Giustizia 2025? un incubo (205 puntata)

Gli avvenimenti di cui teniamo la cronaca hanno fatto registrare l’affidamento del patrocinio a cinque diversi avvocati. Ai primi quattro l’incarico è stato revocato perché eccessivamente “allineati” con la pessima prassi delle procedure giudiziarie attivate e con le “aspirazioni” delle controparti. Il quinto, ben determinato a ribadire i principi basilari del diritto, a far valere le buone ragioni e le prove fornite dal protagonista della storia, è stato minacciato, denunciato alla procura della Repubblica di Perugia e deferito al Consiglio Distrettuale di Disciplina dell’ordine forense. Secondo noi le persecuzioni giudiziarie sono parte integrante delle specificità nazionali e non sono un pretesto con il quale degli avvocati privi di scrupoli, barando, tentano di forzare la mano della Giustizia. Con l’intervento odierno ci riproponiamo di esporre (più o meno in ordine cronologico) le ragioni per cui riteniamo che il nostro amico è stato fatto oggetto di uno straordinario accanimento giudiziario.

L’uomo aveva già svolto l’incarico di AdS per un suo nipote (ammalatosi gravemente nel 2010) fino al 2019 e tutti i suoi dettagliatissimi bilanci periodici erano stati approvati dal giudice tutelare. Mai nessuna contestazione di mala gestio!

Fin dal 2006, dopo la morte del proprio padre, aveva provveduto alle incombenze amministrative della propria madre senza che la stessa si lagnasse mai del suo operato. L’attività (gratuita) è stata da lui portata avanti con diligenza fino all’ingresso in casa dell’anziana di una parente e di un avvocato (fine del 2019). Per quale ragione l’uomo avrebbe dovuto iniziare a derubare la propria madre dopo quattordici anni di “amministrazione” corretta? 

Dal 2013, essendo procuratore generale della sorella, ha saltuariamente svolto per lei qualche operazione di tipo amministrativo, però solo su esplicita richiesta della donna.

Dopo la morte del di lei figlio (14/8/2019) l’uomo è diventato erede unico della sorella. Che senso avrebbe avuto appropriarsi illecitamente del suo patrimonio?  Patrimonio che in caso di decesso della germana sarebbe diventato suo o, se lui non ancora vivente, sarebbe stato ereditato dai propri figli.

Tutte le operazioni immobiliari condotte dal nostro amico per conto della consanguinea sono legittime, moralmente irreprensibili e, per certi aspetti, particolarmente onerose. L’uomo ha ceduto praticamente gratis alla germana il 50% (sua proprietà) di un immobile. L’accusato sta ancora aspettando che l’AdS della sorella lo rimborsi di quanto ha speso per l’amministrata. Le operazioni citate sono state eseguite per salvaguardare il patrimonio familiare da possibili azioni di rivalsa di creditori. Il figlio della sorella, affetto da un tumore cerebrale, non era in grado di amministrarsi. Faceva con facilità debito e la madre per anni aveva provveduto a regolarizzare i suoi debiti con i propri soldi, ma ne nascevano in continuazione di nuovi. Uno di questi è imputabile alla violazione normativa del Comune di SMSM, che avrebbe dovuto pagare parte della retta della clinica in cui fu ricoverato il giovane colpito da tumore cerebrale, ma non lo fece. In proposito alleghiamo in coda la copia di un documento emesso da una società di “recupero crediti”. Per evitare il rischio di trovarsi di fronte a richieste di pagamenti imprevisti e di cui non aveva contezza la sorella del nostro amico, dopo la morte del figlio, davanti ad un notaio, sottoscrisse una rinuncia di eredità.

Dietro la denuncia del 16/6/2020 fatta dall’accusato partono delle indagini che, per alcuni aspetti, vengono svolte in maniera inadeguata-pilotata. Ci soffermiamo su alcuni aspetti. Il denunciante non ha mai dichiarato che ci sono ammanchi sui conti intestati alle proprie congiunte, eppure viene fatta un’approfondita analisi di tutti i depositi delle due donne fino a “scoprire” la presunta appropriazione indebita dell’uomo. Probabilmente il p.m. non ha trovato nella pratica un promemoria autografo (copie dello stesso sono sparite anche in tre diversi fascicoli depositatati in tribunale) lasciato dall’indagato nel libretto postale da cui, per mezzo di una procura generale notarile, l’uomo aveva effettuato regolarmente e con la consapevolezza delle congiunte il transito della somma (45000 euro) verso il proprio conto corrente. E’ dunque ovvio che non ci sia denuncia da parte della sorella e della madre per appropriazione indebita. Sarebbe stato davvero incredibile il contrario. Così il pubblico ministero, del tutto privo di adeguati supporti cartacei, “individua” di getto il presunto reato commesso dal denunciante, per poi archiviarlo subito dopo in assenza di specifica denuncia di parte. Alle donne sono state sempre portati più dei soldi che lo stesso movimentava per loro conto. Ci sono delle ricevute che lo dimostrano.

Per l’accusato, anche se non ha detto alcuna bugia ai carabinieri, scatta però il reato di simulazione di reato. Lui smette di frequentare la dimora di madre e sorella il 13/6/2020. Da qui, dove chi indaga omette pure di fare l’inventario del contenuto della cassaforte, spariranno preziosi e denaro contante. Per mesi alla madre non viene consentito di riscuotere la pensione. Dopo che per la donna più anziana verrà nominato un AdS esogeno, la stessa riceverà soltanto due/tre volte la pensione mensile. Non si sa che fine abbiano fatto le altre pensioni, riscosse dall’amministratore.

Il nostro amico chiede al giudice tutelare che la propria madre venga sottoposta a CTU, ma la sua richiesta viene ignorata.

Il medico curante dell’anziana, in contrasto con quanto precedentemente certificato, rilascia alla nipote della stessa un certificato che assevera la capacità di intendere e di volere della sua assistita.

Con tale certificato medico l’avvocato, amico della nipote dell’anziana, si farà firmare una procura speciale per rappresentare la vecchia in tribunale. La sua azione produrrà la nomina di un AdS extrafamiliare per la sua rappresentata.

Il procuratore della Repubblica, scrivendo il falso (chi è stato il suggeritore per diverse calunnie contro il nostro amico?) chiede la nomina di un AdS esogeno anche per la sorella dell’accusato.

Nell’udienza per la procedura di nomina AdS da assegnare alla sorella dell’accusato si presenta l’avvocato amico della nipote della congiunta più anziana. Per la circostanza deposita una procura speciale per l’amministrazione di una persona deceduta due anni prima. Il documento passa in tribunale come se fosse acqua fresca al fine di consentire all’avvocato citato di agire in nome e per conto della “beneficianda” giudiziaria.

Nel corso della procedura il fratello della “beneficianda” giudiziaria (anche suo procuratore generale) dopo aver riscontrato un “ampliamento” dell’incarico di AdS ad un avvocato, entro i termini canonici, fa ricorso in tribunale. Il tribunale, affermando erroneamente che il ricorso è tardivo, lo boccia condannando il ricorrente a pagare all’AdS della sorella circa cinquemila euro.

Nel corso della procedura, al fratello della “beneficianda” giudiziaria viene annullata la procura generale firmatagli dieci anni prima dalla donna. Il provvedimento è illegittimo perché viola il diritto di rappresentanza (quello della sorella) senza che ci sia stata una sentenza che stabilisse una qualche violazione del mandato da parte dell’uomo.

Nel corso degli anni, dai fascicoli che interessano l’uomo con le sue congiunte, è sparita una ventina di documenti imprescindibili per arrivare a decreti giudiziari appropriatamente motivati.

Quando il nostro amico ha avuto modo di riscontrare di essere stato calunniato dall’AdS della sorella e ha verificato le strane spese regolarmente addebitate alla stessa, lo ha denunciato per peculato, etc..

Nel 2020, il p.m. dell’epoca scrisse: “Anche l’esame degli estratti conti bancari non ha evidenziato nulla di anomalo”. Nel 2020 venne così archiviata l’appropriazione indebita ipotizzata sul nostro amico.

Dopo aver “incassato” la denuncia del fratello dell’amministrata, l’AdS, anche ignorando quanto dichiarato dalle congiunte dell’accusato nelle SIT e presentando false accuse, è tornato alla carica denunciando l’uomo, un’altra volta, per appropriazione indebita. Per la precisione è stato autorizzato a farlo dal giudice tutelare. La denuncia è stata respinta dal giudice dell’udienza predibattimentale per improcedibilità. 

C’è sempre chi ha interesse a far rientrare dalla finestra quello che per due volte è già uscito giustamente dalla porta. Così riprende la musica in ambito civile con una citazione (anche questa autorizzata dal giudice tutelare) contro l’accusato per appropriazione indebita. Poi, proprio per meglio marcare le sue pretese, l’AdS chiede al giudice adito il sequestro conservativo del patrimonio del nostro amico (al quale invece sta ostacolando l’accesso ai beni ereditati e a cui deve restituire un sacco di denaro).

Ecco il documento della società “recupero crediti” sopra citato:

20/8/2025 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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