L’U.E. non rappresenta, come poi vorrebbero farci credere, quel modello di civiltà e di democrazia dipinta dalla retorica delle celebrazioni ufficiali. Nata essenzialmente con lo scopo di contenere le energie e la potenziale espansione dell’URSS conserva tutte le contraddizioni della cultura occidentale, dove non raramente si predica bene, ma si razzola male. Accade pure che in alcune istituzioni intracomunitarie sia diffuso l’elogio del fariseo. Se non ci si professa europeista convinto, in politica non si arriva da nessuna parte. La Corte EDU non accoglie tutti i reclami di natura giudiziaria dei propri cittadini ed i suoi pronunciamenti non sono “esecutivi” per gli Stati membri dell’Unione. Da oltre venti anni si assiste ad una crescita esponenziale dei ricorsi inoltrati alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, motivo per cui a tutt’oggi, ancora più di ieri, la procedura di esecuzione delle sentenze emanate dalla Corte rappresenta un problema fondamentale da affrontare e risolvere. Secondo il sedicesimo rapporto annuale sull’esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, presentato recentemente dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, gli Stati non fanno abbastanza per facilitare l’esecuzione delle sentenze della CEDU e compromettono, così, non solo la corretta applicazione dei diritti convenzionali, ma anche lo Stato di diritto. E’ impensabile però che la CEDU possa fronteggiare e porre rimedio a tutti i casi derivanti esclusivamente dalle violazioni macroscopiche nazionali dei diritti dell’uomo. In via eccezionale nel caso di Carlo Gilardi l’organismo è andato oltre le aspettative riconoscendo al vecchio professore, pur privo di patrocinatore legale personale, la possibilità di essere comunque rappresentato in quanto vittima degli eccessi tipici dell’applicazione della legge n.6/2004. Non soddisfano invece, e addirittura preoccupano moltissimo, l’inerzia e la risposta del governo, attraverso il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, all’interpellanza di Valentina D’orso sulla segregazione del prof. Carlo Gilardi. Le persone più avvedute stanno prendendo atto che la “cancellazione” degli “inutili”, la trasformazione dei loro svantaggi in luridi affari e la “confisca” dei loro patrimoni sono un “programma di Stato”, dunque si stanno organizzando al meglio per rispondere al raccapricciante disegno politico. Visto che tutti i rappresentanti istituzionali fanno spallucce, Barbara Pavarotti sta coltivando l’idea di costituire un comitato in grado di opporsi ai malvagi piani delle nostre “élites”. Per la cronaca riportiamo che l’avvocatessa Elena Barra, quella che, di concerto con il giudice Marta Paganini, ha tenuto ristretto nella RSA lecchese il prof. Carlo Gilardi, è indagata per violenza privata.
Riprendiamo adesso le fila del vecchio racconto. Il nostro amico, in attesa di ricevere risposte sulla mediazione ereditaria da parte dell’A.d.S. che l’ha proposta, ha chiesto ed ottenuto la visibilità del fascicolo riguardante l’amministrazione di sostegno della sorella. All’interno del faldone ha riscontrato molte più novità di quanto ne immaginasse. Anche questo carteggio, seppure in numero di gran lunga inferiore rispetto a quello della madre, fa rilevare delle perdite di materiale. Tralasciando tutto il resto, per adesso ci limitiamo a riportare (in questa puntata e nella n. 140 bis) le scansioni di quei documenti che non si trovano più al suo interno: procura firmata dalla sorella dell’istante ad un avvocato per “amministrare” un morto (vedi relativa scansione sulla puntata n. 137); report dell’istante per l’anziana e smemorata madre; richiesta dell’istante di nomina quale A.d.S. della sorella; raccomandata dell’istante alla sorella del 30/7/2020; PEC diffida dell’istante ad un avvocato; memoria dell’istante del 10/5/2021; memoria dell’istante del 18/5/2021; lista debiti dell’Agenzia delle Entrate relativa al de cuius, giovane figlio della “beneficiata” (non allegata).




23/7/2023 Antonio Bertinelli