono la donna sia autrice che vittima, l’elenco si allunga ulteriormente.

Sono episodi dai quali traspare una evidente volontà di uccidere, che per fortuna a volte non si concretizza a causa della scarsa forza fisica nello sferrare coltellate fatali (oggi, Biella) e/o alla prontezza della vittima nel darsi alla fuga, come nel caso di oggi dell’uomo scappato in mutande e trovato dai carabinieri in strada ferito a Riva del Garda, o dell’uomo buttatosi in mare tre giorni fa a Ponza per sfuggire alla compagna che lo ha ripetutamente accoltellato in barca.

Non sempre riescono nel loro intento, ma è chiara la volontà omicida delle donne che aggrediscono gli uomini a coltellate.

Ciò che sorprende è l’assordante silenzio della politica.

I nostri (e le nostre) parlamentari dimostrano di avere occhi, orecchie e tastiere solo per le vittime femminili di violenza, anzi, tengono a precisare “della violenza maschile”.

Fioccano comunicati ufficiali e dichiarazioni ufficiose, post, tweet, proteste, critiche, interrogazioni parlamentari e proposte di leggi restrittive per qualsiasi violenza subita da una donna – che sia un femminicidio, una palpata del bidello o un articolo di Facci – ma sono curiosamente tutti distratti (e distratte) per la scia infinita di violenze, ben oltre la palpata, subite dagli uomini.

Il fenomeno non solo non deve essere affrontato, dibattuto e studiato, ma non deve nemmeno essere riconosciuto come realmente esistente.

Sono le meraviglie della società patriarcale.

Amen, & awomen

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Il breve excursus, come del resto accade in altri settori della realtà nazionale, sta qui a dimostrare che siamo tutti esposti alla tirannia del “politicamente corretto”. I fatti oggettivi, l’apparato legislativo e finanche le garanzie previste dalla Costituzione, certezze che si ritenevano acquisite, sono diventati dettagli insignificanti del nostro vivere quotidiano. Incontrarsi con l’amministrazione della giustizia nel corso della propria esistenza, peggio se del tutto innocenti, vuol dire rischiare di finire sulla graticola di un qualche Torquemada per anni. Proporre la “verità” di quanto è accaduto, in sede giudiziaria, quando va bene, vuol dire rischiare di rimbalzare contro un muro di gomma. Il nostro Paese, unico al mondo, ha un doppio sistema sanzionatorio penale, grazie al quale la piena assoluzione dall’accusa non mette al riparlo l’ex imputato dalla confisca di tutti i suoi beni in quanto ritenuto ad ogni modo “persona pericolosa”. E’ la sanzione del sospetto che, nel settore civile, si tramuta nel nostro direttamente sperimentato “tamquam non esset”, in Corte d’Appello. Uscendo dal caso particolare, basta pensare al profluvio di provvedimenti cautelativi di restrizione delle libertà personali che poi, al controllo giudiziario, si rivelano infondati. E’ diventato “normale” finire nel tritatutto di un tribunale dove viene consentito a certi soggetti (C.T.U,, A.d.S., assistenti sociali, confidenti, compari, sanguisughe, etc.) di mestare nel torbido, di relazionare segretamente su ognuno di noi, scrivendo quanto di peggio fa loro comodo. In sintesi a determinati personaggi, se funzionalmente inseriti, viene accordata la libertà di gettare fango sul prossimo, spesso anche con un ritorno premiale. E questo si verifica con il beneplacito di un qualche magistrato, ancor meglio se opportunamente indottrinato dai “catechisti” della sua parrocchia di appartenenza! Dunque, in questo Paese, i silenzi, le falsità e le mistificazioni non investono solo qualsiasi informazione controllata dai vari centri di potere, palesi e occulti, ma interessano persino un certo tipo di giurisdizione. Nella specificità del contesto nazionale le consuete e annose diatribe tra “garantisti” e “forcaioli” servono solo a confondere le acque. Per dirla alla napoletana, la parola d’ordine tra gente che si pasce di malagiustizia è: “Facite ammuina“. Intanto la reiterazione dei peculati realizzati a cura degli AdS non si ferma.

Oggi il protagonista della nostra cronaca ha scoperto che il fascicolo V. G. riguardante la sorella è diventato inaccessibile per consentire all’A.d.S. di depositare il frutto delle sue “indagini”. Altro che metodi segreti polizieschi di altri tempi e di altri regimi! Ci sono prassi dispotiche che oltrepassano ogni limite di ammissibilità. Una breve nota sul prof. Carlo Gilardi ci consente di dire oggi, dopo la recentissima sentenza CEDU riguardante la sua storia, che il “Santo di Airuno” è stato segregato in RSA grazie a delle relazioni di volta in volta strumentali, ovvero tarate sulle finalità da perseguire e redatte a sua insaputa, senza che lui si potesse difendere.  

La novità da rimarcare che riguarda il nostro amico è la sostanziale indisponibilità dell’A.d.S. a recarsi con lui nell’ufficio postale preposto, in tempo utile. Chissà per quale arcano motivo l’A.d.S. della sorella non ha consentito al nostro ricorrente per Cassazione di riscuotere la sua quota ereditaria depositata alle Poste. L’assegno postale, ricevuto dall’uomo due mesi fa, è scaduto (scansione del titolo di credito nella puntata n. 138).

Di seguito mettiamo la richiesta fatta al G.T. dall’avvocato dell’erede per affrontare questa nuova e del tutto imprevista difficoltà.          

28/7/2023 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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