Giustizia 2025 ? un incubo (211 puntata)

E’ una regola vecchia che chi indossa la toga non deve soltanto essere imparziale, ma lo deve pure sembrare. Almeno questo dovrebbe essere l’argine che preserva le persone quando entrano in tribunale, l’assicurazione che il giudice non sia spinto da insani ardori, compromettenti legami, vincolanti ideologie, mire affaristiche o carrieristiche. Attualmente questo argine sembra non esistere più e purtroppo una non piccola parte di magistratura sembra dedita agli affari e sembra fare militanza travestendosi con la toga. Il convenuto, diventato suo malgrado un habitué delle aule di giustizia, non ha mai avvertito quella sensazione di garanzia e di sicurezza dovute ad ogni cittadino. L’espressione “male non fare, paura non avere” fa parte di un mondo scomparso. Il sistema giudiziario dovrebbe punire i fatti oggettivi costituenti reato, invece ormai viene impiegato per condannare le sensazioni personali, per sostenere le bizzarrie, per consentire le rappresaglie, per impossessarsi di patrimoni altrui, per mandare scientemente in galera degli innocenti. Il fenomeno dilagante delle false accuse e delle toghe sporche ha reso la locuzione obsoleta. E’ orripilante ma entrare in tribunale è come giocare alla roulette o comprare un biglietto della lotteria, a volte per difendersi dalla bassezza di certi personaggi non basta una sola vita.

Oggi si è tenuta l’udienza relativa al sequestro del patrimonio del nostro amico.

I due soci dell’agenzia immobiliare, chiamati pretestuosamente in causa dall’attore, hanno dichiarato che non conoscevano l’uomo e che comunque dallo stesso non avevano mai ricevuto incarichi per vendere un suo appartamento.

Dimostrata la prima falsità, l’ennesima usata dall’attore, questa per ottenere dal magistrato adito il sequestro in corso di causa, se ne è subito presentata un’altra:

Il direttore delle Poste ha dichiarato che il nostro amico ha chiesto di incassare quanto dovutogli ereditariamente in contanti perché aveva intenzione di chiudere i suoi conti correnti.

NON E’ VERO. IL CONVENUTO HA SOLTANTO CHIESTO AL DIRETTORE CHIARIMENTI (ANCHE VIA E.MAIL) PER EVITARE DI VERSARE QUANTO DI SUA SPETTANZA SUL CONTO CORRENTE POSTALE. L’UOMO NON NE HA ALTRI, POSSIEDE QUEL SOLO CONTO CORRENTE, CHE TRA L’ALTRO NON POTREBBE CHIUDERE PERCHE’ LO USA (E NON POTREBBE FARE DIVERSAMENTE) DA DECENNI PER OTTENERE ACCREDITI E FARE PAGAMENTI.

L’avvocato del nostro amico ha giustamente sottolineato che la collocazione temporale dell’episodio subdolamente riferito dal direttore S. M. (è stato forse un modo per ostacolare la restituzione dei soldi trattenuti dalle Poste?) lo rende inutilizzabile sotto il profilo procedurale per il giudizio in corso.

Il giudice Giulia Sorrentino ha aggiornato l’udienza.

Il protagonista della nostra cronaca, naturalmente con il beneplacito del giudice tutelare, continua a rimanere ostaggio degli umori dell’AdS della sorella. La cosa investe anche il corposo credito che l’uomo avanza dall’avvocato amministratore (magistralmente spalleggiato) e l’ultima faccenda dei buoni postali ereditati dai genitori, ancora da riscuotere.

30/10/2025 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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