vecchi pensieri 52

A. Di Pietro, ovvero il principe di tutti i congiurati

Il turbinio del potente rotore non conosce soluzione di continuità. Davanti alle sue pale si avvicendano numerosi sherpa con il loro carico di fango. Il manovratore stabilisce di giorno in giorno dove direzionare il getto. Mentre si imbratta chiunque possa costituire un ostacolo al consolidarsi del regime, servi e cortigiani lavorano alacremente per dare l’ultima spallata allo Stato di Diritto. C’è chi ripete le consuete parole d’ordine, chi nasconde i veri problemi del Paese, chi distoglie l’attenzione dalla “vulnerabilità” di tutti quelli che tacciono o acconsentono e chi legifera secondo i dettami del committente. Ci rammarica anche quello che va dicendo il Papa: “Alcuni uomini di Chiesa lavorano per sé e non per la comunità. E’ lo stesso male che affligge la società civile”. Gli eventi del passato testimoniano che, a volte, le gerarchie ecclesiastiche hanno conosciuto l’odore dello zolfo o sono state accecate dalle lusinghe della secolarizzazione, ma in quegli ambienti esistono da sempre anche gli anticorpi per contenere i danni che derivano dalle mire personali di qualche figlio degenere. Invece una società diffusamente corrotta ai suoi vertici come quella italiana non ha più gli strumenti minimi per difendersi da Belzebù. Mentre i parlamentari precettati vanno all’assalto degli ultimi residui di Democrazia a colpi di maggioranza, mentre, sia per salvaguardare gli interessi di Mediaset che per soddisfare le “necessità” censorie tipiche di ogni tirannide, si prepara l’affondo conclusivo da sferrare alla rete, mentre qualcuno più zelante di altri si rende disponibile per inficiare del tutto l’impiego giudiziale dei pentiti, gli schizzi di fango vengono orientati contro l’inviso “giustizialista”. Oggi una delle solite zucche piene di niente si è affacciato dal piccolo schermo per affermare che anche Antonio Di Pietro ha molte cose da nascondere. Non abbiamo mai pensato che l’ex magistrato, come peraltro chiunque, sia esente da limiti, ma di qui a lasciar intendere che sia stato e/o sia un agente di qualche potentato straniero ce ne corre. Grazie all’attività di questo Governo, seppur attraverso lo pseudo-liberismo, di cui sono maestri i soliti noti, specializzati fin dai tempi successivi alla Svolta della Bolognina, nel far pagare Pantalone, è stata conclusa la campagna di precarizzazione generale in modo da non suscitare gli strali della stegocrazia americana. Coltiviamo cordiali rapporti con diversi dittatori. Facciamo ottimi affari con la Russia ed abbiamo sostenuto la realizzazione del gasdotto South Stream. Annoveriamo celebri predoni di aziende pubbliche, temibili squali dell’economia reale e disinvolti finanzieri ben ammanicati con la politica, in aggiunta non abbiamo posto ostacoli di sorta ai signori delle multinazionali. Costituiamo un problema solo per l’Europa dei cittadini e per il business televisivo di Rupert Murdock. La prima, già un tempo contaminata dal dilagare del Fascismo, è troppo fragile rispetto a quella delle lobbies mercatiste e non ha i mezzi per “reindirizzare” l’Italia sui binari di una pur zoppa Democrazia. Il magnate australiano, a meno che non voglia ingaggiare un’assurda guerra di principio, può concedersi il lusso di non disturbare sua emittenza e di fare profitti su mercati davvero liberi. Basta poco per capire che Di Pietro non sia l’infiltrato di torbide trame internazionali. Il cosiddetto “zotico” è uno dei pochi che denuncia, specialmente nell’immediatezza del suo eloquio, i tanti mali che ci affliggono, e lo fa senza ricorrere a dei sofismi. Il punto è proprio questo. I pericoli che sta correndo il Paese non dipendono da chi l’ha data per mestiere, dagli inconsueti “rimbrotti” di qualche giornalista alla D. Boffo, dagli arresti di improbabili terroristi che vagano su Internet, dalle “rivolte” degli africani presi a fucilate o dalle presunte cospirazioni di A. Di Pietro e della sua fantomatica Spectre. Manipolando l’informazione, corrompendo fin dove è stato possibile, usando servizi di intelligence più o meno “deviati”, potenziando la centrale del ricatto l’eversione è già in opera da anni, e non ha alcuna necessità di supporti esterni. Sono già ridondanti le mafie e le formazioni politiche nostrane, figlie di un’“investitura popolare” rivendicata quotidianamente fino alla nausea, fino allo spappolamento mentale di tutti gli Italiani.

Antonio Bertinelli 3/2/2010

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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