Giustizia 2024? un incubo (175 puntata)

Lo Stato Profondo italiano, ovvero quello decisionale, che vive dentro a quello di facciata, si palesa ciclicamente in tutta la sua torbidezza. In questo contesto è nata e si è alimenta la stagione delle stragi. Senza spingerci troppo indietro nel tempo ricordiamo il dossieraggio allestito da Pio Pompa, l’attività di spionaggio della sede di via Nazionale e quella dell’agente Betulla con il suo epilogo. Ultimamente si parla di un dossieraggio da diecimila pagine di cui il ministro Crosetto accusa gli avversari politici. Nihil sub sole novum, i servizi di sorveglianza servono a tenere in piedi le reti di complicità, servono a ricattare chi viene sorpreso a trafficare in maniera illecita e non già a bonificare le istituzioni. E’ la camera magmatica del Deep State che, in certi momenti politici, lascia fuoruscire delle rivelazioni scottanti, le quali generalmente investono personaggi di secondo piano. Dopo la scoperta della lista degli appartenenti alla loggia massonica P2, il Presidente del Consiglio Arnaldo Forlani attese il 21 maggio 1981 per renderla pubblica. Tra le 962 persone che figuravano tra gli iscritti al sodalizio segreto vi erano politici, imprenditori, avvocati, dirigenti di imprese, ma soprattutto membri delle forze armate e dei servizi segreti. Nel corso del processo per la strage di Bologna Lia Bronzi Donati, Gran maestra della Loggia tradizionale femminile e figura femminile all’epoca più importante dell’universo massonico, presumibilmente l’unica), assicurò ai magistrati che la interrogavano nella veste di testimone che la lista degli affiliati alla P2 era costituita da almeno 6000 nomi. E’ la raccolta massiccia di documenti, specialmente compromettenti o riservati, relativi a fatti o a persone che caratterizza il lavoro, anche quello più o meno “deviato”, dell’intelligence. E’ questo che può consentire l’esistenza di una rete organizzata per condizionare le scelte di grande rilievo di chi è chiamato a decidere. Se la mole d’informazioni raccolte dallo spionaggio fosse stata usata sempre per tutelare il bene comune il procuratore Nicola Gratteri, illo tempore, non avrebbe avvertito la necessità di suggerire al presidente Sergio Mattarella di sollecitare le dimissioni dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, mancato cambio di pagina, che ha visto le toghe raggiungere il loro minimo punto storico di credibilità. E’ passato il messaggio che si voleva tutelare una corporazione che non voleva lasciare la poltrona e le ricadute sono pessime. Limitiamoci all’interpretazione della legge n. 6/2004 sulla quale neanche il “liberale” Carlo Nordio ha da eccepire. Chissà cosa ne pensa Nicola Gratteri che tanta sensibilità ha manifestato nei riguardi dei vecchi?  Il 19/5(2020 lo stesso procuratore, in televisione, affermò che riteneva corrotto il 6/7% dei magistrati, che è comunque un numero davvero intollerabile. Non disponiamo dei suoi osservatori privilegiati, ma la sensazione è che i numeri dei corrotti siano oggi anche più grandi. I giudici tutelari sono regolarmente schierati dalla parte degli AdS che nominano. “Questo grande crimine si perpetra non solo ma perlopiù contro gli anziani. Un crimine a danno di centinaia di migliaia di persone, prima padri e madri, genitori, e poi nonni che hanno contributo allo sviluppo di questo Paese e vissuto in funzione della famiglia, come colonna portante della società che mette al mondo dei figli perché la vita continui, perchè il mondo vada avanti e possa progredire nel bene”. Segnalare gli abusi ai GT e alle procure della Repubblica serve a liberarsi la coscienza e a prevenire le false accuse (di cui certi ambienti sono campioni) ma non certo per imporre trasparenza. Per quanto ci è stato dato di accertare fino ad oggi le amministrazioni esogene servono maggiormente a tenere in piedi un business vomitevole (scrupolosamente sigillato) e a trascurare la gestione sostanziale degli interessi dei “beneficiati”, ratificando non di rado anche degli accordi truffaldini. Sono molto attente a massimizzare il profitto a spese degli amminitrati e a non saldare i conti quando c’è da pagare i debiti legittimi degli stessi.

 A volte lo si nota anche nelle piccolissime cose. Raccontiamo un episodio accaduto giorni fa alla sorella del nostro amico. Ecco la comunicazione da lui subito fatta al proprio avvocato, che l’ha girata al magistrato:

Ecco la risposta del giudice tutelare:

26/9/2024 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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