Giustizia 2025? un incubo (187 puntata)

Dopo la caduta del Muro di Berlino i leader dei maggiori paesi della Nato (Usa, Gran Bretagna, Francia e Germania Ovest) avevano promesso a Mosca che l’Alleanza Atlantica non sarebbe avanzata verso Est “neppure di un centimetro”. Una promessa smentita dai fatti, visto che da allora ben 14 paesi sono passati dal mondo sovietico all’alleanza militare atlantica. Agli inizi del 2022 Vladimir Putin già soffriva per il rovesciamento del regime filo-russo in Ucraina in seguito a una serie di manifestazioni iniziate il 21/11/2013 a Kiev, per il fallimento degli accordi di Minsk, per le violenze contro gli ucraini filo-russi, per le esercitazioni della Nato in territorio ucraino. Le cause della guerra ancora in corso sono molteplici. Per dirla con Papa Bergoglio, anche “l’abbaiare della Nato alla porta della Russia” deve aver indotto il capo del Cremlino a reagire male e a scatenare il conflitto invadendo l’Ucraina il 24/2/2022. Si può dissentire da questa veloce analisi, ma resta il fatto che, fino all’insediamento del nuovo presidente Usa, l’Ucraina è stata aiutata, contro la Russia, dagli Stati Uniti e dall’Europa. Poi le classi dominanti nordamericane hanno consentito l’elezione di Donald Trump, il quale ha rimesso in discussione tutti gli equilibri politici internazionali fino ad oggi sperimentati. La difesa militare del paese dell’Europa orientale non interessa più ai nordamericani. Il riccone newyorkese è un pragmatico ed un cinico che, fatti i dovuti calcoli, ha messo in programma di spartirsi le risorse minerarie ucraine con l’autocrate russo. Preoccupa la rivendicazione da parte di Trump di un mandato popolare di carattere assoluto, che disconosce le effettive dimensioni del consenso ottenuto, e si consolida per mezzo dell’evocazione di un intervento divino che lo avrebbe protetto dalla pallottola sparata da Thomas Matthew Crooks. Il 20/1/2025, vicino a Trump, mentre teneva la sua conferenza, non c’erano soltanto i notabili del suo partito ed i membri della futura amministrazione. In prima fila c’erano anche alcuni degli uomini più ricchi del mondo, ciascuno dei quali aveva manifestato il proprio appoggio, e già erogato il proprio contributo, al nuovo presidente. Inquietano le attività frenetiche di Elon Musk (l’uomo più ricco della Terra a capo di un organismo senza definita base legale) nell’assoggettare a riesame il lavoro di agenzie e di sezioni dell’amministrazione federale, per depurarle degli elementi ideologicamente sgraditi. Stiamo assistendo ad un cambio di regime: l’accelerata trasformazione del “faro mondiale della democrazia liberale” in un’autocrazia, in cui il consenso popolare è stimato più che realmente misurato e le utilità in gioco non sono valutate in maniera imparziale, ma bensì assegnando maggiore peso a quelle dei cortigiani miliardari. Il Tycoon statunitense ed il suo amico Elon Musk, con ufficio alla Casa Bianca, hanno deciso, tra l’altro, di costringere l’Europa ad armarsi facendo venire meno l’ombrello difensivo della Nato. La Francia sta per distribuire ai cittadini un manuale di sopravvivenza, di circa 20 pagine, con indicazioni e consigli utili per prepararsi a eventi straordinari e minacce come catastrofi ambientali e inondazioni, fughe radioattive, incidenti industriali, attacchi informatici, epidemie, attentati di stampo terroristico e anche conflitti armati. La nuova parola d’ordine europea è: riarmo generale da ottocento miliardi di euro nella prospettiva di una non meglio specificata incalzante minaccia di invasione russa. Abbiamo il sospetto che coloro i quali non si adegueranno al nuovo stile saranno piegati attraverso l’uso congiunto della forza e di qualunque altro potere. I nuovi sub-dominanti americani amano applicare la legge del più forte e questa loro visione sta arrivando come un vento impetuoso nel vecchio continente, dove già l’UE, anzitutto in quanto rilevante entità economica-finanziaria, ha sempre dimostrato poca simpatia per la democrazia sostanziale. Da alcuni anni, in Europa, lo stato di diritto sta pian piano cedendo il passo al tecno-capitalismo. Che il fenomeno si verifichi in nome della libertà è la mistificazione più ambigua che il neoliberismo ha pianificato ai danni della democrazia. Permettendo questo, accettando che il diritto sia un’istanza subalterna alla prepotenza e da questa dipendente, accade che il più forte è autorizzato a soggiogare il più fragile, e che chi ha la forza di “ordinare” lo faccia anche a buon diritto. Un po’ in tutti i paesi sono stati legittimati atteggiamenti dispotici nei contesti più disparati: esistono salari inadeguati, mobbing sul lavoro, bullismo nelle scuole, violenze nei contesti cittadini, etc.. Una trasmissione televisiva deve addirittura il suo successo alla spettacolarizzazione di problematiche riscontrabili nel caos in cui è stato precipitato il Paese (disfatta del SSN, occupazioni di case, borseggi, spaccio alla luce del sole). Con il ritrarsi del diritto sta venendo meno una delle caratteristiche fondamentali di qualsiasi società democratica e cioè la salvaguardia dei più fragili. Con le sue forzature interpretative si palesa la ferocia di certe istituzioni. In Europa la CEDU, presidio giurisdizionale comunitario, svolge una funzione sussidiaria rispetto agli organi giudiziari nazionali. Le domande ad essa dirette sono ammissibili solo dopo che sono state esaurite le vie di ricorso interne. Non esiste comunque la certezza che rivolgendosi a detta Corte si possa ottenere il rispetto di un diritto umano calpestato in sede nazionale. Il 31 gennaio u.s. la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha pubblicato il report annuale relativo all’attività svolta nel corso dell’anno 2024. Dalla sezione dedicata alle statistiche emerge che più dei tre quarti dei ricorsi pendenti avanti alla Corte riguarda solo cinque Stati: la Turchia (21.613 ricorsi), la Russia (8.130 ricorsi), l’Ucraina (7.703 ricorsi), la Romania (3.847 ricorsi) e la Grecia (2.613 ricorsi); l’Italia si posiziona al sesto posto con 2.141 ricorsi, seguono la Polonia e l’Azerbaijan. L’Italia non è mai stata virtuosa nel rispettare i diritti umani. Ricordiamo che per minimizzare gli indennizzi riconosciuti dalla CEDU alle persone vittime di lungaggini processuali è stata varata la legge n. 89/2002 (legge Pinto), un “rimedio interno” per consentire alle Corti d’Appello italiane di liquidare le vittime citate con un piatto di lenticchie. Abbiamo letto con i nostri occhi affermazioni false spedite a Strasburgo per ottenere sentenze favorevoli allo Stato Italiano ed a discapito del ricorrente. Al punto in cui è stata condotta l’Italia, un trentennio dopo Tangentopoli, non possiamo escludere che certi personaggi, avvezzi ad operare nell’ombra, tentino di “indirizzare” il lavoro della CEDU per ottenere sentenze sia contro il diritto nazionale che contro quello sovranazionale. Sembra irreale, ma recentemente abbiamo sfogliato una sentenza della CEDU che accetta l’idea per cui la requisizione di prevenzione “non è una pena”, con il risultato che la sua messa in atto non può essere regolata in base al principio di presunzione di innocenza. La requisizione di prevenzione, afferma la Corte, ha “finalità ripristinatorie” tese ad evitare la “remunerazione del crimine”. Non ci rallegra la recente storia che ha visto il governo italiano violare una disposizione della Corte dell’Aja per la quale avrebbe dovuto rispondere entro il 17/3/2025: “Invitation to the Italian Republic to provide submissions concerning its failure to surrender Osama Elmasry / Almasri Njeem to the Court following his arrestICC-01/11-162”. E’ doloroso dovere riconoscere che, malgrado i pretesti più assurdi, usati per non indennizzare le vittime della malagiustizia, nel 2024 lo Stato italiano ha pagato 26,9 milioni di euro in risarcimenti per ingiusta detenzione. Dal 2018 al 2024, la cifra complessiva ha superato i 220 milioni di euro, con 4920 persone finite in carcere per errore. Nello stesso periodo, solo nove magistrati sono stati sanzionati per gli errori commessi. Dove la democrazia e la libertà vengono smantellate ad opera di una classe dirigente ad esse refrattaria, l’insieme ordinato e coerente delle norme giuridiche che regolano la vita di una comunità diventa un optional. Capita dunque che venga partorito un ddl sul cosiddetto “femminicidio” in palese violazione dell’art. 3 del dettato costituzionale. Come affermato da Giovanni Fiandaca, siamo davanti a “un insulto ai princìpi di un diritto penale costituzionalmente orientato”. Accade quindi che, in barba al diritto internazionale, si violi la legge n. 18/2009 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità). Succede allora che l’applicazione/interpretazione della legge n. 6/2004, tramite il diabolico legame tra tribunali, servizi sociali, esperti in malattie mentali e AdS terzi, si tramuti in una mera spoliazione di patrimoni familiari e in privazione di qualsiasi libertà personale.

Torniamo all’annosa vicenda del nostro amico, pure penalmente tormentato per avere ostacolato i “benefattori giudiziari” dei suoi familiari, al fine di fare il punto sulle attuali condizioni di vita della sorella. Si rammenta al lettore che mesi fa si verificò un guasto alla serratura della porta di casa che l’imputato dell’art. 367 c.p. ha in comproprietà con la germana. Pur avendola richiesta, l’uomo non ha mai ricevuto dall’AdS, avvocato C.T., la doppia chiave dell’appartamento in cui abita la disabile, che così è rimasta maggiormente isolata. La sorella non risponde al telefono e non apre, se non saltuariamente, la porta di casa. In sintesi non potrebbe essere aiutata dal congiunto se malauguratamente si trovasse in qualche difficoltà. La copia della chiave della sua abitazione la tiene l’avvocato “amministratore”, che naturalmente si occupa di ben altro e non di visite di cortesia.

20/3/2025 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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