Grazie all’uso osceno della legge n. 6/2004 siamo giunti al taglieggio legalizzato. Povera donna, le hanno fatto credere che aveva un conto corrente svuotato dal figlio, anche se in vita sua non ne aveva mai avuto uno fino a quello apertole (a sua insaputa) dall’amministratore di sostegno che poi l’ha derubata delle pensioni mensili. Fidando sui suoi vuoti di memoria, le hanno fatto credere che il figlio le aveva sottratto dei soldi da un libretto postale dove c’era allegato il promemoria del prelievo (più che legittimo per l’impiego di una procura generale) effettuato da quest’ultimo. Le hanno nascosto il libretto citato impedendole, per quasi un anno, di effettuare, tramite l’uso dello stesso, il ripristino della carta ATM scaduta e dunque la riscossione delle pensioni. Le hanno fatto credere che aveva necessità di vendere tutti i preziosi di famiglia. Povera donna le hanno svuotato la cassaforte di soldi e di gioielli, le hanno tolto la libertà accusando il figlio di varie nefandezze. La storia che stiamo narrando ha toccato particolari punte di cinismo nel destrutturare un solido nucleo familiare. La vicenda può servire come esempio per constatare in quale situazione le cosiddette classi “dirigenti” hanno condotto l’Italia, dove primeggiano gli affidamenti pretestuosi e molto lucrosi dei minori, dove imperversa il fenomeno quotidiano delle false accuse e dove l’istituto dell’amministrazione di sostegno esogena tiene in piedi una fiorente industria giudiziaria di espropriazioni illecite, ma abilmente rese legittime dall’agire di una fitta rete di corruttele con inconfessabili meccanismi di protezione di stampo mafioso. Qui la vita di un avvocato che non ci sta a piegarsi agli abusi perpetrati a danno dei “beneficiati” della legge n. 6/2004 è estremamente difficile. Se non si piega subisce rappresaglie a cui, dato il contesto in cui è costretto ad operare, è quasi impossibile resistere, rappresaglie da cui non può fuggire. Esiste un giornalismo di nicchia che magari si indigna per i conflitti di interesse di Donald Trump, sollevati a causa delle sue attività commerciali che si sovrappongono ai suoi incarichi politici e pubblici, ai suoi rapporti commerciali, ai suoi investimenti internazionali, ai suoi legami familiari e alle dinamiche di potere in favore di conoscenti. Non esiste giornalismo che si indigni per le “porte girevoli” esistenti tra parlamento e magistratura, ovvero al fenomeno dello spostamento di magistrati verso cariche politiche o elettive e viceversa. Non esiste giornalismo che si indigni per gli enormi conflitti di interesse sui quali si basa la volontaria giurisdizione esercitata in danno di minori, anziani e soggetti “fragili” in genere. Non esiste giornalismo che rilevi come “un pezzo di magistratura sembra essersi trasformato in forza d’assalto, una sorte di Navy Seals da impiegarsi in conflitti e guerre non convenzionali tra pezzi di Stato, in difesa corporativa, per azioni antistituzionali, per lacerare il tessuto sociale ed il raggiungimento di ambiziose mete personali. Era più rassicurante ieri rivolgersi ad un camorrista nella veste di mediatore di quanto tranquillizzi attualmente il cercare giustizia in determinati tribunali”. Corre il tempo di battaglie corporative e, dietro nobili idee, si cerca di sostenere che la “salvezza” di questo Paese dipende dall’assetto interno della magistratura. A nostro avviso c’è dell’altro e lo abbiamo scritto tempo fa in fondo ad un nostro articolo.
Secondo il report “La corruzione in Italia – Anno 2022-2023 -”, pubblicato dall’ISTAT il 6 giugno 2024, nel settore della giustizia il 4,8% delle famiglie (circa 175mila su 3milioni 643mila) ha avuto una richiesta di denaro, regali o favori da parte di un giudice, un pubblico ministero, un cancelliere, un avvocato, un testimone o altri.
Spesso tra corruzione e collusione si colloca l’applicazione/interpretazione della famigerata legge n. 6/2004 che ha prodotto decine di migliaia vittime tra i suoi “beneficiati” ed i loro familiari. In ricordo di Lando Buzzanca e per non dimenticare gli abusi derivanti dalla vigenza dell’istituito giuridico delle amministrazioni di sostegno esogene il 28/10/2025 si terrà un sit in davanti al tribunale di via Lepanto n. 4 a Roma.
Nel quadro di un accanimento senza fine, il 30/10/2025 si terrà l’udienza, rimandata al fine di ascoltare, come richiesto dall’avvocato dell’AdS della sorella del nostro amico, dei testimoni che praticamente possano dichiarare il contrario di quanto emerge da tutti i documenti inoppugnabili presentati al giudice dal convenuto. E’ questo che sembra sperare l’attore.
26/10/2025 Antonio Bertinelli